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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2015/ La flessibilità "necessaria" tra penalizzazioni e bilancio pubblico

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In effetti 41 anni di lavoro sono tantissimi, ed è giusto quindi permettere a queste persone di andare in pensione. Oggi però ci troviamo di fronte al paradosso opposto. Prima si riusciva a iniziare a lavorare molto precocemente, mentre oggi si trova un’occupazione a un’età relativamente tarda.

 

Per quali ragioni?

Tra chi continua gli studi iscrivendosi all’università, chi non riesce a trovare un lavoro dopo avere terminato le scuole e chi non riesce ad avere continuità contributiva per via della flessibilità del lavoro, molti giovani faticano a entrare stabilmente nel mercato del lavoro. “Quota 41” garantirebbe quindi una possibilità per le vecchie generazioni, ma non è una soluzione a lungo termine per chi invece non potrà permettersi tanti anni di contribuzione.

 

Che cosa propone invece per quanto riguarda i mestieri usuranti?

Sicuramente c’è da realizzare uno studio per valutare quali sono i mestieri usuranti sia di natura fisica sia di natura psicofisica. Da un lato ci sono un muratore o un infermiere che devono spesso sollevare persone anziane, dall’altra un ferroviere cui è richiesta una concentrazione costante. Ma anche un insegnante a 60 anni può non riuscire a gestire una classe di 30-35 alunni. Anche da questo punto di vista però bisognerà considerare lo stesso impatto sui bilanci.

 

(Pietro Vernizzi)

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