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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2015/ La flessibilità in uscita salverà la pelle agli esodati

Matteo Renzi e Giuliano PolettiMatteo Renzi e Giuliano Poletti

Opzione Donna può essere inserita all’interno della flessibilità. Non si può pensare che una donna, con un’aspettativa media di vita di quasi 86 anni, vada in pensione a 57 anni. Significherebbe infatti pagarle 30 anni di pensione. Per avere una pensione buona, 35 anni di contributi sono il requisito minimo.

 

Basta il requisito dei 35 anni di contributi?

No. Se per 35 anni una donna ha pagato meno del 30% di contributi, a volte anche il 20%, e poi con la pensione le va dato il 75% del primo stipendio i conti non tornano. All’interno della flessibilità, si può ipotizzare che le donne vadano in pensione a 63 anni, e si può anche stabilire che se una donna ha avuto dei figli le si può fare uno sconto di uno o due anni.

 

Lei è favorevole alle penalizzazioni?

Chi si ritira dal lavoro a 63 anni deve assoggettarsi ai cosiddetti “correttivi attuariali”: non può prendere cioè la stessa pensione che avrebbe preso se ci fosse andata a 66 anni. Altrimenti vuole dire che c’è qualcuno che deve pagare al suo posto, e guarda caso questo qualcuno sono i giovani.

 

Con quali conseguenze?

Da un lato i politici si strappano le vesti perché il 40% dei giovani sono senza lavoro, ma poi il costo del lavoro è così elevato perché lo Stato deve spendere 300 miliardi di euro per le pensioni e 80 miliardi per finanziare il debito pubblico. Nessun Paese ha costi così elevati. La disoccupazione in Italia è stata dunque provocata da un costo del lavoro molto alto, un sistema pensionistico che fino a qualche anno fa era troppo generoso e un debito pubblico che si è gonfiato.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
11/09/2015 - età media mortalità (Annapia Scioti)

il dato relativo all'età media è falso, voi parlate di circa ottantasei anni, mentre da dati Istat l'età media è di settantadue anni

 
11/09/2015 - tasse (marco falini)

Caro dr: brambilla anche lei fa il furbo, omette di scrivere che i pensionati ALMENO IN ITALIA pagano le tasse sulle pensioni, questo abbassa notevolmente il carico per lo Stato perche' della fantomatica uscita da lei ricordata i cui numeri sono comunque sbagliati, se si parla solo di pensioni vere e proprie, ben 46 mld nel 2012 sono tasse e quindi è una partita di giro, non escono dallo stato. Nel 2012 lo stato ha pagato 221 lordi lordi e 165 netti, ha incassato 190 miliardi dai contibuti lavoratori attivi, quindi lo stato CI HA GUADAGNATO. Se poi vengono spese ingenti somme per tfr, invalidità, cassa integrazione e quant'altro, nonché ci metto pure i vizi dello stato come pagare 61 miliardi al fondo esm per salvare le banche tedesche e francesi, cosa c'entrano i pensionandi? Lo si faccia con i soldi della fiscalità generale. Andare in pensione a 60 anni con almeno 35 contributi (legge Mussolini del 1939) andava piu' che bene. Che la vita si sia allungata come dicono, in presenza di minori risorse per la sanità, più inquinamento, piu' stress, anche questo non è credibile.