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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2015/ La flessibilità in uscita salverà la pelle agli esodati

Per ALBERTO BRAMBILLA, i soldi per gli esodati vanno trovati a ogni costo, ma in condizioni normali non si può pensare che una persona vada in pensione prima dei 63 anni

Matteo Renzi e Giuliano PolettiMatteo Renzi e Giuliano Poletti

I soldi per gli esodati vanno trovati a ogni costo e la flessibilità è un’esigenza imprescindibile. Ma in condizioni normali non si può pensare che una persona vada in pensione prima dei 63 anni”. Lo sottolinea Alberto Brambilla, esperto di pensioni, consulente del ministero del Lavoro ed ex sottosegretario al Welfare dal 2001 al 2005. Mercoledì durante l’incontro in commissione Lavoro alla Camera dei deputati, il Mef ha fatto sapere che i 500 milioni di euro per la settima salvaguarda degli esodati non sono più disponibili e che mancano le coperture anche per Opzione Donna, cioè per l’uscita anticipata per le lavoratrici in cambio del ricalcolo dell’assegno con il solo sistema contributivo. Il presidente della commissione Lavoro, Cesare Damiano, ha commentato: “Noi e il ministero del Lavoro non concordiamo con l’interpretazione restrittiva del Mef, che demolisce le fondamenta della legge, per me è inaccettabile”.

Chi ha ragione, il Mef o il presidente Damiano?

Avevamo stimato che gli esodati fossero un certo numero e sono state fatte sei salvaguardie per un totale di 170mila persone. Di queste lo scorso 15 aprile quelle accertate erano 90mila. Rispetto agli stanziamenti previsti per le salvaguardie tra la prima e la sesta, una parte di questi quattrini non sono stati spesi. Siccome erano stati dedicati alla soluzione del fenomeno esodati, prodotto dal salto di età anagrafica determinato dalla legge Fornero, è chiaro che questi soldi vanno reimpiegati.

Reimpiegati in che modo?

Per i 26mila esodati inclusi nella settima salvaguardia bisogna utilizzare le risorse, pari a oltre 500 milioni, che non sono state spese per questo stanziamento. Anche perché questi non saranno proprio gli ultimi: è probabile che nel 2016 ci possa essere un’ulteriore piccola coda. E’ pacifico che se il problema è stato risolto per i più bisognosi con le sei salvaguardie, quello che si è risparmiato vada inserito in questa settima salvaguardia.

L’obiettivo del Mef è anche mandare un segnale politico contro la flessibilità pensionistica?

Non vorrei fare dietrologie. E’ fuor di dubbio che il Paese ha bisogno per una serie svariata di motivi della flessibilità pensionistica e il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, lo sta ripetendo in tutti i modi. Poi si può discutere sulle formulazioni più adeguate, ma è pacifico che vanno superate le rigidità. Non penso però che il Mef voglia dare un segnale politico in direzione opposta. Il Mef vorrebbe risparmiare un po’ di quattrini, se il presidente del Consiglio e il ministro del Lavoro gli diranno che invece occorrono, li metterà a disposizione.

Anche su Opzione Donna è emerso un problema di cassa. E’ vero come dice Damiano che la misura sarebbe a costo zero?


COMMENTI
11/09/2015 - età media mortalità (Annapia Scioti)

il dato relativo all'età media è falso, voi parlate di circa ottantasei anni, mentre da dati Istat l'età media è di settantadue anni

 
11/09/2015 - tasse (marco falini)

Caro dr: brambilla anche lei fa il furbo, omette di scrivere che i pensionati ALMENO IN ITALIA pagano le tasse sulle pensioni, questo abbassa notevolmente il carico per lo Stato perche' della fantomatica uscita da lei ricordata i cui numeri sono comunque sbagliati, se si parla solo di pensioni vere e proprie, ben 46 mld nel 2012 sono tasse e quindi è una partita di giro, non escono dallo stato. Nel 2012 lo stato ha pagato 221 lordi lordi e 165 netti, ha incassato 190 miliardi dai contibuti lavoratori attivi, quindi lo stato CI HA GUADAGNATO. Se poi vengono spese ingenti somme per tfr, invalidità, cassa integrazione e quant'altro, nonché ci metto pure i vizi dello stato come pagare 61 miliardi al fondo esm per salvare le banche tedesche e francesi, cosa c'entrano i pensionandi? Lo si faccia con i soldi della fiscalità generale. Andare in pensione a 60 anni con almeno 35 contributi (legge Mussolini del 1939) andava piu' che bene. Che la vita si sia allungata come dicono, in presenza di minori risorse per la sanità, più inquinamento, piu' stress, anche questo non è credibile.