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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2015/ Così i tecnici del Mef dichiarano “guerra” ai sindacati

Pier Carlo PadoanPier Carlo Padoan

No, ma la flessibilità è un principio sacrosanto in una situazione in cui il sistema previdenziale ha esaurito il tempo necessario per entrare a regime. Mentre non può essere attuata se non a costo zero in una situazione in cui ci sono ancora quote di retributivo, cioè "regali" in termini attuariali che il sistema previdenziale riconosce ai pensionandi. Renzi ha già detto che la flessibilità deve essere a costo zero per lo Stato.

 

Perché allora il Mef sente l’esigenza di intervenire dando un segnale politico?

Il Mef teme un arroccamento da parte dei sindacati sulla questione del “costo zero”. Il concetto di flessibilità deve andare di pari passo con quello dell’equità attuariale. Se uno va in pensione uno o due anni prima, non può avere la stessa pensione che avrebbe altrimenti. Questo va a ledere proprio il principio dell’equità, per cui una persona ha diritto a percepire pensioni che sono esattamente identiche in valore attuale ai contributi versati.

 

Penalizzazioni eccessive non rischiano di rendere inutile la stessa flessibilità?

Le penalizzazioni non sono scippi ai danni dei lavoratori, bensì calcoli meramente attuariali che consentono di salvare i conti pubblici. In passato la materia previdenziale è stata fatta oggetto di contrattazione tra le parti sociali. Siccome però la previdenza si regge su equilibri economico-attuariali, bisogna riconoscere una volta per tutte che il sistema previdenziale non può essere fatto oggetto di contrattazione.

 

(Pietro Vernizzi)

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