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TASSE/ Furlan (Cisl): la patrimoniale per ridurle di 1.000 euro a tutti

Annamaria Furlan (Infophoto) Annamaria Furlan (Infophoto)

Se vogliamo ridurre le tasse e avere più risorse disponibili, anche un contributo progressivo sulla ricchezza patrimoniale oltre i 500mila euro è da prendere in considerazione, escludendo la prima casa o i titoli di stato. Non dimentichiamo che in Italia il 10% più ricco della popolazione possiede il 46,6% della ricchezza nazionale. Un dato che si commenta da sé. Per questo noi abbiamo presentato la scorsa settimana alla Camera una legge di iniziativa popolare insieme a 500mila firme di cittadini per cambiare il sistema fiscale nel segno dell’equità.

 

Come si articola questa proposta di legge?

La nostra legge di iniziativa popolare è una riforma strutturale del sistema fiscale incentrata sulla riduzione delle tasse di 1000 euro all’anno non solo per i lavoratori dipendenti, ma anche per i pensionati, per i lavoratori autonomi, per i giovani collaboratori. Dopo anni di crisi c’è bisogno di risposte certe e immediate. Se non riparte un vigoroso ciclo di crescita aumenteranno le lacerazioni sociali, l’area della povertà, l’instabilità politica ed economica. Per questo abbiamo proposto in primo luogo l’abolizione di tutte le tasse sulla prima casa, ma bloccando anche l’aumento delle addizionali regionali e comunali in modo da collegare la tassazione locale a servizi di qualità per i cittadini.

 

E poi?

Vogliamo anche che sia introdotto un nuovo strumento di sostegno alle famiglie che superi e accorpi gli attuali assegni familiari e le detrazioni, attraverso un assegno commisurato al reddito e ai carichi familiari. La nostra è anche una delle poche proposte in campo che indica le coperture economiche e dove andare a prendere le risorse finanziarie per abbassare le tasse e risollevare i consumi, senza intaccare i titoli di stato e i risparmi delle famiglie.

 

Jobs Act completo: si registra come nelle previsione un’importante stabilizzazione dei rapporti di lavoro. Come giudica in prospettiva questo trend?

La crescita dei contratti a tempo indeterminato è sicuramente un fatto positivo su cui la Cisl si è spesa molto in questi mesi nel confronto con il Governo per far uscire migliaia di giovani dalla fascia del precariato. È chiaro che per il momento non si tratta di occupazione aggiuntiva, ma di una stabilizzazione di accordi precari in contratti stabili con tutele precise e garanzie economiche chiare. Immagini che cosa vuol dire per una coppia che prima non poteva sottoscrivere un mutuo e invece oggi ha la possibilità di acquistare casa. Ma è chiaro che tutto questo non basta. Non è con le regole che si crea il lavoro. Occorre agire molto di più sui fattori della crescita, sugli investimenti produttivi e sulle politiche attive del lavoro per dare una prospettiva anche a chi perde il posto di lavoro.

 

Jobs Act non è solo contratto a tutele crescenti ma è appunto anche sistema di politiche attive che va a regime. È la fine della precarizzazione del lavoro?

Nell’impianto del Jobs Act si è trovato il giusto equilibrio tra la necessaria flessibilità del mercato del lavoro e i nuovi ammortizzatori sociali, estendendo la cassa integrazione anche alla piccole imprese e il sussidio di disoccupazione a tutti i lavoratori. Tuttavia, mancano le risorse per le politiche attive del lavoro e una prospettiva immediata per chi perde il posto di lavoro. Questo è per la Cisl un punto dirimente sul quale siamo da tempo impegnati. Bisognerà avere anche un maggiore coordinamento tra la nuova agenzia nazionale che coordina e indirizza e le Regioni che continuano ad avere un ruolo importante nella ricollocazione produttiva dei lavoratori.

 

Il Governo pare deciso in merito a una legge sulla rappresentanza...