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Lavoro

SINDACATI E POLITICA/ Gli interessi in gioco nella riforma dei contratti

Ancora non si riescono a fare passi avanti significativi tra le parti sociali per il rinnovo dell'accordo interconfederale. GIUSEPPE SABELLA ci aiuta a fare il punto della situazione

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Le vicende di queste ultime ore, per quanto in un certo senso clamorose, non sorprendono chi da tempo segue i lavori e le interlocuzioni delle parti sociali in materia di rinnovo dell'accordo interconfederale, che - come abbiamo più volte scritto - ha dal 2009 regolato il sistema contrattuale e ha permesso di rinnovare i contratti collettivi senza particolari drammi sociali salvo il settore dei metalmeccanici in cui - va dire il vero - il dramma è stato visto solo da qualche cronista avventato se non di parte.

I macro problemi sul tavolo sono tre, ma da tempo non trovano soluzioni condivise a livello confederale, quello - ovvero - della sintesi. C'è innanzitutto il problema legato alla retribuzione: la precedente soluzione individuata, quella di legarla alle dinamiche inflattive, in tempo di deflazione ha rivelato i suoi limiti: sarebbero i lavoratori ora a dover restituire soldi alle imprese! C'è un secondo problema legato al baricentro della contrattazione: a parole tutti sembrano favorevoli a più contrattazione aziendale. C'è un ultimo problema di fondo che consiste nel portare a regime il testo unico sulla rappresentanza: in questo caso pare sempre più difficile che le parti trovino soluzioni definitive e sembra sempre più probabile l'intervento del legislatore.

La novità è che, nella giornata di ieri, in Confindustria erano attese le delegazioni di Cgil, Cisl e Uil per un incontro circa l'accordo generale, ma si è presentata solo la Cisl. La cosa non sorprende del tutto, perché - come abbiamo scritto su queste pagine prima della pausa estiva - in occasione della storica Segreteria unitaria del mese di luglio (la prima dopo 4 anni) Susanna Camusso esprimeva la sua contrarietà all'accordo generale, affermando che la Cgil vuole il rinnovo dei contratti, non dell'accordo. 

Il Segretario Generale della Cgil è consapevole che qualsiasi accordo generale le darà forti problemi in casa sua, specie con la Fiom di Landini. La Uil sa bene che questa situazione rischia di paralizzare il sistema dei rinnovi contrattuali. La Cisl nella giornata di ieri ha cercato tuttavia di fare una proposta. Confindustria, da par suo, ha sino a oggi lavorato per il rinnovo del modello, sapendo che al suo interno alcune federazioni hanno maturato intese ufficiose con le controparti sindacali, nel rispetto però del lavoro di sintesi del livello confederale. Tanto che, al momento, nessun accordo è stato firmato, ma con qualche decisa protesta dei sindacati dei lavoratori. La situazione chiaramente non può durare a lungo.

Cosa c'è in gioco? Un nuovo rapporto tra federazioni e confederazioni: è piuttosto scontato che il livello federale crescerà in autonomia. Sono infatti queste ultime a sottoscrivere i contratti: chiaro che l'esigenza di una contrattazione più vivace e la crescente tendenza dello spostamento del baricentro contrattuale a favore del livello aziendale genera un possibile scenario nuovo.