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SINDACATI E POLITICA/ I conti da far tornare per Cgil, Cisl e Uil

L'Espresso fa i conti in tasca ai sindacati italiani, che da parte loro sembrano impegnati in un'operazione trasparenza sugli stipendi dirigenziali. Il commento di GERARDO LARGHI

Camusso, Furlan e Barbagallo (Infophoto) Camusso, Furlan e Barbagallo (Infophoto)

I bilanci dei sindacati: quanto fatturano queste imprese che, nell'immaginario collettivo, sono “finanziate” dallo Stato, cioè dai soldi dei cittadini? È un segreto, dice l'Espresso; anzi, è il segreto meglio conservato d'Italia. Renzi, però, nella sua foga anti società civile organizzata, ha dichiarato che “i sindacati hanno un sacco di soldi”. Quindi almeno lui li conosce questi benedetti bilanci. Perché o parla a vanvera o parla per cognizione di causa... Dunque tutti gli interessati, verrebbe da chiosare, non hanno che da indirizzare le loro richieste al Palazzo del Governo!

A parte gli scherzi e le battute, terreno sul quale Renzi è inarrivabile, il problema c'è, ci sta, è un argomento sul quale qualche riflessione deve farsi. Non per ragioni di trasparenza, né per qualche moralismo o qualche ansia provocata da un malsano voyeurismo contabile. Piuttosto, invece, per una semplice ragione di tipo politico: essendo i sindacati associazioni sociali ma private, devono davvero rendere conto alla pubblica opinione? Certo è importante non confondere la pubblica opinione con i media, magari quelli che comunque stanno conducendo una campagna di stampa proprio contro i sindacati, ma, come dicono quelli che fanno solo domande ai potenti che sono in caduta libera, se non c'è nulla da nascondere perché non dirci quanto guadagnate? 

I bilanci, infatti, sono la fotografia di queste, come di altre, organizzazioni, e se è vero che una parte di questi bilanci sono già oggi fotografati dagli organi dello Stato, nondimeno il problema per i sindacati c'è. Ma non il problema della trasparenza, o quello di supposti, e per quanto a oggi si sa, molto difficilmente esistenti, fondi neri o chissà di quali misteriose ragioni. No, la motivazione profonda che dovrebbe guidare il ragionamento di Cgil Cisl e Uil e degli altri sindacati, magari anche quello dei giornalisti, è il loro rapporto con lo Stato, cioè il loro essere stati costruiti in modo simbiotico rispetto alle carenze presenti, ed evidenti, nelle strutture pubbliche: tutto quanto lo Stato non sa fare (ed è molto), lo affidò anche ai sindacati, a partire dai milioni di 730 e delle dichiarazioni fiscali che annualmente fanno i Caf, sindacali e non, o non fa nessun altro.

Il problema dunque è quello della qualità dei rapporti tra Stato e organi intermedi: l'incapacità del sistema pubblico si è trasformata costantemente in occasione per rapporti, scambi, baratti, affidamenti che con l'andar del tempo hanno disegnato un sistema che è solo una pallida controfigura di quella struttura sussidiaria che fu pensata, o immaginata, o sognata, da tanti padri costituenti.


COMMENTI
28/09/2015 - l'art. 39 della Costituzione italiana inattuato (umberto persegati)

Chi può spiegare il motivo per cui l'art. 59 Cost. è tutt'ora inattuato? Prima di auspicare nuovi compiti del sindacato non sarebbe ora di disciplinarlo come dispone la Costituzione?

 
28/09/2015 - Si tutelano da sè stessi? (claudia mazzola)

Ma nei sindacati c'è il sindacato?