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RIFORMA PENSIONI 2015/ Flessibilità sì, ma non con la ricetta Poletti-Renzi

Giuliano Poletti, ministro del Lavoro (Infophoto) Giuliano Poletti, ministro del Lavoro (Infophoto)

Non ci soddisfano se Poletti pensa che per risolvere questo problema bisogna introdurre delle penalizzazioni a danno dei lavoratori o dei pensionati.

 

E’ giusto tenere conto anche degli equilibri di bilancio?

Noi siamo perfettamente convinti del fatto che bisogna tenere conto degli equilibri di bilancio, ma vogliamo ricordare che con la legge Fornero è stata compiuta la più gigantesca operazione di cassa sulle spalle di lavoratori e pensionati. Sono stati prelevati 80 miliardi in dieci anni, e noi chiediamo di riprendere una parte di quei miliardi per finanziare la reintroduzione della flessibilità. Bisogna tagliare costi e sprechi della politica, che ancora sono enormi nel nostro Paese. Se si fa questa operazione si hanno le risorse per finanziare la flessibilità.

 

Per Poletti, se si vuole trovare un’occupazione ai giovani bisogna mandare prima in pensione i lavoratori anziani. Lei è d’accordo?

Ma certo che sono d’accordo. La flessibilità va introdotta in primo luogo perché non tutte le persone svolgono lo stesso lavoro. Restare nell’edilizia, guidare lo scuolabus o fare la maestra d’asilo fino a 70 anni non è possibile. In secondo luogo consentire di andare in pensione a 62 anni serve anche a riattivare il turnover del mercato del lavoro, che in questi anni è stato bloccato a danno delle giovani generazioni. Quindi la nostra proposta risponde a un’esigenza di equità per le persone che devono andare in pensione, ma dà una risposta anche ai giovani perché si ristabilisce un turnover nel mercato del lavoro.

 

(Pietro Vernizzi)

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