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RIFORMA PENSIONI 2015/ La mossa elettorale che penalizza flessibilità ed esodati

Pier Carlo Padoan Pier Carlo Padoan

Assolutamente sì, è questa l’idea dell’esecutivo. Per quanto riguarda in particolare “Opzione Donna”, rischiamo di andare a fare una figuraccia perché il 6 ottobre è attesa una decisione del Tar in merito alla class action.

 

In concreto che cosa significa che la flessibilità è sostenibile?

Applicare una flessibilità con penalizzazione annua tra il 5 e il 15% non sarebbe sicuramente una soluzione appetibile per quanti vedranno quasi dimezzarsi l’assegno pensionistico mensile. Inoltre ho ricordato di fronte ai due ministri che non si parla più di “Quota 96”, “Quota 41” e delle “Quindicenni”. Del resto sono rimaste senza risposte anche tutte le mie richieste per applicare la cosiddetta “Opzione Donna” agli uomini, perché ricordiamoci che non sono solo le donne a essere rimaste a casa dal lavoro.

 

Dove si possono trovare le risorse per attuare tutte queste misure?

Quando vuole, il governo riesce sempre a trovare le risorse. È riuscito a farlo per quanto riguarda la legge delega al Jobs Act e il bonus da 80 euro. La buona politica deve quindi mettere le risorse con i provvedimenti giusti e al momento giusto. Mai come in questo caso la questione pensioni deve essere prioritaria rispetto all’agenda di governo. Le risorse per esodati e Opzione Donna saranno invece dirottate su altre misure, che sono più a fine elettorale che non per il bene comune delle persone. Mi riferisco a Tasi, Imu sulla casa e Imu agricola. D’altra parte sappiamo tutti che il prossimo maggio ci saranno parecchi Comuni che andranno al voto. Siccome immagino che siano di più le persone che pagano l’Imu, rispetto a quelle che hanno particolari esigenze per andare in pensione, è evidente che si tratta di una mossa elettorale.

 

(Pietro Vernizzi)

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