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RIFORMA PENSIONI 2015 / News, Poletti: ogni intervento verrà discusso in Legge di Stabilità

Riforma pensioni 2015, news: il governo starebbe valutando l'ipotesi di far crescere progressivamente il taglio sugli assegni in base al numero degli anni di anticipo. Ecco il piano

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La discussione sugli interventi sulle pensioni "sarà affrontata in sede di Legge di Stabilità", che il governo dovrà presentare entro il 15 ottobre. Lo ha fatto sapere il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, come riportato da Askanews, durante la conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri. "Faremo la discussione nella sede della Legge di Stabilità - ha detto - In questo momento non ci sono risposte che è lecito dare a questo tipo di domanda". In una recente intervista al Corriere della Sera, lo stesso ministro ha confermato che "bisogna reintrodurre un certo grado di flessibilità sulle pensioni. Perché tenere le persone dentro le aziende è uno dei fattori che impedisce ai giovani di trovare un lavoro. Secondo Poletti la flessibilità "non deve essere per forza a costo zero, le penalizzazioni non possono essere insostenibili. Bisognerà fare un ragionamento complessivo nel governo, tenendo a mente che quello non è solo un intervento sulle pensioni".

Neanche dopo la settima salvaguardia il problema degli esodati potrà dirsi finalmente risolto. Lo ha detto Walter Rizzetto, deputato del gruppo Alternativa libera e membro della commissione Lavoro, in un'intervista a Ilsussidiario.net. "Sulle questione esodati ci sono stati forniti dei dati emersi da un’indagine, e prevedo quindi che non ci fermeremo ai numeri ufficiali. Mi piacerebbe che con la settima salvaguardia si riuscisse a risolvere tutti i problemi degli esodati, ma mancano alla conta tra le 15 e le 20mila posizioni". Questo è accaduto perché "l'Ue aveva proposto al governo del dopo Monti circa 40 milioni all’anno per cinque anni per risolvere il problema esodati, ma il governo italiano non si è degnato nemmeno di rispondere a Bruxelles. Da un punto di vista politico nessuno può opporsi a una battaglia di giustizia come quella che sta portando avanti l’intero parlamento", ha aggiunto Rizzetto.

Tagli legati al reddito in caso di pensione anticipata. E’ l'ipotesi alla quale sta lavorando il governo avanzata dal sottosegretario al ministero dell’Economia, Pier Paolo Baretta, intervistato dal Corriere della Sera: "Si potrebbe legare il taglio dell’assegno al livello del reddito: se prendi una pensione da 1.500 euro, dico per dire, ti taglio il 2%, se ne prendi 2.500, a parità di altre condizioni, ti taglio un po’ di più. Oppure si potrebbe introdurre la flessibilità in modo graduale", ha spiegato. "Nel 2016 consenti di uscire con un anno di anticipo, nel 2017 con due anni di anticipo, nel 2018 sali fino a tre. E così via". Non è però ancora chiaro quanto si potrebbe risparmiare con un provvedimento del genere: "Dipende dal mix finale delle misure – ha aggiunto Baretta - potremmo usarne alcune o anche tutte insieme. Indicare un numero adesso è impossibile. Ma sono certo che si possa scendere ad un livello compatibile con le esigenze di bilancio".

"Chi dovesse decidere di lasciare il lavoro prima dei 66 anni avrebbe un assegno più basso non per un po' di tempo ma per tutto il resto della sua vita. È da qui, ma non solo, che arriverebbero i risparmi per il bilancio pubblico. Anche questa è spending review". Lo dice Pier Paolo Baretta, sottosegretario al ministero dell’Economia, intervistato dal Corriere della Sera. "Se nel medio-lungo periodo la flessibilità porta risparmi, nell’immediato dei costi ci sono. Ma possono essere sostenibili, del tutto sostenibili", ha aggiunto Baretta, secondo cui con la flessibilità ci sarebbero anche meno esodati, "per i quali finora abbiamo speso oltre 11 miliardi di euro. E avremmo anche meno lavoratori con la cassa integrazione in deroga, per la quale ogni anno lo Stato sborsa 2,5 miliardi". L'operazione potrebbe dunque venire a costare "meno della metà rispetto a quanto indicato" dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, quindi circa quattro miliardi di euro.

Novità in vista sul tema della flessibilità nel sistema pensionistico. La proposta che fino ad oggi sembrava essere sul tavolo del governo, avanzata da Cesare Damiano e Pier Paolo Baretta, prevedeva un taglio del 2% per ogni anno di anticipo sull'uscita dal mondo del lavoro rispetto alla soglia fissata dalla Legge Fornero. Come riportato da Lorenzo Salvia sul Corriere della Sera, invece, l'esecutivo starebbe pensando a un taglio non più fisso, ma in crescita progressiva con il numero degli anni di anticipo. Ad esempio, per i lavoratori che escono un anno prima la decurtazione sarebbe del 2%, per chi esce due anni prima del 5% e dell'8% per chi anticipa l'uscita di tre anni. La soluzione, si legge, "avrebbe il vantaggio di ridurre i costi e quindi il volume delle coperture che il governo dovrà trovare nella legge di Stabilità".

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