BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RIFORMA PENSIONI 2015 / News, Poletti conferma la necessità di riformare il sistema pensionistico

Riforma pensioni 2015, news: fare il sindacalista potrebbe rivelarsi molto vantaggioso, soprattutto per il trattamento pensionistico. Ecco la nuova indagine "Porte Aperte" dell'Inps

Foto InfoPhoto Foto InfoPhoto

Siamo ormai giunti nei primi giorni di settembre con il Governo presieduto dal Presidente Renzi che incomincia a prendere in esame in maniera più approfondita, la questione riguardante la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro. Il punto cruciale sul quale stanno spingendo sindacati e le altre parti sociali è quella relativa alle decurtazioni. Decurtazioni che molti temono possano essere caricate eccessivamente sulle spalle di lavoratori che potrebbero dover sacrificare una consistente parte della propria pensione mensile. Tuttavia, il Ministro Poletti ha voluto tranquillizzare tutti parlando di un problema sociale assolutamente da risolvere.

Il Governo Renzi sta per affrontare il delicato nodo relativo al riassetto del sistema previdenziale e per la precisione della problematica relativa alla flessibilità in uscita. Stando a delle indiscrezioni che sono state lanciate nelle ultime ore dalla versione online del prestigioso Il Corriere della Sera, ci potrebbe essere un clamoroso dietrofront sulla strutturazione della manovra da parte dello stesso Governo. A quanto sembra, il Premier Renzi di comune accordo con i Ministri Poletti e Padoan, avrebbe gettato le basi per una riforma che consenta l’uscita anticipata dal mondo del lavoro senza che essa gravi eccessivamente sulle spalle degli stessi lavoratori. Nello specifico è sul tavolo l’idea che sia lo Stato a farsi carico di parte delle decurtazioni a cui andranno incontro i lavoratori che vogliono accedere alla pensioni prima di quanto imponga la riforma Fornero. Sono attese novità in tal senso nei prossimi giorni.

Fare il sindacalista potrebbe rivelarsi molto vantaggioso, soprattutto per il trattamento pensionistico. A parità di regole per il calcolo della pensione, infatti, gli assegni di questa categoria risultano decisamente più cospicui rispetto a quelli dei lavoratori dipendenti. Lo rivela l’Inps nella nuova indagine "Porte Aperte" che torna a svelare dettagli poco conosciuti riguardo alcune categorie di lavoratori. I sindacalisti, fa sapere l'Istituto nazionale di previdenza, "non appartengono a una gestione previdenziale a sé stante", ma tuttavia "hanno regole contributive diverse dagli altri lavoratori perché possono vedersi ugualmente versati i contributi (o addirittura lo stipendio) da enti terzi rispetto al sindacato presso cui prestano effettivamente il proprio lavoro e perché possono, prima di andare in pensione, farsi pagare dalle organizzazioni sindacali incrementi delle proprie pensioni a condizioni molto vantaggiose". Secondo le banche dati dell'Inps, i lavoratori in aspettativa non retribuita nel settore privato sono stati 2773 nel 2013 mentre è molto rara, in questo settore, l’aspettativa retribuita. Viceversa, è frequente nel settore pubblico. Nonostante la sospensione del rapporto di lavoro, "la posizione del rappresentante sindacale in aspettativa non retribuita viene tutelata sotto il profilo pensionistico con l’accredito dei contributi figurativi (sia quelli dovuti dal datore sia quelli dovuti dal lavoratore) a carico della gestione previdenziale alla quale il lavoratore è iscritto. Inoltre vi possono essere ulteriori contributi (contribuzione aggiuntiva) versati dal sindacato".

A tal proposito, la contribuzione aggiuntiva "non incide su quando si può andare in pensione", ma "ha riflessi importanti sul livello della pensione, soprattutto per i dipendenti pubblici che si trovano nel regime misto o in regime retributivo ante riforma Fornero. Infatti, i periodi di contribuzione aggiuntiva vengono riconosciuti ad ai fini del calcolo della quota di pensione determinata per le anzianità maturate fino al 1992 (la cosiddetta quota A). La quota A di pensione è determinata sulla base della retribuzione percepita l’ultimo giorno di servizio ed è quindi soggetta a regole più generose rispetto a quelle applicate dal 1992 in poi per il calcolo della quota B di pensione, che considera la media delle retribuzioni percepite in un periodo di tempo più lungo".

L'Inps conclude spiegando cosa accadrebbe se la contribuzione aggiuntiva fosse conteggiata all’interno della quota B anziché nella quota A: "Sebbene il campione sia ridotto si nota una riduzione media dell’ordine del 27% sulla pensione lorda. In un caso si avrebbe addirittura una riduzione del 66% della somma percepita".

© Riproduzione Riservata.