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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2015 / News, stop del Tesoro su esodati e Opzione Donna. Petriccioli (Cisl): trovare una soluzione

Riforma pensioni 2015, news: crescerà di oltre 39 miliardi di euro la spesa previdenziale e assistenziale nel quinquennio 2015-2019. E' il dato che emerge da una indagine Unimpresa 

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Sindacati sul piede di guerra dopo lo stop del Tesoro alla settima salvaguardia per gli esodati. Secondo il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli, intervenuto in Commissione Lavoro della Camera sulle "proposte di legge Damiano e abbinate" per il pensionamento anticipato, è assolutamente necessario prevedere in tempi brevi "un'ulteriore salvaguardia per tutelare coloro che sono stati penalizzati in modo abnorme dalla riforma pensioni del 2011 con la quale garantire anche i lavoratori che a causa delle difficoltà interpretative hanno presentato in ritardo le istanze alle Direzioni territoriali del lavoro o all’INPS pur in possesso di tutti i requisiti richiesti". Si tratta "di un problema ben noto al Ministero del lavoro e all’INPS ma non ancora risolto che riguarda un numero circoscritto di persone per le quali non vi sono dubbi sulla sussistenza delle copertura finanziarie ma che a causa dell’interpretazione estremamente rigida delle norme si sono visti negare il diritto alla pensione", ha aggiunto il sindacalista.

"È intollerabile che, a fronte di un dramma ancora non risolto del tutto quale è quello degli esodati, il ministero dell'Economia comunichi di aver incamerato le risorse del Fondo relativo". Sono le parole della segretaria confederale della Cgil Vera Lamonica a margine dell'audizione alla Commissione Lavoro della Camera dei deputati sui progetti di legge in merito alla flessibilità dell'età pensionabile. "Le sei salvaguardie effettuate e per le quali sono stati stanziati quasi 12 miliardi - ha aggiunto - non sono sufficienti a coprire tutta la platea degli interessati. Secondo gli stessi dati Inps restano fuori almeno altri 49.500 lavoratori e lavoratrici". Su quei 12 miliardi è stato effettuato un risparmio di almeno 3, spiega Lamonica secondo cui è "scandaloso che oggi si dica che sono stati utilizzati per altri fini, nonostante la legge istitutiva del Fondo esodati preveda espressamente che i risparmi siano destinati al Fondo stesso per il completamento delle salvaguardie, e nonostante le dichiarazioni ben diverse fatte finora". Lo stesso vale per l'opzione donna, in vigore dal 2004 e finanziata a tutto il  2015, "che non si applica perché l'Inps ha dato un'interpretazione sbagliata della norma". La sindacalista conclude quindi con un appello: "Il Parlamento faccia chiarezza e impedisca questo vero e proprio scippo agli esodati".

Stop del ministero dell'Economia alla settima salvaguardia per gli esodati e alla cosiddetta Opzione Donna. Non ci sono le risorse, come spiegato dal presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, al termine dell’incontro avvenuto oggi a Montecitorio con l’Inps, il tesoro e la Ragioneria dello Stato. Come riportato poco fa da Il Sole 24 Ore, ci sarebbero circa 500 milioni non utilizzati che secondo il Mef sono tornati nelle casse dello Stato e dunque non potranno essere più usati per questo scopo. Se prevalesse la linea restrittiva del Mef, ha detto Damiano, i soldi verrebbero bloccati e "per noi questo è inaccettabile. La questione diventa politica e va affrontata a livello di ministri competenti". Non ci sarebbero fondi anche per l'Opzione Donna, ma Damiano ricorda che l'anticipo a 57 anni con 35 di contributi con il ricalcolo tutto contributivo dell'assegno non ha in realtà bisogno di alcuna copertura. "Anche in questo caso - ha commentato - il Mef richiede coperture e secondo calcoli dell'Inps fino al 2023 si tratterebbe di 2 miliardi; a nostro avviso una cifra esagerata, probabilmente calcolata su una platea più ampia di quella reale".

"Io sulla flessibilità in uscita ci conto ancora: bisogna consentire ai lavoratori di andare in pensione, volontariamente, in una fascia di età compresa tra i 62 e i 67 anni". Lo ha detto il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, intervenuto durante la trasmissione "Agorà" su Rai Tre. "Noi pensiamo che una vera riforma debba dare stabilità ai giovani e flessibilità in uscita agli anziani e consentire a questi ultimi, piuttosto che ai giovani, di svolgere lavori socialmente utili", ha aggiunto Barbagallo che ha poi risposto a una domanda sulla vicenda delle pensioni dei sindacalisti. "Facciamo subito una premessa: se ci fossero delle illegalità bisognerebbe colpire tutti, compreso i sindacalisti che sbagliano. Mi fa specie che proprio Treu che ha fatto quella norma dica che ci sono abusi: lui e il Parlamento hanno votato quella legge. Ciò detto, voglio portare la mia esperienza personale. Io sono uscito nel 1973 dalla Fiat di Termini Imerese come distaccato retribuito dall’azienda perché ho fatto il responsabile unico FLM di Termini. Ero un operaio specializzato, poi la FLM mi ha riconosciuto il ruolo di quadro e mi ha dato un incremento salariale aggiuntivo a quello dell’azienda di 30mila lire: non dovevo forse pagare le tasse e i contributi? Se avessi continuato a lavorare in Fiat, molto probabilmente, avrei fatto carriera in azienda: sono invece diventato dirigente sindacale. Qui ci sono burocrati che prendono fior di soldi: Boeri guardi a quanto percepisce lui".

L’eventuale introduzione della flessibilità in uscita pensata per superare gli ostacoli creati dalla riforma Fornero non comporterebbe un taglio delle pensioni del 30% né il ricalcolo con metodo contributivo. Lo ha precisato il presidente dell’Inps Tito Boeri, intervenuto durante un incontro organizzato dal think tank Bruegel. “I giornali hanno scritto che ci sarebbe una riduzione delle pensioni del 30%”, ma “non è così”, ha spiegato Boeri chiarendo che la proposta dell’Inps al governo “non ha un taglio grande delle pensioni ma prevede una riduzione equa per chi sceglie di anticipare il ritiro che non implica una riduzione di quell’entità né il ricalcolo con il metodo contributivo”. Chi vorrà andare prima in pensione dovrà comunque subire una penalizzazione: del resto anche il premier Matteo Renzi ha fatto sapere che l’intervento su questo tema dovrà necessariamente essere a costo zero per lo Stato.

"L'introduzione di meccanismi di flessibilità sarebbe importante da un lato per rendere il sistema previdenziale più equilibrato dall’altro per dare spazio ai giovani. Certamente va trovato il giusto equilibrio tra esigenze dei lavoratori oltre che delle imprese e stabilità finanziaria del sistema previdenziale". Lo ha detto il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, rendendo noti i dati di una indagine realizzata dal Centro studi dell'associazione dalla quale emerge che la spesa previdenziale e assistenziale crescerà di oltre 39 miliardi di euro nel quinquennio 2015-2019. Le uscite del bilancio pubblico per le pensioni e, più in generale, il welfare previste dal governo "passeranno dai 328 miliardi del 2014 ai 338 miliardi del 2015 fino ai 367 miliardi del 2019", rivela l’analisi di Unimpresa basata sull’ultimo Documento di economia e finanza approvato dal governo. La spesa per il welfare "passerà dai 328,3 del 2014 ai 338,1 miliardi del 2015 e poi crescerà ancora a 342,6 miliardi nel 2016, a 350,9 miliardi del 2017, a 359,9 miliardi nel 2018, a 367,4 miliardi nel 2019: complessivamente lo Stato pagherà, per la previdenza e l’assistenza, 39,1 miliardi in più alla fine del quinquennio in esame, rispetto al 2014, con un aumento dell’11,9%".

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