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SINDACATI E POLITICA/ La legge "dietro l'angolo" per salario minimo e rappresentanza

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Dietro l’angolo vi è un probabile intervento legislativo, un po’ figlio delle generazioni politiche al potere oggi, che intendono avocare a sé le regole delle dinamiche sociali, e un po’ per pigrizia delle parti sociali stesse, attardate nelle proprie “periferie burocratiche” e incapaci di fare i conti con la velocità richiesta dai processi attuali e indotti anche dalla competizione globale in cui siamo immersi.

Una legge che potrebbe avere una duplice finalità, da una parte con l’introduzione del cosiddetto salario minimo legale anche nel nostro Paese, di fatto alternativo ai trattamenti retributivi dei diversi contratti nazionali, mettendo “in sonno” il ruolo delle rappresentanze sia sindacali che dei datori di lavoro; dall’altra potrebbe riguardare le rappresentanze stesse ovvero le condizioni di rappresentatività per pattuire i contratti e per renderli valevoli per tutti i lavoratori e imprese (anche se non associate alle diverse organizzazioni di categoria), applicando in questo modo l’art. 39 della Costituzione rimasto inattuato fin dal suo apparire nella nostra carta.

Un quadro che, almeno a parole, nessuno auspica in quanto si metterebbero le mani nelle associazioni e nel loro agire concreto, compromettendo l’autonomia dell’azione del privato-sociale, una lesione all’ordinamento democratico; di fatto è certamente un vulnus che, tuttavia, sarebbe indotto, almeno in parte, proprio dall’incapacità di autoregolarsi, anche per le contrapposizioni esistenti sia in casa sindacale che dei diversi datori di lavoro.

Infatti, si parla spesso dei sindacati ma meno dei datori di lavoro e dei loro altrettanti interessi contrapposti: pensiamo, ad esempio, alle diverse dinamiche della distribuzione commerciale (orari di apertura, regole dei prezzi e dintorni), alle privatizzazioni e alle liberalizzazioni nell’uso delle reti infrastrutturali (ferroviarie, elettriche, autostradali, ecc.), non tutto è sempre facilmente sintetizzabile in regole comuni e condivise, in particolare in materia di lavoro. 

Insomma, Renzi è un “diavoletto” per tutti, ma spesso l’inferno ce lo si va a cercare: vedremo cosa ci riserverà su queste materie il 2016 appena dischiuso, un po’ speciale per essere bisestile e anche per l’anticipo dei famosi sessanta secondi di mamma Rai, leggermente alterata per il mancato incasso del canone in un sol colpo. 

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