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Lavoro

RIFORMA PA/ Lavoratori statali, una "rivoluzione" che vale 40 miliardi

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In tal senso, se è doveroso voler licenziare il dipendente che in mutande timbra e poi torna a dormire o quello che timbra per i suoi 10 colleghi - è bene ricordare che la norma esiste già ed è molto chiara e semmai va verificata la sua concreta applicazione (sempre da un valutatore indipendente fuori dalla Pa) -, purtroppo non si affronta il vero centro della questione, ma solo la punta dell'iceberg. Una seria riforma dovrebbe porsi il dubbio se quello stesso ufficio sia in grado di andare avanti anche con la metà dei dipendenti. Il sospetto in effetti è la "sovra-dimensione" dei dipendenti in alcune funzioni/uffici rispetto ad altre e, soprattutto, rispetto al fatto che oggi alcune attività possano passare completamente all'interno di piattaforme informative via web. Questa, ad esempio, è stata la grande differenza con il settore privato, dove centinaia di migliaia di persone, per effetto delle numerose ristrutturazioni aziendali o fallimenti, sono rimaste a casa, con una notevole difficoltà di ricollocarsi nel mercato del lavoro e alle quali mancano ancora diversi anni dalla pensione. 

Nei fatti la grande disparità di trattamento è avvenuta proprio in questi ultimi anni: da una parte i dipendenti privati hanno visto assottigliarsi i loro diritti e in certo modo preoccuparsi per il loro futuro, dall'altra, nonostante una crisi economica senza precedenti, il massimo delle conseguenze è stato il blocco dell'indicizzazione; dai diciamolo: i dipendenti pubblici devono ammettere che è un po' pochino come programma di "austerità".

La situazione più irrazionale (o meglio gattopardesca) è avvenuta nei confronti dei dipendenti delle Province; perché una vera riforma e anche azione politica avrebbe accompagnato al taglio delle risorse, un chiaro programma di razionalizzazione con il licenziamento collettivo di parte del personale (attuando l'intervento drastico, come abbiamo visto con le pensioni), mentre il risultato è stato che una parte di queste persone sono state spostate in altri uffici, altri rimarranno perché le Province non sono state abolite ma trasformate in Aree Vaste o Città Metropolitane e altri ancora sono finiti in mobilità. Quest'ultimi però si trovano in un "limbo", tra l'altro sono finiti in queste liste senza veri criteri di merito o per sanzioni legate alla bassa produttività (diciamo: ci sono finiti a "caso") in cui nessuno ancora sa dire che fine faranno, dove andranno e cosa né sarà di loro. 

Ora, se per qualche decina di migliaia di persone si è fatto un tale casino, producendo tra le varie cose il "dissesto" di quasi tutte le Province (d'altronde se in questi anni si tagliano le risorse, ma non gli stipendi del personale, la struttura per ovvie ragioni va in perdita), figuriamoci se l'attuale Governo, ma anche uno penta-stellato o come abbiamo visto nel passato di centro-destra, sarà mai capaci di tagliare ben 200 mila dipendenti. E mi fermo qui, sarebbe troppo in questo contributo parlare anche delle partecipate.


COMMENTI
14/01/2016 - lavoratori statali (Luciano Vignati)

Leggo un altro articolo sui lavoratori del pubblico impiego e mi sembra un'altra inutilità perché in Italia purtroppo sono loro che comandano, una volta votando a destra un'altra volta votando a sinistra, in pratica, insieme a confindustria e le multinazionali comandano ai politici di turno senza attributi, amor di patria, ne ambizioni se non la conservazione del loro posto e i loro privilegi in parlamento, cosi che il circolo vizioso può tranquillamente chiudersi con buona pace dei lavoratori del settore privato e dei pensionati che tutti i giorni perdono il loro potere d'acquisto per foraggiare codesti parassiti. Pertanto come disse il poeta "perdete ogni speranza o voi che entrate, di qui si va solo alla città di Dite, alla città del dolore" che in italia arriverà presto quando la massa dei disoccupati e la povertà diffusa fra la stragrande parte della popolazione (vessata anche da politiche suicide verso i clandestini) finalmente si ribellerà provocando scontri sociali di piazza. Fino ad allora niente di nuovo sul fronte delle riforme occupazionali anche perché l'attuale presidente del consiglio non è altro che il tirapiedi dei poteri forti (banche, confindustria e squali capitalisti) che ora hanno mano libera per comprimere ulteriormente i salari, pensando che il PIL si faccia da solo o con con dipendenti pubblici. Da parte mia e di alcuni amici l'unico soluzione per ora al suicidio collettivo è ridurre gli acquisti e fare risparmi per i giorni bui che verranno.