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RIFORMA PA/ Lavoratori statali, una "rivoluzione" che vale 40 miliardi

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Avendo già affrontato questo argomento, sono già consapevole di tutta una serie di contestazioni: 1) il fatto che non esiste una sola Pa, ma tante strutture e professioni diverse, in contesti diversi e difficili da valutare; 2) in confronto con altri paesi, i dipendenti della Pa sono di meno e sotto-dimensionati (anche se spesso il confronto non considera i dipendenti delle partecipate); 3) rispetto alla visione "stereotipata" descritta da Checco Zalone, esiste personale che ogni giorno lavora con passione e dove gli impegni sono nettamente "ridondanti" rispetto allo stipendio percepito.

Queste tre critiche sono quelle più rilevanti, lo dico chiaramente sono tutte e tre corrette, non mi permetto neppure di criticare, però contestare con queste osservazioni le considerazioni da me esposte precedentemente non aiuta minimamente ad avviare una seria riforma della Pa. Infatti, è proprio da una rielaborazione di questo dibattito che può nascere una riforma seria della Pubblica amministrazione. Proprio perché la Pa presenta mille sfaccettature, possiamo considerare in estrema sintesi la sua struttura in tre grandi aree: la "bassa" manovalanza; le figure tecniche medio-qualificate; il livello iper-specializzato/dirigenziale (ovviamente sarebbe da differenziare per settore di spesa pubblica).

Proprio nei confronti della "bassa" manovalanza nasce la necessità di operare in maniera prevalente l'azione di razionalizzazione. Tale valutazione, lo sottolineo, spetta rigorosamente ai dirigenti, i quali si assumeranno la responsabilità dei licenziamenti (pena la perdita del loro stesso posto) garantendo comunque l'efficienza, dimostrata esclusivamente tramite comparazioni tra i vari uffici. Ovviamente la proposta piacerà tantissimo ai dipendenti privati che in molti casi hanno sempre sperimentato tale azione, ma risulterà impensabile per la tecnostruttura statale.

In questa sede, ritengo che all'alba del 2016 sia venuta l'esigenza di considerare la figura di dipendenti pubblici non più una struttura unica e uniforme, ma è bene considerare che le garanzie di autonomia e la presenza di particolari diritti sono più che giustificati per alcune figure professionali, ma non per tutte quelle presenti nella Pa. 

In conclusione, il taglio di un così consistente numero di dipendenti pubblici permetterebbe in cinque anni al Governo di gestire quasi 40-50 miliardi di euro, in modo da: realizzare una riduzione seppur piccola del decifit; investire nel rilancio della domanda aggregata (rilancio dell'edilizia pubblica e scolastica); finanziare un fondo per la non-autosufficienza (creando una domanda di lavoro nel settore della cura); finanziare un Reddito di base di natura familiare; garantire una migliore polizza sanitaria e sociale ai lavoratori autonomi; predisporre una maggiore flessibilità pensionistica; realizzare un programma di sostegno economico per gli imprenditori in crisi; e, infine, elaborare un programma di agevolazione finanziaria per giovani start-up.

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COMMENTI
14/01/2016 - lavoratori statali (Luciano Vignati)

Leggo un altro articolo sui lavoratori del pubblico impiego e mi sembra un'altra inutilità perché in Italia purtroppo sono loro che comandano, una volta votando a destra un'altra volta votando a sinistra, in pratica, insieme a confindustria e le multinazionali comandano ai politici di turno senza attributi, amor di patria, ne ambizioni se non la conservazione del loro posto e i loro privilegi in parlamento, cosi che il circolo vizioso può tranquillamente chiudersi con buona pace dei lavoratori del settore privato e dei pensionati che tutti i giorni perdono il loro potere d'acquisto per foraggiare codesti parassiti. Pertanto come disse il poeta "perdete ogni speranza o voi che entrate, di qui si va solo alla città di Dite, alla città del dolore" che in italia arriverà presto quando la massa dei disoccupati e la povertà diffusa fra la stragrande parte della popolazione (vessata anche da politiche suicide verso i clandestini) finalmente si ribellerà provocando scontri sociali di piazza. Fino ad allora niente di nuovo sul fronte delle riforme occupazionali anche perché l'attuale presidente del consiglio non è altro che il tirapiedi dei poteri forti (banche, confindustria e squali capitalisti) che ora hanno mano libera per comprimere ulteriormente i salari, pensando che il PIL si faccia da solo o con con dipendenti pubblici. Da parte mia e di alcuni amici l'unico soluzione per ora al suicidio collettivo è ridurre gli acquisti e fare risparmi per i giorni bui che verranno.