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Lavoro

RIFORMA PA/ Lavoratori statali, una "rivoluzione" che vale 40 miliardi

Per FRANCESCO GIUBILEO, all'alba del 2016 è tempo di varare una seria riforma della Pubblica amministrazione, così da aiutare anche le politiche per la crescita

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Nel film Quo Vado? di Checco Zalone, il tema del funzionario pubblico "parassitario" che gode di diritti e condizioni lavorative invidiabili dalla maggioranza dei lavoratipro privati e dai non occupati purtroppo rappresenta sempre più una visione realistica della società italiana. In termini di "desiderabilità" sociale, ottenere il "posto fisso" nella Pa rappresenta una grande aspirazione per la maggioranza dei giovani italiani, se poi si arriva a un ruolo di Quadro o addirittura alla Direzione vuol dire che si è fatta "tombola": agevolazioni, potere e diritti da far invidia all'alta borghesia di inizio '800. Non è un caso che anche per un posto di "bassa" manovalanza nella Pubblica amministrazione si presentino in decine di migliaia di giovani, nella stragrande maggioranza dei casi sovra-istruiti per quella posizione.

Le donne sembrano preferire questo tipo di lavoro, perché garantisce una sicurezza in termini di conciliazione tra cura e lavoro nettamente migliore rispetto al settore privato e, soprattutto, non ci sono rischi per la carriera. Il merito è un termine misterioso, in particolare il calcolo dei premi di produzione è "sconosciuto", quasi mai in relazione alla "produttività" (anche questo termine completamente sconosciuto), spesso "auto-valutato" mai frutto di comparazioni o verifiche indipendenti (inutile dire che anche questi ultimi due termini sono anche loro sconosciuti).

Diciamolo, il lavoro pubblico è visto dall'esterno come il "paradiso in terra", soprattutto tra i lavoratori autonomi, costretti nella maggioranza dei casi alla stipula di costose polizze assicurative per eventuali malattie o eventuali ammortizzatori sociali. In termini di contrattazione, i dipendenti pubblici, con la loro moltitudine di sigle sindacali, sono riusciti a ottenere diritti e riconoscimenti che i dipendenti del settore privato non vedranno mai e nel Mezzogiorno, grazie all'effetto della contrattazione nazionale, sono diventati la nuova classe media (quasi unica).

In tema di riforma della Pubblica amministrazione, i tentativi di svolta sono stati in questi anni quasi sempre marginali. Durante una delle recessioni peggiori dell'economia del nostro Paese, una possibile soluzione sarebbe stata quella di licenziare almeno 200 mila dipendenti pubblici e attuare una riduzione proporzionale di tutti gli stipendi, mentre le alternative attuate per risparmiare sono state a mio avviso tutte sbagliate. Innanzitutto sono stati bloccati o non rinnovati i contratti dei lavoratori atipici, spesso in alcuni uffici gli unici "competenti" che permettevano alla struttura di sopravvivere. In altri casi, c'è stato il blocco dell'indicizzazione degli stipendi, anche questo palesemente sbagliato perché il messaggio politico di questa azione è stata quella di non vedere il merito dei propri dipendenti. Infine, l'assenza di turn-over, ovvero la mancata sostituzione dei lavoratori andati in pensione comporta che abbiamo una delle pubbliche amministrazioni più vecchie in Europa, con una scarsa padronanza della lingua inglese e/o delle competenze informatiche necessarie per sviluppare nuove piattaforme.

Il risultato è stato quello che la quasi totalità delle risorse finisce sempre di più in stipendi (trasformati in molti casi in veri e propri ammortizzatori sociali d'oro) e quasi mai in investimenti: se andiamo avanti così, nel giro di pochi anni avremo una delle peggiori amministrazioni pubbliche d'Europa. Inoltre, il cuore delle riforme, la più nota delle quali è stata quella di Brunetta, era contro il "nullafacente", tema certamente condivisibile, ma assolutamente sbagliato quando si parla della riforma della Pubblica amministrazione. 


COMMENTI
14/01/2016 - lavoratori statali (Luciano Vignati)

Leggo un altro articolo sui lavoratori del pubblico impiego e mi sembra un'altra inutilità perché in Italia purtroppo sono loro che comandano, una volta votando a destra un'altra volta votando a sinistra, in pratica, insieme a confindustria e le multinazionali comandano ai politici di turno senza attributi, amor di patria, ne ambizioni se non la conservazione del loro posto e i loro privilegi in parlamento, cosi che il circolo vizioso può tranquillamente chiudersi con buona pace dei lavoratori del settore privato e dei pensionati che tutti i giorni perdono il loro potere d'acquisto per foraggiare codesti parassiti. Pertanto come disse il poeta "perdete ogni speranza o voi che entrate, di qui si va solo alla città di Dite, alla città del dolore" che in italia arriverà presto quando la massa dei disoccupati e la povertà diffusa fra la stragrande parte della popolazione (vessata anche da politiche suicide verso i clandestini) finalmente si ribellerà provocando scontri sociali di piazza. Fino ad allora niente di nuovo sul fronte delle riforme occupazionali anche perché l'attuale presidente del consiglio non è altro che il tirapiedi dei poteri forti (banche, confindustria e squali capitalisti) che ora hanno mano libera per comprimere ulteriormente i salari, pensando che il PIL si faccia da solo o con con dipendenti pubblici. Da parte mia e di alcuni amici l'unico soluzione per ora al suicidio collettivo è ridurre gli acquisti e fare risparmi per i giorni bui che verranno.