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Lavoro

IDEE/ Ecco il "contratto" per aiutare chi cerca un nuovo lavoro

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Il primo compito quindi è oggi quello di aprire una rete di servizi al lavoro dove questa presa in carico avvenga sul serio. Se essa è fatta di informazioni burocratiche e di una profilatura delle capacità e competenze che la persona ha, l'operatore può proporre alla persona un contratto che prevede uno scambio fra la disponibilità della persona a mettersi in gioco e accettare le proposte di lavoro che arriveranno e una serie di servizi che serviranno a rafforzare la sua occupabilità. È un contratto che di fatto definisce un percorso da farsi assieme e che trova la sua conclusione con l'inserimento lavorativo del disoccupato.

Si basa però su un insieme di diritti e doveri. Non c'è uno che ti prenda in carico e ti sostituisce nel cercare lavoro. La presa in carico è un accompagnamento proattivo perché ti siano forniti i migliori servizi di orientamento, supporto logistico ed economico, corsi di formazione ecc. affinché tu possa trovare la migliore occupazione relativamente alle competenze acquisite e acquisibili.

I servizi forniti sono un costo a carico della collettività e più sono efficaci più persone potranno essere assistite al meglio e più occupazione sarà garantita. È evidente che la centralità del sistema passa dal servizio "indispensabile" alla persona. È la persona che deve essere messa in grado di scegliere dove si sente "presa in carico" meglio e dove quindi si sentirà anche più spronata a essere attiva. Ossia disposta a mettersi in gioco perché il suo lavoro temporaneo è quello di trovare una nuova occupazione usando al meglio i servizi disponibili.

Ogni persona ha talenti particolari. Il contratto di servizio dovrà perciò essere il più personalizzato possibile. Aiutare a cercare lavoro un neolaureato in ingegneria è certo diverso dall'aiutare a cercare lavoro un cinquantenne con la terza media e che ha fatto per vent'anni un lavoro ripetitivo in una mansione non più richiesta dal mercato. È evidente allora che servizi abituati a svolgere compiti amministrativi standardizzabili dovranno trovare un percorso di adeguamento per passare a servizi personalizzati come richiesto dalla nuova legislazione.

Per ottenere questo risultato si deve abbandonare ogni schema gerarchico e creare una rete pubblica e privata dove tutti possano agire alla pari. Da qui, e solo se è chiaro che tutti saranno valutati sulla base dei risultati, è possibile passare a forme di collaborazione che valorizzino le diverse capacità che anche fra servizi al lavoro emergeranno e si potrà agire contro quegli effetti perversi tesi a favorire solo quelle categorie di lavoratori che hanno già competenze richieste dal mercato del lavoro.

Perché il sistema sia in grado di decollare in tempi rapidi e su tutto il territorio nazionale serve una regia tanto semplice quanto forte. Compito della nuova agenzia nazionale è quello di operare perché sia chiara subito la regia e il sistema informativo di supporto. La forza può derivare solo dalla convinzione che si è aperta una nuova stagione per i servizi al lavoro e non possiamo permetterci come Paese di perdere questa occasione di modernizzazione del mercato del mercato.

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