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Lavoro

IDEE/ Ecco il "contratto" per aiutare chi cerca un nuovo lavoro

Un tassello importante per il Jobs Act è quello dei servizi al lavoro per aiutare chi è senza occupazione a trovarla. MASSIMO FERLINI ci spiega come si potrebbe realizzarlo

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È successo che un giorno un disoccupato si è presentato al Centro per l'impiego accompagnato dai due figli di età prescolare. Di fronte allo stupore dell'impiegato ha proposto di lasciare lì i figli e che si chiamassero centro per l'infanzia. Visto che tanto il lavoro non erano in grado di trovarglielo almeno gli avrebbero permesso di cercarselo da solo alleviandolo dell'incombenza di curare i bambini. In un altro caso si è assistito all'occupazione di un ufficio per l'impiego da parte di un disoccupato che, avendo trovato un posto di lavoro, non otteneva il nulla osta all'assunzione perché l'impiegato addetto alla procedura era in ferie e nessun altro lo sostituiva.

Se siano fatti veri o una leggenda metropolitana non è dato a sapersi. Certamente sono abbastanza illuminanti su quale immane compito spetta a chi oggi deve porsi il tema di rilanciare i servizi al lavoro dopo i decreti attuativi previsti dal Jobs Act. Il sistema dei Centri per l'impiego ha ereditato dai vecchi uffici di collocamento compiti meramente amministrativi e burocratici. Verificare lo stato di occupazione/disoccupazione e mantenere le liste sullo stato occupazionale delle persone erano gli unici compiti su cui erano valutati. Come queste liste fossero oggetto di servizi aggiuntivi era al di fuori dei compiti istituzionali.

Certo, in questi anni, in molti territori si è tentato di rendersi proattivi rispetto alle aziende. Avendo gli elenchi dell'offerta di lavoro disponibile la si è fornita alle imprese che cercavano nuove professionalità. In meno casi si è raccolta anche la domanda di lavoro da parte delle imprese cercando di fare scattare un matching volontario fra offerta e domanda di lavoro con qualche timido tentativo di azioni che favorissero l'incontro.

In molte regioni la legislazione locale ha tentato di cambiare questa situazione. Il limite generale che possiamo rilevare è che si è ovunque ritenuto (tranne nel caso della Lombardia) che vi fosse una gerarchia da rispettare. La Regione si propone degli obiettivi e avvia progetti occupazionali, i Centri per l'impiego sono gli attori e il luogo da cui passano tutte le domande e l'avvio dei progetti individuali, l'eventuale coinvolgimento delle Agenzie per il lavoro privato, o comunque gli enti accreditati, avviene per l'attuazione dei servizi finali di ricerca degli inserimenti lavorativi sul mercato.

Con uno schema di questo tipo i Centri per l'impiego sono rimasti ancorati in prevalenza ai loro compiti amministrativi. Non si è inciso né sulla loro natura, né si sono introdotti compiti e servizi che ne favorissero un'evoluzione in centri di servizio operativi e valutabili per la loro efficienza ed efficacia nei servizi occupazionali veri e propri. Assegnargli poi il ruolo di controllori nei confronti dei privati ha talvolta accentuato una concezione di centralità e di indispensabilità che è uno dei limiti della nostra Pubblica amministrazione dedicata ai servizi ai cittadini.

Questa premessa sui i Centri per l'impiego esistenti ne è una denuncia dei limiti ma anche un'oggettiva giustificazione sul perché oggi non possono essere in grado, in tempi brevi, di essere fornitori a 360 gradi dei servizi al lavoro disegnati dal Jobs Act. L'obiettivo dichiarato all'avvio della riforma è stato quello di assicurare che chiunque si fosse trovato ad avere bisogno di lavoro avrebbe trovato chi si sarebbe preso in carico l'obiettivo di trovargli una nuova occupazione.