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Lavoro

LICENZIAMENTI IN 48 ORE/ Le falle nella finta "rivoluzione" del pubblico impiego

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Se non saranno adottati i provvedimenti di sospensione cautelare immediata e avviati i procedimenti disciplinari, poi, rischiano i dirigenti e gli uffici per i procedimenti disciplinari: infatti, risponderanno disciplinarmente e saranno sanzionati col licenziamento. Il decreto, in una bulimia normativa, specifica che la mancata attivazione delle obbligatorie azione disciplinare e sospensione cautelare dal servizio costituisce omissione d'atti d'ufficio; non ce n'era bisogno, ma a scanso di equivoci questa ridondanza può comunque chiarire dubbi.

In termini generali, le misure pensate dal Governo contribuiscono a rendere molto più difficile frodare la Pa, fingendo di essere presenti in servizio mentre si resta a casa o si va a fare sport. Tuttavia restano due nodi. Il primo concerne i sistemi di rilevazione. In assenza di telecamere, non è semplicissimo per i vertici degli uffici controllare pedissequamente i movimenti dei dipendenti: non appare del tutto proponibile porre gli uffici dirigenziali ai tornelli per vedere chi entra e chi esce. Il secondo, riguarda la responsabilità erariale. Il testo finale non ha presentato l'esenzione per i dirigenti che abbiano disposto il licenziamento, nel caso in cui il dipendente venga reintegrato in servizio, ove il giudice del lavoro accerti l'illegittimità dell'interruzione del rapporto di lavoro.

È vero che la Cassazione nel novembre scorso ha accertato ciò che è evidente a tutti (ma non al Governo) e, cioè, che le modifiche dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sono operative anche per il lavoro pubblico. Ma, altrettanto vero è che il Governo pare seriamente intenzionato, con i decreti previsti per la prossima estate, a sancire che per i dipendenti pubblici il reintegro resterà.

La circostanza che i dirigenti resteranno presi tra l'incudine dell'obbligo di sospendere e licenziare in fretta e furia e il martello dell'eventuale danno erariale derivante dalla reintegrazione decisa dai giudici del lavoro certo non facilita e fluidifica il processo di riforma, che per questa ragione appare, nonostante tutto, in parte monca.

 

(Franco Sala)

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