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Lavoro

LICENZIAMENTI IN 48 ORE/ Le falle nella finta "rivoluzione" del pubblico impiego

Il Governo ha approvato alcuni decreti attuativi della riforma della Pubblica amministrazione, contenente tra l'altro misure contro gli assenteisti. Il commento di FRANCO SALA

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Il giro di vite per gli assenteisti della Pubblica amministrazione c'è, ma il cambiamento di rotta del Governo nel risolvere alcuni problemi non manca di lasciarne aperti altri. Come avrebbe dovuto essere chiaro da subito, non era immaginabile che entro 48 ore il dipendente "furbetto del cartellino" potesse essere licenziato in tronco: infatti, entro il breve termine previsto dal decreto legislativo approvato dal Governo mercoledì scorso, è obbligatorio approvare una sospensione cautelare dal servizio, alla quale dovrà necessariamente seguire l'attivazione del procedimento disciplinare.

Il principio di difesa e contraddittorio, previsto dalla Costituzione, non poteva certo essere violato. È nella fase dell'emanazione della sospensione cautelare che il soggetto competente (il dirigente della struttura ove lavora il dipendente colto in fallo, o l'ufficio dei procedimenti disciplinari se conosca della violazione per primo) che il contraddittorio verrà sacrificato alla "esemplarità" e urgenza della sanzione. Ma, successivamente, in sede di procedimento disciplinare, il dipendente dovrà essere messo nelle condizioni di esporre le proprie difese.

Qui si riscontrano alcuni problemi operativi, che si confida siano risolti nei successivi passaggi che porteranno all'approvazione definitiva del decreto legislativo. La riforma prevede di ridurre il termine del procedimento disciplinare riferito alla falsa attestazione della presenza in servizio a soli 30 giorni, contro i 120 necessari per qualsiasi altra infrazione disciplinare che possa portare al licenziamento. Non si precisa, però, quali siano i termini di "garanzia" per la convocazione in audizione e l'esposizione delle difese. Probabilmente, il legislatore parte dal presupposto che il tutto dovrà scaturire dalla flagranza della violazione o dalla sua incontrovertibile prova derivante da immagini o registrazioni, sicché il tempo per decidere il licenziamento può essere drasticamente ridotto. Tuttavia, l'assenza di termini per la difesa e, comunque, la carenza di una strutturazione procedimentale potrebbero costituire problemi operativi e giuridici non di poco conto.

In ogni caso, la "stretta" amplia, doverosamente, la fattispecie non solo alla timbratura "farlocca", che nasconde un'assenza, ma anche qualsiasi attestazione falsa della presenza: dunque, rischiano il licenziamento anche coloro che timbrino la presenza e si siano recati davvero in ufficio, ma poi si assentino per attendere a faccende proprie.

Alla sanzione del licenziamento, si potranno accompagnare anche l'eventuale condanna penale e per danno erariale all'immagine, che la Corte dei conti determinerà in misura crescente in modo direttamente proporzionale al clamore che l'eventuale caso possa avere nei media. Comunque, la condanna minima sarà di sei mesi di retribuzione.

Per evitare che nasca un sistema di copertura e solidarietà tra dipendenti assenteisti, la riforma colpisce non solo l'assenteista, ma chiunque collabori con lui (il dipendente che timbra al posto di altri) e chi non informi dei fatti.