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RIFORMA PA/ Così "l'annuncio" può trasformarsi in realtà

Marianna Madia (Infophoto) Marianna Madia (Infophoto)

La ristrutturazione e accorpamento previsti per imprese partecipate e per servizi pubblici obsoleti, senza una forte procedura di mobilità organizzata, portano a previsioni di licenziamenti che non sono tollerabili. Sappiamo invece che molte delle inefficienze della Pa vengono da una iniqua distribuzione degli occupati. Dare certezza che, pure in presenza di chiusure di uffici, vi sarà un processo guidato dagli stessi principi dei nuovi servizi al lavoro (contratti di rioccupazione) e di una mobilità da posto a posto di lavoro, faciliterebbe il superamento di molti scogli che si presentano per l'attuazione effettiva della riforma.

Il secondo punto è l'efficacia stessa delle riforme avviate. Lo spirito degli annunci renziani è di porre al centro gli interessi degli utenti nella realizzazione dei processi riformatori. La realtà ci rimanda spesso a procedure attuative che contraddicono non solo l'annuncio, ma anche gli obiettivi della riforma stessa. C'è bisogno di una riforma dei processi legislativi per far sì che le procedure siano immediatamente esecutive e conseguenti agli obiettivi riformatori annunciati.

La riforma della Pa sarà riconoscibile e apprezzata se i cittadini coglieranno di essere tornati soggetti attivi verso i servizi che chiedono. La punizione per i fannulloni è solo la premessa di questo obiettivo. Le procedure attuative perché torni la cultura di una Pa al servizio dei cittadini sono da curare e attuare con il massimo impegno, altrimenti 4 licenziati a Sanremo saranno solo un caso clamoroso e non l'annuncio di una svolta.

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