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DDL LAVORO AUTONOMO/ Le novità che contano per Partite Iva e smart working

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Va detto che il menzionato accordo tra le parti - che può essere sia a tempo determinato, sia indeterminato - accede soltanto all'originario contratto di lavoro, il quale rimane inalterato per tutti gli elementi non modificati dall'intesa sul lavoro agile. Tale manovra, nella visione del Governo e secondo i dati degli osservatori nazionali ed esteri, dovrebbe generare un considerevole balzo in avanti della produttività del nostro Paese, abbattendo anche in maniera rilevante il tasso di assenteismo.

Al di là della riproducibilità su larga scala di quanto osservato su di un ristretto campione statistico (ardua sentenza che solo il tempo potrà emettere), non si può negare che lo strumento in oggetto si presenti come da subito capace di avere un impatto concreto su uno degli elementi storicamente più tormentati del mercato del lavoro italiano: il tasso di disoccupazione femminile.

In un contesto di carenza strutturale di servizi pubblici dedicati alla cura dei bambini in età prescolare, le misure di flessibilità concesse dall'utilizzo dello smart working vanno, di fatto, considerati come una significativa opportunità di conciliazione delle esigenze personali e professionali delle lavoratrici madri nei primi anni di vita dei propri figli. 

Ciò che, tuttavia, rappresenta il vero elemento di novità di tale strumento di flessibilità è la spinta verso una maggiore responsabilizzazione del lavoratore in termini di raggiungimento di obiettivi aziendali e la conseguente adozione di nuovi modelli per il lavoro subordinato. Venendo meno la materialità del luogo di lavoro e la soggezione in senso classico al potere direttivo datoriale, sarà l'idea stessa di prestazione lavorativa a dover inevitabilmente cedere il passo a sistemi diversi di valorizzazione dell'apporto del lavoratore. Non più mera messa a disposizione delle energie lavorative per un determinato orario giornaliero e settimanale, ma misurazione delle performance per obiettivi e maggiore partecipazione ai risultati dell'impresa.

In tal senso, stupisce la scomparsa dal testo dello schema di legge licenziato dal Consiglio dei ministri della disposizione - presente nella bozza circolata nei giorni precedenti - che prevedeva il diritto anche per gli smart worker agli incentivi fiscali legati alla produttività. È probabile che l'esecutivo si sia reso conto della ridondanza della previsione in discussione, stante il principio, espressamente riconosciuto, di non discriminazione tra lavoratori "ordinari" e lavoratori "smart".

Un'interpretazione diversa - nel senso della specifica esclusione dello strumento in oggetto dal campo della defiscalizzazione -, oltre a costituire un vero e proprio handicap per la misura ancora ai blocchi di partenza, non sarebbe neanche coerente con il complessivo impianto dell'intervento proposto. A mio modesto avviso, infatti, l'accesso agli sgravi connessi al premio di produttività dovrebbe essere la naturale conseguenza di una forma di flessibilità introdotta dal Governo - almeno a leggere la relazione illustrativa al provvedimento - proprio "allo scopo di incrementare la produttività". 

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