BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

Riforma pensioni 2016 / Tra esodati e lavoratori precoci, gli errori che si possono (ancora) evitare

InfophotoInfophoto

Servirebbe una valutazione caso per caso. In molti hanno iniziato a lavorare presto, e poi hanno avuto una carriera spezzettata per i motivi più svariati. Per esempio, hanno lasciato il posto di lavoro e non sono più riusciti a rientrare, hanno avuto delle maternità o si sono dovuti occupare di familiari con disabilità. Non si può dare una risposta unica per casi così diversi tra di loro.

Più in generale, mandare in pensione prima gli anziani creerebbe maggiori posti di lavoro per i giovani?

Sì. È evidente che se gli anziani restano al lavoro più a lungo, occupano uno spazio che potrebbe essere riempito dai giovani. Anche se questa non è una regola fissa, nel senso che non è detto che un’azienda che manda in pensione un anziano automaticamente assuma un giovane, in quanto può non averne la necessità. Al contrario un’azienda potrebbe trovarsi a fare assunzioni nonostante abbia alle dipendenze dei lavoratori anziani. Però di sicuro la legge Fornero ha penalizzato i giovani, soprattutto nel pubblico impiego dove la situazione è più statica.

La legge di stabilità prevede il part time per gli anziani. Lei è d’accordo?

Sì, valuto positivamente l’affiancamento dell’anziano messo a part time con il giovane inserito in azienda nell’ottica di un passaggio di competenze, come previsto dalla legge di stabilità. È una soluzione che dà beneficio a entrambi, in quanto concede all’anziano la possibilità di lavorare con un orario ridotto e uno stipendio che si avvicina all’assegno pensionistico, trasferendo nel contempo le competenze a delle persone giovani che entrano in azienda.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.