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RIFORMA PENSIONI 2016/ Ape e i nodi ancora da sciogliere tra Governo e sindacati

Tommaso Nannicini (Lapresse) Tommaso Nannicini (Lapresse)

Per quanto riguarda l’Ape molto è circolato a livello di media. Si tratta di un anticipo pensionistico, su base volontaria (“Ape volontaria”) che consentirebbe ai lavoratori di età non inferiore a 63 anni di anticipare di 3 anni e 7 mesi il diritto al pensionamento di vecchiaia grazie a un “flusso finanziario ponte”, cioè un prestito concesso da un istituto di credito convenzionato con l’Inps e accompagnato da una polizza sulla vita per estinguere il debito in caso di decesso. Il prestito sarebbe di ammontare commisurato alla pensione di vecchiaia attesa al raggiungimento dei requisiti anagrafici e verrebbe restituito a rate nell’arco dei 20 anni successivi alla data di pensionamento.

Per chi ha un po’ di familiarità con il mondo del credito al consumo concesso dalle società finanziarie, noterà qualche somiglianza con tale meccanismo: si accende un prestito che poi si restituisce in un periodo di ammortamento predeterminato dal contratto dietro cessione di quote di stipendio o di pensione (la cosiddetta “cessione del quinto”). Naturalmente, in questo caso, la presenza dello Stato dovrebbe evitare l’applicazione di tassi “quasi usurai” spesso praticati dalle finanziarie, sebbene la convenzione con gli istituti di credito sia tutta da scrivere e ovviamente da trattare. La trattenuta fatta direttamente - presumo - dall’ente previdenziale e la polizza caso morte dovrebbero poi escludere la necessità di altre garanzie sul finanziamento.

È difficile stimarne la convenienza: alcune simulazioni effettuate da Progetica e diffuse dalla stampa su tre importi pensionistici-tipo lordi mensili (1.600, 2.500 e 3.000 euro) mostrerebbero perdite del 36% nel periodo di ammortamento: se così fosse, è facile non prognosticare un grande avvenire all’Ape volontaria, benché l’anticipo sia esentasse, né del resto si potrebbe pensare di tassare una somma ricevuta in prestito.

Verrebbe poi introdotto un anticipo a favore di persone in situazioni di forte disagio e di maggior bisogno, ribattezzata “Ape social”, il cui costo sarebbe interamente a carico dello Stato, anche se non è chiaro come: non vi sarebbe ragione infatti di ottenere un prestito per poi azzerarne i costi in capo al percipiente tramite agevolazioni fiscali, anziché trasferire direttamente da subito la somma a suo favore, a meno che non si voglia differire il debito in capo allo Stato, lasciando eventualmente a chi verrà dopo il problema da risolvere.

Si tratta, dunque, di misure piuttosto complesse, con ancora parecchi nodi da risolvere: non da ultimo la spesa, non quantificata nel verbale. Vedremo cosa ci riserva il futuro.

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COMMENTI
13/10/2016 - APE? ah ah ah (Michele Ballarini)

APE? Un mutuo per andare in pensione dopo più di 40 anni di lavoro e decine e decine di migliaia di euro di contributi versati? Permettete: ah ah ah ah ah ah Che il Governo pensi a colpire le caste, i corrotti, gli evasori fiscali, i mafiosi di tutti i colori. Perché nella mia Regione, ad esempio, per fare gli avvocati è obbligatoria, dopo la laurea magistrale, la frequentazione della scuola di applicazione forense, a numero chiuso (e pertanto con test di ingresso), con esame finale obbligatorio, e contemporaneamente a questa la pratica legale (di solito non retribuita) più l'esame di Stato. Già l'esame di Stato era sotto il mirino della UE, cosa dire della scuola di applicazione forense? L'ennesima manovra della casta (rectius MAFIA) forense per telare la propria torta? FANNO SCHIFO. L'ITALIA FA SCHIFO! GIOVANI, ANDATEVENE SE NON SIETE FIGLI DI PAPA'