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RIFORMA PENSIONI 2016/ Ape, esodati e precoci a spese dei giovani

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Giuliano Poletti (Lapresse)  Giuliano Poletti (Lapresse)

RIFORMA PENSIONI 2016, LEGGE DI STABILITA'. La chiamano helicopter money ovvero “gettare i soldi dall’elicottero” anziché petali di rosa come venne fatto - tra lo scandalo generale - al funerale di Vittorio Casamonica. Il Governo non ha esitato - usiamo la prudenza necessaria quando a parlare sono solo le slides (e gli imbonitori) e non i testi di legge - a impiegare ingenti risorse in misure di chiaro sapore elettorale, in vista del referendum del 4 dicembre. Ma tutto sommato questo è un problema secondario: è legittimo che un esecutivo e una maggioranza vadano alla ricerca di un più ampio consenso dei cittadini, in vista di una prova a cui conferiscono molta importanza come la legge di revisione costituzionale. Eppure, anche in questo caso occorrerebbe valutare nel modo migliore possibile le priorità, dal momento che le risorse non sono infinite e che 27 miliardi di manovra costituiscono un ammontare più che significativo.

RIFORMA PENSIONI 2016, LEGGE DI STABILITA'. Ciò premesso, chi scrive contesta che le allocazioni previste corrispondano tutte alle principali esigenze di un Paese che non cresce, che ha un alto tasso di disoccupazione soprattutto giovanile, che non è in grado di incrementare la produttività del sistema e di ridurre la spesa pubblica. Certo, le misure annunciate a favore degli investimenti produttivi - a stare alle dichiarazioni del ministro Carlo Calenda - potrebbero essere giudicate come la parte migliore della Legge di bilancio. Ma solo in linea di principio, come ha sottolineato Gianfranco Polillo, chiedendosi se saranno misure efficaci oppure se rischieranno di coinvolgere solo una parte minoritaria del sistema industriale: quel 25% circa che esporta, mentre il grosso resterebbe schiacciato dal ristagno della domanda interna. E se quest’ultima non crescesse in modo adeguato sarebbe inutile - conclude Polillo - ridurre le imposte su utili che non ci sono.

RIFORMA PENSIONI 2016, LEGGE DI STABILITA'. Ma l’asino del Governo cade sulle coperture: quelle previste sono molto vaghe (il condono mascherato dalla demagogica chiusura di Equitalia; una spending review priva di indicazioni concrete e di troppe speranze destinate ad andare deluse); le altre vengono da un aumento del deficit contrabbandato come esigenza di una maggiore flessibilità di bilancio. E su questo punto si è già pronunciata criticamente la Commissione di Bruxelles (anche se la guerra per un decimale di punto sembra un po’ esagerata). Il limite vero dell’operazione sta in quello che un tempo si chiamava deficit spending (ovvero l’incremento della spesa pubblica con il deficit di bilancio). E nel dare corso a un’operazione impostata sul deficit al solo scopo di “gettare soldi dall’elicottero” nel settore della previdenza; a favore cioè degli anziani mandando il conto da pagare - grazie a un disavanzo che è destinato a tradursi in debito - ai giovani.



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COMMENTI
18/10/2016 - E i lavoratori ANZIANI CHE PAGANO CONTRIBUTI? (Michele Ballarini)

E' vero, il conto sarà a spese dei giovani, ma solo per il fatto che senza l'abbassamento dell'età pensionabile i giovani troveranno lavoro solo grazie a sgravi fiscali a favore, principalmente, dei datori di lavoro, cioè a polpette "socialmente avvelenate", e a strumenti normativi drogati. La coperta, così come cucita, è corta, e sa dai oggi togli domani (vedi job act, con la decontribuzione), mentre se dai ad alcuni togli ad altri (vedi APE e la guerra tra categorie). Ma il conto, in realtà, lo stanno pagando i lavoratori anziani, che hanno versato e tuttora versano decine di migliaia di euro di contributi, a beneficio di chi in pensione v'è già, grazie a regole più favorevoli e al fuggi fuggi dal lavoro provocato dalle disastrose riforme degli ultimi quindici anni.