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SPILLO/ I robot che si preparano a "rottamare" i sindacati

Con l'uso crescente della tecnologia e dell'automazione sempre più lavori sono destinati a diventare inutili. Ma i sindacati sembrano dormire, dice SERGIO LUCIANO

Camusso, Furlan e Barbagallo (Lapresse) Camusso, Furlan e Barbagallo (Lapresse)

"Il problema c'è, andrà affrontato, sappiamo che negli Stati Uniti su sei posti di lavoro che si perdono, cinque vengono resi inutili dall'innovazione tecnologica", dice Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, e viva la faccia. "Nelle banche italiane c'è il doppio del personale necessario", dice Matteo Renzi, e stavolta è sicuramente sincero, e infatti lo biasimano - chissà perché - tutti, ma proprio tutti. E i sindacati, che dicono? Niente! O meglio: come risvegliandosi da un lungo letargo hanno colto lo spunto - macroscopico! - dei 2.500 tagli annunciati da Almaviva nei suoi call-center per paventarne ulteriori 70 mila in tutto il settore: meglio tardi che mai per dirla, quest'ovvietà, tra i risponditori-robot che dimezzano le risposte da far dare da personale umano e crescente abitudine al fai-da-te dei clienti sui siti delle società di servizi (telefonia, gas, luce, ecc.) anche i call center sono "morituri". 

La battaglia dei sindacati però è tutta qui. Interi settori sono ormai lambiti dalla "disruption" digitale. Autisti di tir, autobus e taxi se sono lucidi e guardano dieci anni avanti a loro, devono riconoscere che le possibilità di perdere il loro posto, soppiantati dai sistemi di guida automatici, è altissima. Si affermeranno, perché sono già oggi molto affidabili e lo saranno sempre più. Addio a buona parte degli autisti. Dei call center si è detto, dei bancari pure. Non ancora, non abbastanza, delle incognite sul posto di lavoro degli operai di manifattura, ma si sa che oggi anche nei paesi a basso costo del lavoro il settore tessile è tentato di ridurre ulteriormente a un decimo di quella attuale, già decimata, la manodopera di "capannone" sostituendola con sensori e robottini, li compri una volta per sempre, li ammortizzi, non scioperano, lavorano H24.

È la tecnologia, bellezza, e noi non possiamo farci niente. O meglio: possiamo, potremmo, invocare che la politica intervenga, che si ponga il problema, che almeno lo definisca nei suoi termini esatti, ma il primo livello dell'intervento politico dovrebbe essere quello sindacale, che invece almeno in Italia (ma non solo) latita totalmente. Anziché guerreggiare su questo o quel punto marginale del progetto di legge di bilancio, anziché bofonchiare che gli imprenditori con gli sgravi fiscali per l'innovazione pensano solo a cambiarsi la Ferrari, la Camusso dovrebbe forse ricordarsi di quello che un anno fa a Davos ha sancito il "World economic forum", e non una cellula post-comunista filocubana: che l'Internet delle cose rende inutili (non abbiamo scritto che mette a rischio, ma proprio che rende inutili) milioni e milioni di posti di lavoro in tutto l'Occidente.

Non sarebbe meglio se la Camusso e & C. - tra una crociera e l'altra - rivendicassero che la Legge di bilancio italiana includa un "capitolo lavoro" con un primo piano di misure di assistenza straordinaria ai "licenziati italiani da nuove tecnologie?". Certo che sarebbe stato meglio e Renzi - che tutt'è fuorché stupido - lo sa perfettamente: ma non ne parla, perché farlo contravverrebbe al suo "story-telling" con le lenti rosa.

C'è un blogger e informatico e autore e superconsulente ed economista che ha vissuto più all'estero che in Italia i suoi trent'anni, Federico Pistono, che l'altro giorno l'ha detta chiara, in un convegno di Panorama: "La ricchezza derivante dalla gestione delle nuove tecnologie si concentrerà in misura sempre maggiore in mani sempre meno numerose". Ed effettivamente già oggi secondo i dati Oxfam presentati, sempre all'ultimo World economic forum di Davos, nel mondo 62 individui detengono la metà di tutte le ricchezze del mondo, da soli valgono dunque quanto 3,5 miliardi di persone. 


COMMENTI
21/10/2016 - prima ancora dei sindacati (Fabrizio Terruzzi)

prima ancora dei sindacati il problema sono gli economisti la cui mente non è mai stata neppure sfiorata dal problema di come garantire la piena occupazione in un'economia matura che non si sviluppa più o molto meno di quanto la tecnologia aumenta la produttività. Mentre continuano a parlare di necessità di sviluppo dell'economia. Ma che cosa, dobbiamo comprarci macchine sempre più grosse, terze case, comprare tanto per comprare e simili cose pur di far crescere il PIL? La soluzione poi non è tanto dare un contributo di disoccupazione ma è ben più impegnativa: è come garantire, ciononostante, un lavoro a tutti.