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Contratti statali / Dipendenti pubblici, aumento stipendi: Barbagallo (Uil), ‘nuove risorse o sciopero duro’ (oggi, 22 ottobre 2016)

Contratti statali, rinnovo e aumento stipendi dei dipendenti pubblici: le ultime novità e notizie live di oggi 22 ottobre 2016. Uil e sindacati contro il governo, o risorse o sciopero

I tre segretari di Cgil, Cisl e Uil (LaPresse) I tre segretari di Cgil, Cisl e Uil (LaPresse)

I sindacati non ci stanno e sul rinnovo dei contratti statali promettono battaglia: la vicenda degli stipendi per i dipendenti pubblici con l’intero rinnovo del settore pubblico rimane al centro delle polemiche tra le parti sociali e il governo Renzi. La promessa divenuta realtà di un rilancio dei contratti statali nella Manovra Economica non ha convinto i sindacati visto soprattutto il numeri dei fondi destinati che supera di poco il miliardo di euro a fronte dell’almeno impegno doppio richiesto dalle sigle nazionali. Ad alzare la voce e dare una sorta di ultimatum ci ha pensato anche il segretario nazionale della Uil, Carmelo Barbagallo che ha parlato a margine del convegno dei Giovani di Confindustria a Capri: «Ci vuole più coraggio per il pubblico impiego. Bisogna fare i contratti e questo ragionamento vale anche per il settore privato», afferma il leader del terzo sindacato del Paese. Occorrono le risorse, questo il mantra, per poter rinnovare davvero i contratti e se non verranno prese misure in questi termini dal Ministro Madia e dal Premier Renzi si rischia di arrivare alla manifestazione in piazza, come già avvenuto in parte nel venerdì nero di ieri, 21 ottobre 2016. «La mobilitazione è l'ultima carta da giocare. Entro la fine dell'anno saranno 11 milioni i lavoratori, tra pubblico e privato che attendono il rinnovo dei contratti. E' meglio che siano diano una mossa per postare le risorse necessarie, perché altrimenti saremo costretti a dire che per fare i contratti dobbiamo fare le lotte. Non ci costringano ad accumunare tutti in una grande iniziativa di lotta di 11 milioni di lavoratori». La situazione non è delle più rosee anche perché pare dalle prime avvisaglie che il governo non intende mettere più risorse nel settore dei contratti, con il possibile scontro finale che potrebbe arrivare in piazza, ad inizio novembre.

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