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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ I meccanismi per dare "garanzie" ai giovani

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Senza prendere spunto dalle provocazioni nemmeno troppo apocalittiche di J. Rifkin e testimoniare la fine del lavoro, è chiaro come cambiando il lavoro cambino i fattori della produzione, si trasformi la tradizionale concezione del lavoro stabile in lavoro temporaneo e flessibile, da dipendente e autonomo a forme miste e ibride delle stesse suddivisioni classiche. I prossimi anni ci vedranno testimoni di una crescita esponenziale della complessità e delle nuove asimmetrie nelle società moderne, soprattutto per effetto della globalizzazione e della tecnologia. Anche la finanza da strumento servente della produzione si fa essa stessa prodotto, generando una moltiplicazione della quantità e qualità degli strumenti finanziari.

Lo sviluppo tecnologico, se da un lato rende fruibile e disponibile una quantità enorme di informazioni e di servizi a basso costo alla gran parte dei cittadini del pianeta, crea nuove asimmetrie e una straordinaria concentrazione di potere nelle mani dei pochi che ne detengono le infrastrutture. La globalizzazione, con l'ingresso a pieno titolo del cosiddetto Terzo mondo nel sistema economico globale, ha determinato un travaso (visto da parte opposta, un riequilibrio) di ricchezza - derivante dall'abolizione delle barriere doganali e dalle relative rendite di posizione dei Paesi occidentali -, verso le nuove economie manifatturiere all'Oriente dell'Europa. L'effetto combinato della globalizzazione, dello sviluppo della tecnologia e del mutamento della natura della finanza ha prodotto gli stessi effetti dei conflitti mondiali del secolo scorso.

La ridefinizione dei confini economici e produttivi, la drastica redistribuzione asimmetrica dei redditi, con la tendenziale scomparsa della cosiddetta classe media nei Paesi occidentali, le ondate di immigrazione dal Sud del mondo, sono buoni testimoni di tale effetto "bellico". È di tutta evidenza come l'ottocentesco modello previdenziale di redistribuzione della ricchezza, basato sul modello assicurativo, finanziato attraverso un contributo proporzionale sul lavoro dipendente, appare in confronto con i nuovi scenari socio-economici come può apparire un telefono di bachelite a confronto con un i-Phone di ultima generazione. Entra soprattutto in crisi il meccanismo di finanziamento del sistema di welfare previdenziale basato su un contributo capitario sulla retribuzione del lavoratore.

Oggi nell'economia di internet un ragazzo poco più che maggiorenne crea nel giro di poco tempo un'impresa che fattura miliardi di dollari con un apporto di capitale umano nemmeno paragonabile ai mitici stabilimenti automobilisti di Henry Ford a l'Eau Rouge, imprese ad alta concentrazione di capitale umano. Alla trasformazione della qualità e quantità del lavoro non si potrà rispondere solo attraverso i tradizionali sistemi assistenziali - basati sull'erogazione di somme in denaro per contrastare l'impoverimento delle classi intermedie - che espongono, tra l'altro, i Paesi continentali ad abusi e al rischio di demotivazione della disponibilità al lavoro. Il lavoro, invece, anche nella società globalizzata del web 3.0, rimane uno straordinario strumento di integrazione sociale, economica e uno degli strumenti più efficaci di umanizzazione della società, anche quella globalizzata.


COMMENTI
26/10/2016 - le garanzie siamo NOI (Michele Ballarini)

Non è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca, recita un vecchio proverbio. Non è possibile trattenere al lavoro ultrasessantenni che hanno versato contributi per più di 35/40 anni, e nel contempo garantire il lavoro ai giovani. Ciò, posto che una crescita ed espansione perpetua delle imprese non è possibile, come in natura un organismo non può svilupparsi all'infinito. I giovani, sia studenti, sia in attesa di lavoro, sia nullafacenti, contano sulla famiglia, su mamma e papà, senza per questo essere degli scansafatiche. Così come vi fanno spesso affidamento i grandi vecchi, che hanno esigenze assistenziali (spese per badanti, case di riposo, cure e medicinali, ecc.). Dunque, considerati i tagli ai fondi per la sanità e l'assistenza, il Governo non intende abbassare l'età pensionabile perché si rende perfettamente conto che i lavoratori anziani, ultracinquantenni, soprattutto se dipendenti, con lavori stabili e ben retribuiti, sono una fonte preziosa di entrate (fiscali e contributive). Insomma, SIAMO LE VACCHE DA MUNGERE del sistema. Ma anche le mucche si ribellano....