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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ I meccanismi per dare "garanzie" ai giovani

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Faccio questi esempi non per testimoniare la fine del tradizionale sistema di welfare previdenziale pubblico, che rimarrà fondamentale in un sistema di equa ridistribuzione del reddito, semmai per segnalare il funerale - ormai prossimo - dell'arcaico meccanismo di finanziamento del modello assicurativo, basato sul contributo previdenziale capitario che incide fortemente anche sul costo del lavoro e quindi sulla competitività dei sistemi economici.

Con esso entreranno in crisi, più prima che poi, anche i tradizionali meccanismi di calcolo previdenziale basati sui sistemi contributivi che già ora sono per lo più modalità convenzionali/virtuali di misurazione della prestazione e pertanto sempre più distanti dalla realtà, destinati a essere sostituiti in brevissimo tempo da meccanismi di finanziamento basati sulla fiscalità generale quale mezzo più efficace a riequilibrare le disparità reddituali, rispetto al contributo sul lavoro che resta un costo e un ostacolo alla crescita dell'occupazione.

Pertanto, nei Paesi a welfare assicurativo come il nostro, in futuro dovranno individuarsi meccanismi di calcolo della rendita previdenziale più evoluti del semplice calcolo contributivo e più aderenti ai mutati contesti sociali ed economici, anche mediante la reintroduzione di un trattamento minimo previdenziale legato a un periodo minimo di lavoro. Reintroducendo in buona sostanza principi solidaristici nel sistema.

Assisteremo a sistemi di misurazione delle prestazioni previdenziali sempre più orientati alla quantità in termini temporali che assicurerebbe certezze ai giovani che entrano nel mercato del lavoro: il semplice lavorare gli garantirà una pensione, ancorché minima, dando quelle certezze che il sistema contributivo non offre più. Riducendo il costo della contribuzione capitaria si avrà anche un effetto benefico sul costo del lavoro, senza ridurre il valore della prestazione previdenziale, la cui base sarà finanziata da un prelievo fiscale che è uno strumento più efficace di finanziamento.

La società moderna, dovrà certamente essere attenta alla sostenibilità del sistema, ma dovrà anche riappropriarsi di un concetto solidaristico che dia certezze ai giovani lavoratori di avere una pensione pubblica dignitosa - non assistenziale -, al raggiungimento di determinati requisiti di lavoro minimi a prescindere dai contributi capitari versati anche, e soprattutto, nelle ipotesi di lavori saltuari e intermittenti.

Solo così ricostruiremo i fondamentali di coesione sociale che le moderne società "liquide" hanno perduto. 

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COMMENTI
26/10/2016 - le garanzie siamo NOI (Michele Ballarini)

Non è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca, recita un vecchio proverbio. Non è possibile trattenere al lavoro ultrasessantenni che hanno versato contributi per più di 35/40 anni, e nel contempo garantire il lavoro ai giovani. Ciò, posto che una crescita ed espansione perpetua delle imprese non è possibile, come in natura un organismo non può svilupparsi all'infinito. I giovani, sia studenti, sia in attesa di lavoro, sia nullafacenti, contano sulla famiglia, su mamma e papà, senza per questo essere degli scansafatiche. Così come vi fanno spesso affidamento i grandi vecchi, che hanno esigenze assistenziali (spese per badanti, case di riposo, cure e medicinali, ecc.). Dunque, considerati i tagli ai fondi per la sanità e l'assistenza, il Governo non intende abbassare l'età pensionabile perché si rende perfettamente conto che i lavoratori anziani, ultracinquantenni, soprattutto se dipendenti, con lavori stabili e ben retribuiti, sono una fonte preziosa di entrate (fiscali e contributive). Insomma, SIAMO LE VACCHE DA MUNGERE del sistema. Ma anche le mucche si ribellano....