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IL CASO/ La "malattia" che blocca i salari nel pubblico e nei servizi

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In Italia questo spiega in buona parte la diffusione del ruolo delle Cooperative nei settori sociali, solo in piccola parte giustificate da evidenti questioni etiche e morali, ma piuttosto per la capacità di ridurre i costi di produzione (in primis, gli stipendi dei propri dipendenti), permettendo alla maggioranza delle famiglie mono-reddito o comunque a basso reddito di usufruire di determinati servizi. Nel settore della musica dal vivo o del teatro sono presenti anche altri aspetti rilevanti, come la necessità da parte dello Stato di garantire che un settore utile alla crescita culturale dei cittadini resti attivo; in molti casi il comparto non sarebbe in grado di autofinanziarsi ed eventuali economie di scala, per far fronte ai costi di produzione, comporterebbero un livello qualitativo inferiore del prodotto artistico: quindi, lo Stato deve intervenire per colmare il gap  tra produttività e salari.

In tema di Pubblica amministrazione, emerge chiaramente grazie al "morbo" di Baumol come sia impensabile aumentare al momento i salari dei dipendenti pubblici in quasi tutti i settori, dato l'enorme perdita di potere d'acquisto dei lavoratori che svolgono analoghi ruoli nel privato (dall'assistenza ai non autosufficienti, alle scuole paritarie, agli asili nido). È difficile che su questo la "malattia dei costi" possa sbagliarsi, ma se questa valutazione è ritenuta non corretta, i dipendenti pubblici possono sempre licenziarsi e vedere se la teoria è giusta o sbagliata.

Nel settore industriale, soprattutto quello manifatturiero, sarà sempre più rilevante il ruolo della contrattazione "decentrata" vincolata alla produttività della filiera o delle singole imprese, che può garantire un moltiplicatore economico in grado di incrementare i salari reali del settore dei servizi. D'altronde questo è l'unico settore in grado di contrastare il "morbo", un settore sempre più globale che deve ancora comprendere quali saranno gli effetti di Industry 4.0, ovvero la cosiddetta quarta rivoluzione industriale, che con molta probabilità comporterà una riduzione ancora più rilevante di manodopera. Certo non si esclude il ritorno di alcune aziende, ma queste avranno la necessità di assumere un decimo della forza lavoro precedente, in molti casi con maggiori competenze rispetto al passato (quindi sarà difficile una ricollocazione degli ex lavoratori).

La "malattia dei costi" ci suggerisce anche cosa fare per il futuro: se da una parte evidenzia l'impossibilità di aumentare i salari nella Pa, dall'altra ci dice che per mantenere quelli correnti e contemporaneamente garantire il potere d'acquisto ai lavoratori dei servizi locali sarà necessario che i  benefici del progresso tecnologico, una volta realizzati nei settori ad alta crescita della produttività, siano ridistribuiti a vantaggio anche degli altri settori. 

In altre parole, nei prossimi anni, per evitare il "morbo", la teoria della crescita non bilanciata di Baumol giustifica una maggiore tassazione a quelle multinazionali che hanno grandissimi utili e in proporzione pagano tasse molto ridotte (Apple, Microsoft, Amazon, Facebook, ecc.). Se la mano pubblica non interverrà nei confronti di queste aziende (aldilà di quello che già pagano oggi), è bene tener presente che la "malattia dei costi", puntuale come un orologio svizzero, influenzerà l'equilibrio del mercato del lavoro, spingendo in generale i salari dei servizi e del pubblico verso il basso. È la malattia dei costi bellezza! E tu non puoi far niente! Niente!

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