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IL CASO/ La "malattia" che blocca i salari nel pubblico e nei servizi

FRANCESCO GIUBILEO ci spiega perché i salari nel settore del pubblico e nei servizi sono bloccati da anni, citando una delle più rilevanti teorie economiche del nostro secolo

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Parafrasando la famosa frase di Humphrey Bogart alla fine del film L'ultima minaccia, la malattia dei costi (detta anche Effetto o Morbo di Baumol) è un fenomeno economico descritto negli anni Sessanta da William J. Baumol (New York, 26 febbraio 1922) professore della Princeton University, che ancora oggi assume un ruolo fondamentale per comprendere la distribuzione dei salari in tutti i paesi sviluppati e, grazie a Gøsta Esping-Andersen,anche per comprendere gli equilibri in termini di distribuzione dei salari in tema di spesa sociale.

Iniziamo con l'evidenziare l'attuale correlazione tra salari e produttività nei paesi sviluppati, che mostra per l'Italia un quadro terribile. Anche se non aggiornato agli ultimi anni, il quadro è più o meno lo stesso ed è riportato nel grafico a fondo pagina. Il quale mostra la fotografia del mercato del lavoro: ad avere dei problemi è il meccanismo di funzionamento del tessuto produttivo, in primis quello industriale, ed è qui che entra in causa il "morbo" di Baumol. Esso implica che il costo unitario del lavoro aumenti di più nei settori a più bassa crescita di produttività (come quello pubblico e dei servizi) che in quelli ad alta crescita di produttività (come quello tipicamente industriale). 

Il famoso esempio, utilizzato per spiegare la sua teoria della crescita non bilanciata, è quella dello spettacolo dal vivo. Quanto costa produrre dal vivo un quartetto di Vivaldi? Costa la retribuzione da dare a quattro musicisti per un'ora e un quarto circa di esecuzione, più le prove. Possiamo ridurre questi costi ? No, perché è molto difficile in questo settore risparmiare sul tempo. Al nostro quartetto servono oggi esattamente le stesse ore di lavoro di quelle che erano necessarie nel Settecento, e dobbiamo presumere che la retribuzione da corrispondere agli orchestrali non sia rimasta ferma a quella di trecento anni fa, ma si sia evoluta più o meno in linea  con quelle dell'intera economia, influenzate e guidate dalle retribuzioni dei settori trainati dagli  aumenti di produttività. Ad esempio, la produzione di una macchina richiede oggi molte meno ore di lavoro di quante ne richiedesse la produzione nel settore automobilistico quarant'anni fa.

In altri termini, la produttività oraria di un'orchestra da camera non ha nulla a che vedere con la produttività oraria dei settori beneficiari del progresso tecnologico.  Baumol chiama questi tipi di settori (in special modo quelli della cultura, dell'educazione, della cura della persona e di buona parte della Pubblica amministrazione) "a tecnologia stagnante", dato che per motivi strutturali legati alla tipologia di progresso tecnologico di questi settor, la loro produttività cresce a un ritmo minore. 

Successivamente negli anni Novanta Gøsta Esping-Andersen riprende la "malattia dei costi" e la utilizza nella definizione sui tre regimi di welfare (anglosassone; scandinavo; e quello corporativo dell'Europa centrale), spiegando come sia fondamentale nei servizi di cura (sanità, assistenza alla non-autosufficienza, asili nido) e istruzione il ruolo dell'attore pubblico per compensare nei salari il ridotto livello di produttività.

Nei paesi anglosassoni il ruolo dell'attore pubblico è stato drasticamente ridotto dopo le dottrine Thatcher e Reagan. Questo ha comportato il fatto che il salario dei settori a bassa produttività è vincolato al libero mercato e che il "morbo" di Baumol si abbatta sui salari dei dipendenti di questi settori, e in molti casi sul livello di qualità dei servizi offerti.