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Lavoro

PIL E LAVORO/ Il mantra spagnolo pericoloso per l'Italia (e per Renzi)

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No, il problema non è la flessibilità, a meno che per flessibilità non si intenda quel che un ingegnoso industriale brianzolo si sarebbe inventato nei mesi scorsi quando, portata la sua azienda dall’ingrata Italia alla vicina Svizzera ticinese, prese un po’ troppo alla lettera, almeno secondo le autorità elvetiche, la proverbiale elasticità rossocrociata, e così mensilmente pagava gli operai con una certa somma di cui subito dopo si faceva rendere la metà in contanti. Troppo duttile il suo sistema anche per la Svizzera: e così è stato, diciamo, stoppato, bloccato, irrigidito. Insomma, da qualche giorno non è più flessibile. Ma, penserete voi, non è così anche in Italia? Sì certo, visto che tutti noi sappiamo che questo metodo, che i codici chiamano “furto”, è in vigore in troppe zone italiche, e che quindi anche il nostro mercato è tanto flessibile quanto quello considerato fuori legge dalla confinante Confederazione; solo che a differenza delle guardie elvetiche, da noi non si riesce a intervenire.

Torniamo allora al concetto di flessibilità: lasciateci dire che se gli economisti continuano a pestare su questo tasto, ci viene a questo punto il sospetto che le loro competenze, per quanto vaste, siano al servizio di una tesi precostituita. Perché non vorremmo che la discussione su questo tema finisse come quella battuta famosa di un vecchio film nel quale un palermitano informava il suo interlocutore che “il solo problema di Palermo è il traffico”, dimenticandosene di qualche altro più importante.

Il problema italiano sono la non ripresa del sistema industriale, il mancato sviluppo della nostra produzione, il peso delle tasse che schiaccia cittadini, famiglie e imprese, il credito ancora troppo lento e limitato, l’energia dai costi elevatissimi che impediscono di tagliare il prezzo dei beni prodotti, la banda larga che da noi non è, come nel resto del mondo, un prodotto di sviluppo, ma un sistema per “tondere e pelare” le bollette familiari, la concorrenza che ha condotto gli industriali ad acquisire dallo Stato ampie fette di beni a costi limitati, per poi abbandonare le loro imprese, dense di rischi e di fatiche, per limitarsi a guadagnare sui (mai ex) monopoli stessi. Mentre il problema del mercato del lavoro italico è la mancanza di un vero accompagnamento dei lavoratori durante il loro percorso di vita, la non partenza della pur prevista Agenzia di formazione e ricollocamento, il non funzionamento dei Centri per l’impiego.

Se poi vogliamo davvero guardare alla Spagna, allora diciamo subito, se non vogliamo prenderci in giro, che la flessibilità del mercato ha solo fatto il paio con una mini ripresa del sistema produttivo: ma non va dimenticato che la Spagna ha un sistema industriale neppure paragonabile al nostro e che il loro boom degli anni Novanta e del primo Duemila era drogato da un mercato immobiliare che si è sgonfiato alla velocità della luce.