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Lavoro

IDEE/ Il lavoro per migliorare la vita di migranti e italiani

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Per un Paese come il nostro dove solo con il Jobs Act si è scelto in modo deciso di costruire un sistema di servizi al lavoro e tale costruzione è oggi solo al punto di avvio, tali problematiche appaiono ancora più difficili. Finora il tipo di accoglienza offerta ai migranti, che per ragioni non solo economiche arrivano in Italia e hanno diritto di permanenza, sono solo servizi di ospitalità. Anche quando i servizi assicurati da cooperative sociali o soggetti del terzo settore non si sono prestati a scandali come nel caso romano, tali servizi hanno assicurato il minimo di ospitalità, ma senza progetti finalizzati a un'inclusione sociale. Pesano certo i ritardi con cui la nostra burocrazia arriva a certificare i diritti di permanenza. Fra l'arrivo e la certezza di poter rimanere in Italia (o comunque in Europa) passano facilmente dei semestri. Durante questo periodo vengono assicurati vitto e alloggio e una piccola disponibilità economica. 

La presenza diffusa sul territorio di sedi per l'accoglienza rende sempre più evidente la necessità di passare da questa forma di accoglienza passiva a forme pro attive con progetti di inclusione sociale attraverso il lavoro. Nel corso degli ultimi mesi, a partire dalla sensibilità di piccole comunità locali, si sono moltiplicati esempi di progetti di coinvolgimento di richiedenti asilo in progetti di utilità sociale. Dal coinvolgimento in piccoli interventi di lavori di pubblica utilità (pulizia aiuole, cancellazione scritte sui muri, pulizia strade, ecc.) all'offerta di corsi di italiano.

A Milano, nel corso di un'iniziativa ambientalista finalizzata a ripulire aree pubbliche dall'abbandono di rifiuti, un buon numero di migranti ha partecipato volontariamente all'evento assieme a molti volontari milanesi. Ciò che apparteneva fino a quel momento a un dibattito sotterraneo fra operatori del settore accoglienza è così diventato di pubblica evidenza. Sia gli operatori più aperti alla necessità di passare da un'accoglienza passiva a progetti di inclusione, sia l'amministrazione comunale, hanno deciso di affrontare con volontà propositiva questa sfida.

L'accoglienza è una base da mantenere, ma senza un progetto che vede la partecipazione delle persone a un percorso finalizzato a includere attraverso il raggiungimento dell'autonomia economica mediante il lavoro non otterremo quell'integrazione fra diversi che è la migliore risposta anche a chi vede con sospetto ed egoismo la stessa accoglienza oggi in atto.

Sostenere questo passaggio a modelli di pro attivazione delle persone richiede impegni a molti livelli. Non si può aspettare mesi e mesi un parere sulla possibilità di impegnarsi in attività utili. Ma anche fra gli operatori vi è bisogno di passare dall'essere erogatori passivi di servizi a essere integratori di reti di accoglienza e inclusione. È una svolta possibile e che velocizza anche il formarsi di reti di servizi che saranno un acceleratore anche alla crescita di servizi utili per tutti.

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COMMENTI
08/10/2016 - C'è chi lo fa già (Angelo Spadanuda)

A Petacciato (CB) in un Centro di Prima Accoglienza per richiedenti asilo è da più di un anno che con i migranti facciamo un percorso di inclusione socio-lavorativa, coinvolgendoli in attività di volontariato con il Comune. Adesso che il progetto sta per finire torniamo al punto di partenza