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ALMAVIVA/ Quel problema italiano che va oltre 2.500 esuberi

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Sia chiaro: nessuno può pensare di frenare lo sviluppo tecnologico per salvare qualche posto di lavoro, e comunque non è mai accaduto nella storia dell’economia occidentale. Frenare la tecnologia no, ripensare il welfare in chiave tecnologica sì. E però anche questa tendenza sembra mancare del tutto oggi in Italia. Nel campo dei call center, come anche in quello - meno simpatico ma in realtà tutt’altro che integralmente inquinato - dei bancari, che notoriamente celano nei loro istituti esuberi (alias, gente che non ha nulla da fare da mattina a sera eppure costa!) pari a una metà degli effetti, circa 150 mila solo in Italia.

Ecco, anche le banche come gli altri settori esposti all’innovazione tecnologica, perderanno risorse umane a bocca di barile. E lo Stato che fa? “S’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità”, come cantava Fabrizio De Andrè. Non a caso il confindustriale Tripi, pur solitamente molto moderato, ha fatto sciorinare dalla sua azienda una severa reprimenda all’indirizzo dei politici, che nulla fanno per difendere se non altro a breve termine i posti di lavoro minacciati dall’innovazione nei call center italiani, dalla concorrenza sleale, in puro social dumping, di molti Paesi del Mediterraneo dove la manodopera è pagata pochissimo. Troppo poco, per essere posta in condizioni dignitose di lavoro e di vita.

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