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ORARI DI LAVORO/ Come cambiano (anche) in Italia con la rivoluzione dei contratti?

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Ma c’è un secondo punto che colpisce di queste riflessioni che stanno attraversando il recinto nel quale i contrattualisti sindacali e imprenditoriali si confrontano in una sfida da OK Corral. In effetti, sdoganare l’orario, renderlo flessibile e nella disponibilità della contrattazione regionale rappresenterebbe un indubbio passo avanti sulla strada che conduce al sorpasso della contrattazione di secondo livello su quella nazionale.

In altri termini, nella diatriba che oppone oggi chi, come Cgil ma anche settori degli altri sindacati, si erge contro lo smantellamento della contrattazione nazionale, a coloro che invece vedrebbero di buon occhio la fine dei grandi Contratti nazionali omnicomprensivi, sarebbero proprio questi ultimi ad avere la meglio. Cadrebbe una vera e propria diga, e si aprirebbero sterminate e inesplorate praterie contrattuali. Troppo pericoloso, dunque, compiere un simile passo? Stando ai rumors che giungono dalle stanze in cui si discute di questi temi, sembra che sindacati e controparti non siano per nulla contrari ad affacciarsi su questo sconosciuto continente. Come dire che potremmo trovarci di fronte nei prossimi giorni a una vera e propria avvisaglia di una rivoluzione contrattuale, alla definitiva evoluzione da una contrattazione nazionale monolitica a una contrattazione localizzata, aziendalizzata.

Vuoi vedere che si arriverà prima o poi a una contrattazione davvero rovesciata, nella quale i livelli superiori fanno opera sussidiaria, lasciando a quelli inferiori di trovare propri equilibri e di inventare soluzioni innovative e adeguate alle proprie esigenze, senza attendere che le grandi regole nazionali assorbano, tra mediazioni e contestazioni di ogni genere, le esigenze aziendali?

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