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BONUS ASSUNZIONI AL SUD/ Il "turbo" di Renzi in vista del referendum

Matteo Renzi, spiega SERGIO LUCIANO, si è reso conto che al Sud i no al referendum sono in testa e per questo ha deciso di aumentare le promesse sul Mezzogiorno

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Nella convinzione di "bastare a se stesso", Matteo Renzi aveva completamente ignorato numerosi interlocutori, nel suo programma di governo, tra cui il Sud: e non aveva inserito un ministero per il Mezzogiorno nel suo esecutivo. Lo "storytelling" positivista dell'Italia che cambia verso e risorge dal piagnonismo era un "format" decisamente antagonista rispetto all'innegabile piagnonismo del Sud e dei politici meridionali. Nella prima legge di Bilancio tutta sua, quella per il 2015, tra manovra economica e decreto Sblocca Italia, l'81% dei finanziamenti era andato al Centro Nord. La relazione con i governatori delle grandi regioni meridionali era pessima: rapporti tesi con Crocetta in Sicilia, difficili con Caldoro in Campania, assai dialettici con l'asse ideale Vendola-Emiliano in Puglia.

Poi, col focalizzarsi di tutta l'azione politica del premier - ovvero, di tutta l'azione politica del Paese, per l'assordante silenzio di qualunque altra voce intellegibile - sul referendum costituzionale, qualcosa o qualcuno gli ha fatto capire che doveva far di tutto per recuperare consensi al Sud: i sondaggi sul forte vantaggio del no in quelle Regioni. E Renzi ha cambiato strategia, mettendo in atto una comunicazione martellante basata su promesse e impegni per il Sud di segno completamente nuovo rispetto alla trascuratezza originaria.

Il primo segnale è stato quello del luglio scorso sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria, eterna incompiuta, con la promessa di completarne la costruzione entro l'anno lanciata all'inaugurazione di una breve nuova tratta. Poi la ripresa del progetto chimerico del Ponte sullo Stretto, preso come simbolo della determinazione positiva del giovane leader contrapposta allo sfascismo nichilista dei gufi che dicono sempre no per non dare spazio alle mafie nei lavori pubblici. Ma i sondaggi non cambiavano segno. E allora Renzi ha messo il turbo. Con la decisione di stanziare 750 milioni per mantenere gli incentivi pieni per le imprese che assumono nel 2017 ma solo al Sud. E con la benevola attenzione prestata alla proposta del suo - a volte imbarazzante - supporter Vincenzo De Luca, governatore della Campania: assumere 200 mila statali subito nelle regioni del Sud per rilanciare l'occupazione.

Al di là delle ovvie ironie su come tutto questo promessismo sembri preso pari-pari dai film di Cetto Laqualunque - il web è pieno di parodie e accostamenti tra frasi vere di Renzi e frasi dei copioni di Cetto - il dramma per Renzi è che non è detto che bastino a bilanciare la profonda, metabolica, diffidenza dell'opinione pubblica meridionale verso qualunque richiesta pressante di qualunque politico per quanto presentata come indispensabile nell'interesse di tutti. Il riflesso mentale condizionato di fronte a un politico che dice - a noi meridionali - "è indispensabile che tu faccia come ti dico io, per il bene di tutti", è solo e sempre uno: dov'è la fregatura?


COMMENTI
18/11/2016 - SOLO CHIACCHIERE ... (vincenzo ioculano)

Ormai il Mezzogiorno è andato in pensione a km. zero.Almeno negli anni settanta avevamo la possibilità di emigrare al nord e in qualche modo compensava il divario che c'era con il sud. Oggi i nostri figli non anno neanche questa opportunità. Renzi è una persona molto intelligente, ma è " nu chiachiella" detto in dialetto stretto . Ormai siamo stufi di proclami fatti anche prima di Renzi.