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Lavoro

RIFORMA PENSIONI NOVITÀ 2016/ Oggi 18 novembre. Ape, nuovo attacco di Susanna Camusso (ultime notizie live e news)

Riforma pensioni 2016 news, oggi 18 novembre: l'Usb chiede un intervento contro la disparità tra generi. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

Foto: LaPresseFoto: LaPresse

Susanna Camusso attacca nuovamente l’Ape, misura cardine della riforma delle pensioni del Governo Renzi. Intervistata dall’Agi, il Segretario generale della Cgil ha infatti parato di diversi temi, tra cui appunto quello degli interventi previdenziali varati dall’esecutivo. La sindacalista ha riconosciuto che Renzi si è reso conto che “quello della previdenza è uno dei grandi nervi scoperti di questo Paese”, tuttavia le soluzioni che sono state trovate non sono del tutto soddisfacenti. L’Anticipo pensionistico, in particolare, risulta essere uno strumento finanziario, più che previdenziale. La Camusso ha anche ironizzato sul fatto che lo stesso nome Ape “dice che è fastidioso”. Non è certo la prima volta che la Cgil punta l’indice contro l’Ape e probabilmente continuerà a evidenziare che si tratta di uno strumento poco utile per rispondere alla richieste di flessibilità pensionistica.

I lavoratori precoci non hanno certo apprezzato la riforma delle pensioni varata dal Governo. Antonio Boccuzzi ha tuttavia pensato di invitarli a partecipare a un incontro pubblico che si svolgerà lunedì 21 novembre al Palavela di Torino alle 20:30, cui prenderà parte anche Tommaso Nannicini. Il deputato del Pd ha postato sul gruppo Facebook “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti”, la locandina dell’incontro, organizzato dal suo partito, dedicato proprio a esodati, lavoratori precoci e lavori usuranti, in cui oltre al sottosegretario alla Presidenza del consiglio, che ha lavorato in prima persona alla riforma delle pensioni, ci saranno il Senatore del Pd Stefano Esposito, il giornalista di Repubblica Paolo Griseri e lo stesso Boccuzzi. Il quale ha chiesto ai precoci di intervenire nel corso del dibattito che ci sarà.

Il 26 novembre è in programma a Roma una manifestazione nazionale contro la violenza degli uomini sulle donne. La quale sarà preceduta da un’assemblea pubblica programma per lunedì 21 novembre in Campidoglio. L’Unione sindacale di base ha deciso di aderire all’iniziativa, sottolineando anche le differenze tra uomini e donne esistenti in campo lavorativo e pensionistico. L’Usb ricorda infatti che il divario retributivo e la discontinuità lavorativa fanno sì che l’importo medio pensionistico percepito dalla donne sia inferiore del 29% rispetto a quello degli uomini. Dunque bisognerebbe intervenire per evitare queste forti disparità tra generi.

I lavoratori precoci non hanno gradito le recenti prese di posizione di Giuliano Cazzola, il quale si chiedeva, viste gli interventi della riforma delle pensioni e le tante richieste sul tema, chi in Italia andasse ancora in pensione con la Legge Fornero. Moreno Barbuti, uno degli animatori del gruppo Facebook Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti, ha quindi deciso di scrivere all’ex vicepresidente della Camera, ricordandogli che loro stanno lottando per poter scegliere quando andare in pensione, come del resto lui ha potuto fare, anziché essere obbligati a rimanere a lavoro da una legge. L’invito a Cazzola è quello poi di non giustificare la mancata approvazione di Quota 41 con il fatto che si può lavorare più di 40 anni come ha fatto lui, perché in ogni caso ha avuto la possibilità di scegliere se rinunciare ad andare o meno in pensione con 35 anni di contributi. Cosa che i lavoratori precoci oggi non possono permettersi.

In attesa di novità sulla riforma delle pensioni che sta compiendo il proprio iter parlamentare, va segnalato che la relazione contenente i dati del contatore di Opzione donna è arrivata in commissione Lavoro della Camera. I dati sembrano evidenziare che dei preventivati 160 milioni di euro per il 2016 ne siano stati spesi circa 81,5 e che vi ne siano altri 20,5 conteggiati come oneri fino a fine anno. Dunque “l’avanzo” sarebbe di poco inferiore a 58 milioni. Resta quindi da capire cosa sia possibile fare con questa cifra, se cioè sia sufficiente quanto meno a consentire alle nate nell’ultimo trimestre del 1957-58 di accedere a Opzione donna. Probabilmente grazie ai continui contatti con Cesare Damiano, i comitati potranno capirlo in tempi abbastanza brevi. Si spera che non ci siano brutte sorprese.

La riforma  delle pensioni contenuta nella Legge di stabilità prosegue il suo iter parlamentare e alcuni emendamenti cercheranno di intervenire anche sull’ottava salvaguardia degli esodati. In questo senso si mira anche a inserire i “lavoratori quindicenni”, ovvero coloro che in virtù della riforma del 1992 potevano accedere alla pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi, ma che la riforma Fornero ha “bloccato”. Tuttavia per poter essere ammessi dovranno soddisfare alcuni requisiti, come l’aver risolto il rapporto di lavoro in via consensuale entro giugno 2012 o essere stati licenziati o aver dato le dimissione tra il 1° gennaio 2007 e il 31 dicembre 2011 oppure essere autorizzati al versamento di contributi volontari entro il 4 dicembre 2011 e aver versato almeno un contributo volontario alla data del 6 dicembre 2011. In ogni caso sarà meglio aspettare il testo definitivo dell’ottava salvaguardia per capire quanti di loro potranno accedervi.

L’accordo trovato tra il Governo e le varie sigle sindacali, inerente alla riforma delle pensioni sta per essere tradotto in legge nell’ambito della Legge di Stabilità. La Cgil, la Uil, la Cisl e gli altri sindacati hanno sottolineato come durante questa fase faranno un’opera di supervisione in maniera che non si possano cambiare le carte in tavola. Intanto si scopre scrutando le tabelle della presentazione degli interventi sulla previdenza in legge di bilancio presente sul sito web di Tomaso Nannicini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che la rata relativa all’Ape volontaria potrà variare da un minimo del 2% fino ad un massimo del 5,5% all’anno a seconda di quanto sia l’entità dell’assegno previdenziale mensile richiesto. Per poter avere un’idea di quanto si dovrà poi pagare nel corso della fase di rimborso, si possono consultare le suddette tabelle. Ad esempio se si vuole una pensione pari all’85% di quella netta maturata allora nelle fase di rimborso sarà in media pari al 4,7% ad anno.

La Commissione europea non sembra gradire alcune delle misure di riforma delle pensioni messe in campo dal Governo. Bruxelles, ieri, ha infatti evidenziato come il Documento programmatico di bilancio 2017 dell'Italia rischi di non essere conforme alle regole dell'Ue, perché potrebbe comportare “una significativa deviazione dalla strada di aggiustamento verso gli obiettivi di medio termine”. Questo perché ci sono misure di riduzione della spesa che vengono giudicate di impatto incerto e perché, “la decisione di abrogare gli aumenti dell’Iva già previsti dalla legge, combinati con un aumento addizionale della spesa (pensioni incluse), pone dubbi seri sulla credibilità della strategia di bilancio italiana rispetto al raggiungimento dell’obiettivo di medio termine”. Insomma, i 7 miliardi di euro stanziati in tre anni per le pensioni non sembrano essere “controbilanciati” da misure certe di contenimento della spesa.

Il Movimento 5 Stelle ha presentato al Senato una mozione che riguarda anche le disposizioni contenute nella riforma delle pensioni targata Fornero del 2011. Nunzia Catalfo, dalla sua pagina Facebook, ha spiegato infatti che nel testo redatto si chiede di dare completa attuazione alla sentenza con cui la Corte Costituzionale ha ritenuto illegittimo il blocco dell’indicizzazione delle pensioni. I pentastellati chiedono anche di innalzare le pensioni minime almeno a 780 euro mensili, cifra che rappresenta la soglia di rischio povertà, di aumentare la no tax area per i pensionati a 9.360 euro, di introdurre la possibilità di accedere alla pensione dopo 41 anni di contributi versati indipendentemente dall’età anagrafica, la cancellazione dell’onerosità delle ricongiunzioni contributive presso l’Inps.

Nelle sue punture di spillo pubblicate su Formiche.net, Giuliano Cazzola è tornato a commentare la riforma delle pensioni. Con alcune righe dedicate agli interventi previdenziali e agli emendamenti alla Legge di stabilità che sono stati presentati negli ultimi giorni. “Ottava salvaguardia per gli esodati, proroga della opzione donna, sconti sui requisiti dei cosiddetti lavoratori precoci, Ape, lavori usuranti e quant’altro. Ma c’è davvero qualcuno in Italia costretto ad andare in pensione con le regole introdotte dalla riforma Fornero?”. Certamente non mancheranno delle polemiche su queste parole dell’ex vicepresidente della commissione Lavoro della Camera.

Le votazioni degli emendamenti alla Legge di stabilità in commissione Bilancio della Camera dovrebbero iniziare domenica pomeriggio. Tre le diverse proposte di modifica della manovra, ve ne sono alcune che riguardano direttamente la riforma delle pensioni. Il Sole 24 Ore tra questi ricorda la proroga di Opzione donna (dal 31 dicembre 2015 al 31 luglio 2016), la diminuzione da 36 a 35 per gli anni di contributi minimi richiesti per l’accesso all’Ape social per i lavori gravosi. Al di là dei temi previdenziali, ve ne sono altri che interessano tutti i cittadini, come la riduzione del canone Rai fino a 50 euro, dagli attuali 100 e dai 90 previsti nella Legge di bilancio proposta dal Governo.

La riforma delle pensioni varata dal Governo non sembra premiare Renzi nei sondaggi. Lo riporta La Stampa, in un’analisi sul recente atteggiamento anti-Ue mostrato dal Premier, che sarebbe funzionale a ottenere maggiori consensi in vista del referendum del 4 dicembre. Scrive Fabio Martini sul quotidiano torinese: “Più Renzi spingeva l’acceleratore di provvedimenti gratificanti per milioni di cittadini e più i sondaggi restavano fermi. Le pensioni e le quattordicesime a più di due milioni di pensionati? L’'effetto sui sondaggi non è stato apprezzabile”. E di certo nemmeno l’Ape, almeno nella sua forma volontaria, sembra essere una misura apprezzata dagli italiani.

C’è chi non sta prendendo bene l’ipotesi che insieme alla riforma delle pensioni non arrivi la proroga di Opzione donna ben oltre i sei mesi che sono previsti nell’emendamento approvato dalla commissione Lavoro della Camera. E a farne le spese sono le amministratrici del gruppo Facebook “Opzione donna proroga al 2018”, che sono diventate bersaglio della frustrazione di chi teme di vedere infranta la propria aspettativa. Giulia Molinaro, una delle amministratrici, ha infatti segnalato in un post che è capitato che arrivassero dei commenti non proprio simpatici nei confronti di chi sottrae parte del proprio tempo libero per un’attività non retribuita atta a ottenere qualcosa in cui si crede. La Molinaro ha dovuto specificare un qualcosa che incredibilmente sembra non essere stato afferrato da tutte le frequentatrici del gruppo Facebook, ovvero che l’ipotesi della proroga sta venendo meno per mancanza di volontà politica e di risorse pubbliche e non certo per scarso impegno o volontà delle amministratrici del gruppo.

L’ottava salvaguardia degli esodati continua a non incontrare né il favore degli esodati stessi, né di altri soggetti. Non solo Confindustria, ma anche l’Ufficio parlamentare di bilancio, in un rapporto, ha affrontato il tema che, come la riforma delle pensioni, fa parte della Legge di stabilità 2017. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, l’Upb avrebbe evidenziato che il provvedimento ha una contraddizione in più rispetto alla settima salvaguardia. “Il ddl di bilancio 2017 avvia l’Ape e l’Ape sociale e introduce misure per favorire l’accesso al pensionamento dei lavoratori sottoposti ai cosiddetti lavorai usuranti e dei lavoratori precoci. Si ha quindi la compresenza, nello stesso testo di legge, da un lato, di misure di riduzione dei requisiti di pensionamento che rivelano uno sforzo seppure migliorabile di targeting e che, come per i precoci e i lavoratori con attività usuranti, hanno carattere strutturale e, dall’altro lato, della nuova salvaguardia, priva di targeting e di natura non strutturale”, è scritto nel rapporto.

Più passano i giorni, più emergono delle novità sull’Ape, misura cardine della riforma delle pensioni varata dal Governo. Infatti, dopo aver scoperto che non è prevista la tredicesima e che un emendamento vorrebbe obbligare i cittadini che richiedono l’anticipo pensionistico a dotarsi dello Spid, ora si scopre che una volta richiesto l’Ape, ci saranno 30 giorni di tempo per cambiare idea e non farvi ricorso. Lo ha spiegato Giuliano Poletti durante la puntata di diMartedì, andata in onda ieri sera su La 7. Il ministro del Lavoro ha poi detto che, "considerando tutte le tipologie di intervento,  abbiamo calcolato che potranno utilizzarle circa 100mila persone all’anno".

In queste settimane stanno continuano le iniziative sul territorio, da parte dei sindacati, per illustrare i contenuti dell’intesa sul governo che è servita da base per la riforma delle pensioni. Ieri alla Cassa edile di Lecce, secondo quanto riporta SudNews.it, Gianni Forte ha spiegato che l’intesa Governo-sindacati è servita a rompere una sorta di tabù, quello secondo il quale non era necessario un confronto con la rappresentanza sociale. “Con questa intesa, caparbiamente voluta dai sindacati e che lascia ancora alcuni capitoli che non ci soddisfano, abbiamo fatto assumere degli impegni dal governo, sostenendo le nostre proposte. E non era per nulla scontato”, ha detto poi il Segretario generale dello Spi-Cgil Puglia, secondo il quale “i risultati acquisiti rappresentano comunque un passo in avanti apprezzabile. Solo l'operazione sulla quattordicesima per le pensioni basse porterà benefici al 78% dei pensionati pugliesi che ricevono un assegno mensile inferiore ai mille euro”.

L’emendamento per l’estensione di Opzione donna è stato ammesso in commissione Bilancio della Camera, dove attualmente si trova la Legge di stabilità, che contiene anche la riforma delle pensioni, per proseguire il suo iter parlamentare. Le nate nell’ultimo trimestre del 1957-58, riunite in un gruppo Facebook, ne danno notizia, grazie a quanto comunicato loro da Cesare Damiano. A questo punto non resta che aspettare la votazione in commissione. Se l’emendamento verrà approvato, sarà difficile poi stralciarlo dalla manovra. A meno che il Governo non decide di porre la fiducia sul testo originario. È successo in altre occasione, ma l’esecutivo ha spesso presentato maxi-emendamenti comprensivi di aggiustamenti ritenuti importanti. 

L’Ugl non ha espresso un buon parere sulla Legge di stabilità 2017 nel corso dell’audizione presso le Commissioni riunite Bilancio della Camera e del Senato. Anche per il capitolo riguardante la riforma delle pensioni. Fiovo Bitti ha infatti spiegato che "la soluzione adottata dall'esecutivo, in particolare l'Anticipo finanziario a garanzia pensionistica (Ape), suscita delle perplessità in quanto scarica sulla singola persona costi significativi che si rifletteranno anche pesantemente sul suo potere d'acquisto al momento del pensionamento effettivo". Nel complesso, secondo il Segretario confederale dell’Ugl, "si è davanti a una manovra che guarda più alle imprese che alle famiglie".

I lavoratori precoci continuano a chiedere che la riforma delle pensioni contenga Quota 41 per tutti, ma le ultime dichiarazioni degli esponenti della maggioranza fanno capire che per ora è possibile garantirla ad alcune categorie di lavoratori, considerando ciò come una sorta di “primo passo”. Questo vuol dire che in futuro verrà estesa la possibilità di andare in pensione dopo 41 anni di contributi? Non tutti i lavoratori precoci sembrano crederci. Ovviamente in tanti vorrebbero vedere subito raggiunto quel traguardo per cui si battono da diversi mesi. Ma c’è anche una sorta di mancanza di fiducia nelle politiche del governo. Del resto Quota 41 è una proposta condivisa da tutte le forze politiche in commissione Lavoro della Camera, ma questo non è stato sufficiente a farla approvare per tutti. Si è detto anche per mancanza di risorse, ma alcuni non possono fare a meno di notare che per altri capitoli di spesa queste sono state trovate.

Cesare Damiano torna a sottolineare l’importanza dell’emendamento che la commissione Lavoro della Camera da lui presieduta ha approvato per quel che riguarda Opzione donna. Se sarà inserito a tutti gli effetti nella Legge di stabilità, che già contiene la riforma delle pensioni, si potranno “ricomprendere le donne di 57-58 anni sul quarto trimestre 2015”. Di fatto le “escluse” dalla proroga varata alla fine dello scorso anno. Tutto ciò grazie al fatto di spostare i termini della sperimentazione dal 31 dicembre 2015 al 31 luglio 2016. La proposta non dovrebbe incontrare grossi ostacoli, considerando che lo stesso ex ministro del Lavoro ha sottolineato che l’emendamento accetta “la logica della saracinesca”. Quindi si useranno le risorse avanzate rispetto ai 2,5 miliardi di euro stanziati lo scorso anno. Una volta esauriti i fondi, l’emendamento non avrà effetto.

La riforma delle pensioni frutto dell’intenso confronto tra il Governo Renzi e le varie parti sociali, sta per portare alla platea di lavoratori interessati una serie di vantaggi piuttosto interessanti tra cui quella del poter andare in pensione con un anticipo massimo pari a 3 anni e 7 mesi. Un accordo quindi valutato quasi da tutti in maniera e positivo e sul quale lo Spi\Cgil ha deciso di organizzare tra lunedì 21 novembre e martedì 29 quattro incontri per spiegare il tutto ai cittadini. Dell’iniziativa ha parlato il segretario della Spi Vda Gaetano Maiorana il quale ha avuto anche parole di apprezzamento per quanto concordato con il Governo: “Erano dieci anni che non si muoveva nulla, anzi le cose peggioravano e con questo Protocollo finalmente si danno risposte ai pensionati e ai pensionandi con interventi sulla quattordicesima, sulla no tax area, sui lavori usuranti, sui lavoratori precoci e sulle ricongiunzioni onerose. Non abbiamo portato a casa tutto e ci vorrà ancora del tempo per riuscire a fare a pieno quello che vorremmo. Ma è un buon punto di partenza".

L’Italia avrà una riforma delle pensioni per il 2017, ma sul nostro Paese restano alcune preoccupazioni. CorrierEconomia ha infatti riportato ieri le parole di Marco Valerio Morelli, amministratore delegato di Mercer Italia, secondo il quale “invecchiamento della popolazione, bassi tassi di natalità e aspettativa di vita sempre più lunga impongono all’Italia di riconsiderare il proprio sistema pensionistico”. Il punto debole del nostro Paese sembra essere la previdenza complementare, ancora troppo poco sviluppata. Questo rende penalizza la sostenibilità di lungo periodo del sistema. Per Morelli, quindi, “bisogna aumentare la copertura del sistema pensionistico privato e ridurre l’accesso, prima del pensionamento, a benefit di natura previdenziale”.

La Legge di stabilità 2017, che contiene anche la riforma delle pensioni, prosegue il suo iter parlamentare e in questi giorni sono stati presentati diversi emendamenti. Per quel che riguarda l’Ape, non c’è solo la richieste della commissione Lavoro della Camera di portare da 36 a 35 gli anni di contribuzione necessari ad accedere all’Ape social nel caso si rientri nella platea dei lavori gravosi. Secondo quanto riporta Repubblica, infatti, un emendamento chiederebbe di far dotare i pensionandi intenzionati a ricorrere all’Ape dello Spid (Sistema pubblico di identità digitale), introdotto dal Governo per cercare di avere un’amministrazione pubblica sempre più efficiente. Il motivo di questo emendamento potrebbe essere quello di portare i cittadini più avanti con l’età a dotarsi di un’identità digitale che altrimenti difficilmente richiederebbero autonomamente. Vedremo se l’emendamento verrà accolto nella Legge di stabilità o meno.

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