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Lavoro

IL CASO/ La scuola "alla tedesca" che aiuta a trovare lavoro

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L'esperienza di Et Labora, indica una possibile strada di crescita per un settore che in Italia è in ritardo. Abbiamo un grave problema di disoccupazione giovanile e un rapporto scuola-impresa che non si è mai sviluppato avendo al centro le esigenze di chi cerca opportunità di lavoro ed è disposto a qualificarsi per le posizioni lavorative che restano scoperte nei vari settori produttivi.

Ciò che però emerge è che non tutta la formazione è uguale. Eccellenze come quella citata sono nate solo in quelle regioni che hanno scommesso sulla possibilità di una formazione sussidiaria e sulla autonomia degli Iefp che pongono al centro del loro operare la valorizzazione dei talenti presenti in tutti i giovani.

Le regioni che hanno permesso e sostenuto la crescita di una offerta di formatori di questo tipo sono poche. La prevalenza è stata quella di modelli dirigistici dove è l'assessorato regionale a decidere i percorsi che vengono ritenuti utili. Così, anche quando escono alcuni corsi funzionanti, spesso organizzati direttamente dalle imprese e concessi dalla politica (come il caso Ducati in Emilia Romagna), non si sviluppa comunque un sistema di relazioni fra formatori e sistema delle imprese. Solo il crescere di tali reti permette di far aumentare sul nostro territorio, caratterizzato da poche grandi imprese e da molte imprese di piccole dimensioni, un collegamento fra esigenze del sistema produttivo e percorsi formativi adeguati, ossia un sistema duale capace di attecchire e riprodursi anche con le particolarità del sistema industriale italiano.

Dobbiamo partire dalle eccellenze che sono cresciute nel corso di questi primi anni di avvio del rapporto fra formazione professionale e rappresentanze aziendali. Il passo avanti è però assicurare le condizioni politiche e di sostenibilità perché il modello sia replicabile su tutto il territorio nazionale e diventi un pilastro essenziale del nuovo modello di servizi al lavoro introdotto con il Jobs Act per rispondere strutturalmente alla disoccupazione giovanile.

A ciò si aggiunga che a sviluppare le eccellenze formative rivolte ai giovani sono strutture che pongono al centro del loro agire la valorizzazione della persona e che ritengono il lavoro la relazione fondamentale del percorso educativo. Chi abbandona la scuola esprime spesso un rifiuto per un luogo incapace di fare emergere i talenti di ciascuno. Solo partendo da una scommessa sulle capacità di questi giovani è possibile riportarli ad avere una coscienza di sé che è la base dell'occupabilità nella vita.

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