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CONTRATTI STATALI/ Se 85 euro diventano un'occasione persa

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In molti, infatti, potrebbero leggere in questa scelta un ritorno alla distribuzione del denaro che prescinda da professionalità, impegno, collaborazione, partecipazione e invece un tentativo di appiattire i livelli salariali, di ridurre il gap tra le diverse figure professionali. Il che, ovviamente, andrebbe a danno della qualità del servizio pubblico. Ma, come sempre, ci sono alcuni "se" di cui si deve tener conto.

Intanto mancano ancora troppi tasselli per poter discutere con calma e cognizione di causa di questa novità che a prima vista alcuni hanno giudicato una sorpresa di natura elettorale (e forse non a caso gli 85 euro di cui si discute oggi echeggiano gli ormai mitici 80 euro renziani), e però non va dimenticato che oltre al criterio di distribuzione degli 85 euro il tavolo porterebbe con sé pure il superamento della Riforma Brunetta: si dimenticherebbe così il contratto fatto per legge e si tornerebbe a una contrattazione di tipo privatistico anche nel settore pubblico. Sarebbe questo un passo avanti importante al quale, però, ripetiamolo, andranno affiancate altre decisioni, se si vorrà recuperare la distanza che ancora separa il sentire comune dei cittadini dall'immagine che essi hanno dei propri pubblici dipendenti. 

Si tratterà, infatti, di lavorare perché una parte consistente degli aumenti vada sulla contrattazione di secondo livello, una vera cenerentola in un settore che pure impiega tanti italiani e così decisivo per il futuro dell'economia del nostro Paese. Se si riusciranno a spostare quote di salario, e a collegarle sempre più con il bisogno locale e sempre meno con grandi progetti, dal centro alla periferia, allora forse si riusciranno anche a differenziare i contratti, e quindi i riconoscimenti salariali, di settori che sono così profondamente disuguali come la Scuola e la Sanità, i Ministeri o gli Enti locali, le Agenzie delle entrate e la Giustizia. Senza dimenticare che corollario del contratto sono gli investimenti che prima o poi dovranno sostenere una vera riforma della Pubblica amministrazione che la metta al passo con i tempi.

Sono queste le premesse di ogni passo che voglia arrivare a una contrattazione pubblica che premi l'impegno, la professionalità, l'innovazione, la formazione del pubblico dipendente. Ecco, se tutta la discussione si ferma agli 85 euro, l'impressione è che si rischi di perdere un'altra occasione, l'ennesima per ridare una dignità a tanti dipendenti che, siamo certi perché ogni giorno essi sono sotto gli occhi di tutti, non si recano a timbrare il cartellino in mutande!

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