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CONTRATTI STATALI/ Se 85 euro diventano un'occasione persa

Governo e parti sociali sono entrati nel vivo della trattativa per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici. Sul tavolo un aumento medio di 85 euro. Il commento di GERARDO LARGHI

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Sono giorni convulsi per chi si occupa di contratti e contrattazione. Da un lato c'è la madre di tutti i contratti, o almeno quello che una volta si considerava tale ma che a questo punto è una tra le tante trattative, e cioè la discussione intorno al Ccnl dei metalmeccanici, dall'altro lato ci sono gli accordi fatti nel settore artigiano e del commercio, che recano con sé le promesse (o le promesse?) di future clamorose novità, tant'è che si parla perfino di una possibile riduzione del numero dei contratti nazionali.

Poi c'è sullo sfondo, solo soletto, deserto direbbe il padre Dante, con un volto mesto, emaciato, quasi fosse lui il brutto anatroccolo tra tanti bei cigni, il contratto quadro dei dipendenti pubblici, cioè di quella milionata e oltre di lavoratori che vengono da un settennio di vacche magrissime, fatto di rinvii contrattuali, di tagli agli organici, e soprattutto di novità per nulla gradite, come l'essere additati al pubblico ludibrio quali origini e cause di tanti, troppi, mali italici.

Certo, tra vigili in mutande che timbrano il cartellino, brave impiegate comunali che alternano l'estensione di un certificato con la spesa mattutina al vicino supermercato, solerti funzionari che si dedicano al secondo e terzo lavoro assai più che al primo, appare davvero difficile convincere la pubblica opinione che quelli di cui si occupa la cronaca sono solo casi isolati, poche mele marce, i residui di un'epoca, e un'epica, ormai passate. Siccome, infatti, fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce, varranno sempre più le immagini di Sanremo (inteso come scandalo, non come Festival), che non quelle di tante scuole, piccole e grandi, o magari di tanti dipendenti pubblici seri e solerti che fanno in pieno il loro dovere e anche oltre.

Ma cos'ha a che fare tutto ciò con il contratto quadro del Pubblico impiego del quale Governo e parti sociali stanno discutendo? Semplice: siccome sul tavolo ci sono pochi soldi, decidere come impiegarli non è una variabile indipendente. E se le notizie che arrivano dal tavolo sono vere, allora la distribuzione di quegli 85 euro a lavoratore rappresenta la porta del futuro, sono le forche caudine da cui si deve passare per costruire un nuovo patto di fiducia tra i lavoratori.

La trattativa, dunque, è di fronte a un passaggio decisivo: il Governo ha messo a disposizione quella somma media per ogni lavoratore nel prossimo triennio, ma ha anche avanzato una proposta di distribuzione inusuale. Secondo quanto sostenuto da alcuni protagonisti della trattativa, infatti, la somma non sarebbe ripartita, al solito, a salire secondo livelli e competenze, ma in un primo momento una quota maggiore andrebbe a favore dei livelli retributivi più bassi e una quota minore a favore delle professionalità più alte, e ciò onde consentire un maggior recupero del potere d'acquisto a chi più in questi anni ne ha perso.

Insomma Collaboratori scolastici, Oss, livelli e qualifiche meno professionalizzate si vedrebbero riconosciuta una quota di salario maggiore rispetto a Docenti, Infermieri, Capi ufficio: il che, a prima vista, potrebbe apparire davvero strano; anzi, sarebbe una vera e propria rivoluzione, che, sempre a prima vista potrebbe non essere gradita da una larga parte del mondo degli statali e soprattutto non si sa quanto in linea con la richiesta, che sale sempre più dagli italiani, di una riforma profonda della Pubblica amministrazione.