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CONTRATTI STATALI/ Rinnovo e aumento stipendi dipendenti: chiusura trattativa entro 4 dicembre? (Ultime notizie oggi 26 novembre 2016)

Contratti Statali, aumento e rinnovo stipendi dipendenti: il 30 novembre il governo convocata il tavolo con i sindacati (Ultime notizie oggi 26 novembre 2016)

Immagini di repertorio (LaPresse) Immagini di repertorio (LaPresse)

Dopo il via ufficiale alla trattativa politica per il rinnovo dei contratti statali bloccati da sette anni, il negoziato, come sottolineato dai rappresentanti del dicastero della Funzione Pubblica, si legge su Businessonline, "andrà avanti a oltranza con l'obiettivo di firmare il patto a stretto giro". Le intenzioni di Palazzo Chigi sarebbero quelle "di chiudere la partita prima del 4 dicembre, giorno del referendum" costituzionale. I nodi da sciogliere per il rinnovo dei contratti statali riguardano in particolare il budget e le modalità degli aumenti degli stipendi dei dipendenti pubblici. Nei giorni scorsi il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia ha ipotizzato "un incremento medio di 85 euro": su questo punto si sarebbe però già arenato il tentativo di raggiungere un accordo politico con le forze sociali che hanno invocato uno scatto non inferiore a 85 euro.

E' stato convocato, per il rinnovo dei contratti statali, un tavolo con i sindacati il prossimo mercoledì 30 novembre: come riporta La Repubblica il governo incontrerà Cgil, Cisl e Uil alle 11, a Palazzo Vidoni. Nei giorni scorsi il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia ha indicato per quanto riguarda l'aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici "un incremento medio pro capite di 85 euro". L'aumento è stato confermato ieri dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in un'intervista a Sky Tg24. Padoan ha sottolineato che "poi bisognerà mettere a punto dei dettagli per verificare che tra lordi e netti non ci siano sperequazioni, ma ci stiamo lavorando". Intanto i sindacati hanno già risposto, come riferito da La Repubblica, con una richiesta di "85 euro come livello minimo per tutti" per quanto riguarda il rinnovo dei contratti statali, chiedendo anche che nella trattativa per l'aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici sia "incluso anche il comparto scuola".

In concomitanza con la convocazione del tavolo per il rinnovo dei contratti statali, è arrivata ieri la bocciatura della Corte Costituzionale di parte della riforma Madia sulla Pubblica amministrazione. La Corte costituzionale ha infatti giudicato illegittimo il meccanismo che prevede che l'attuazione della riforma possa avvenire con il semplice parere della Conferenza Stato-Regioni o Unificata. Il ministro Madia aveva twittato sempre ieri: "Dirigenza, servizi pubblici locali, autorizzazioni, camere di commercio, ricerca. 5 decreti approvati da Cdm: continua attuazione #RiformaPA". Ma la Federazione Lavoratori Pubblici, dopo la decisione della Consulta, come riporta La Repubblica, ha sottolineato che il "decreto attuativo della Legge Delega, relativo alla dirigenza pubblica, approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, non è stato preceduto dalla prescritta intesa essendo stato acquisito semplicemente il parere della Conferenza Unificata".

Sui contratti statali e sull’aumento medio di 85 euro al mese per gli stipendi dei dipendenti pubblici ha parlato oggi intervista da Sky Tg24 il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. «Si tratta di "ottantacinque euro al mese di aumento medio, poi bisognerà mettere a punto dei dettagli per verificare che tra lordi e netti non ci siano sperequazioni, ma ci stiamo lavorando». Intervistato dalla direttrice Sarah Varetto, il responsabile del Mef ha aggiunto anche una sua considerazione sulle altre novità inserite nell’ampia attuazione della riforma Pa, specie sul settore dei dirigenti statali. «Sui dirigenti il ministro ha spiegato che il governo si sta "occupando di un segmento di personale, quello dei dirigenti, che va valorizzato, dove c'è bisogno di premiare, perché lavorare a livello dirigenziale sia qualcosa che non solo soddisfi Checco Zalone ma anche chi fa veramente questo lavoro». Il settore non è ancora del tutto convinto e non si esplodono altre manifestazioni e scioperi dei sindacati contro l’aumento considerato minimo per i contratti statali.

Sui contratti statali, dopo gli ultimi ritocchi del Governo e del Ministero Pa sugli aumenti e rinnovo dei contratti per i dipendenti pubblici, il rischio di un “abbandono” al posto fisso pubblico potrebbe essere testo avvicinato. Il nuovo meccanismo voluto dal ministro Madia che introduce il sistema dei tre ruoli unici per Pa Statale, Regioni ed Enti Locali, prevederà i dirigenti potranno concorrere per gli incarichi di quattro anni messi a bando dalle amministrazioni. Ma cosa succede se si rimane senza incarico? Stando alle novità della riforma, chi rimane senza perderà le parti variabili delle retribuzioni (possono valere fino al 60% della busta paga); non solo, «dopo due anni, i dirigenti in stand by saranno ricollocati d’ufficio dove c’è un posto disponibile e, in caso di rifiuto, usciranno dal ruolo», fonte slide di Rai News. Cambia tutto dunque con il concetto di valutazione che per i dirigenti statali diventa più effettiva: «Se il dirigente si vede revocare l’incarico perché non raggiunge gli obiettivi fissati dall’amministrazione, ha un anno di tempo per trovarne uno nuovo prima di decadere». Addio così al posto fisso? Bisogna attendere per vedere cosa accadrà a regime dell’intera norma approvata dal governo e il 2017 dirà molto sul nuovo settore pubblico e statale.

Con la svolta di ieri sui Contratti Statali, il ministro Madia ha certamente smosso le acque finora stagnanti del rinnovo e aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici: non tutti però sono soddisfatti, anzi. Basti vedere qui sotto tra sindacati, associazioni di consumatori e insegnanti, quanti ancora non sono soddisfatti delle misure messe in campo dal governo sulle novità della Pubblica Amministrazione. In particolare, come spiega questa mattina il collega del Sole 24ore, sul piatto delle regole immesse nella nuova contrattazione degli statali, lo snodo critico è ancora la scuola. Per prima cosa, lo strumento normativo per mettere in pratica l’accorso è il testo unico del pubblico impiego, provvedimento attrattivo della delega Pa da cui però la scuola è ancora esclusa. «Le regole per questo settore, poi, sono state fissate dalla «Buona scuola», inderogabile dai contratti, ed è difficile che il governo rimetta in discussione uno dei provvedimenti chiave del proprio programma», è il secondo motivo per cui ancora oggi il mondo scuola agita il settore degli impiegati pubblici. Basteranno i prossimi accordi che Madia stringerà appena concluso l’epopea del referendum che ancora blocca tanti lavori parlamentari? 

Dopo la ripresa ieri della trattativa per il rinnovo dei contratti statali arriva oggi l'annuncio di un nuovo ricorso del Codacons. L'associazione a difesa dei consumatori sostiene che il Governo "propone ai lavoratori l’elemosina di 85 euro lordi in busta paga" e annuncia la partenza di un nuovo ricorso collettivo "volto a far ottenere ai dipendenti statali l’indennizzo loro spettante per l’illegittimo blocco delle retribuzioni". Il presidente del Codacons Carlo Rienzi spiega che “complessivamente più di 2.000 dipendenti pubblici hanno deciso di fare causa allo Stato attraverso la nostra iniziativa, per ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa del blocco dei contratti pubblici ritenuto illegittimo dalla Corte Costituzionale". E aggiunge che "i gravi ritardi da parte del Governo nel rinnovare i contratti, nonostante una precisa sentenza della Consulta, hanno prodotto ingenti perdite economiche ai lavoratori, che nel periodo 2010-novembre 2016 ammontano a 11.600 euro a dipendente. Per tale motivo, dopo le numerose pronunce dei tribunali che hanno dato ragione ai lavoratori, abbiamo deciso di far partire una nuova iniziativa legale collettiva dinanzi al Tar del Lazio, alla quale è ancora possibile aderire seguendo le indicazioni pubblicate sul sito www.codacons.it”.

Per il rinnovo dei contratti statali si sta cercando un accordo politico tra governo e sindacati sulla questione dell'aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici. L'incontro di ieri tra il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia e i sindacati Cgil, Cisl e Uil si è fermato però sull'ipotesi di aumento medio di 85 euro proposto dal governo. I sindacati chiedono infatti che gli 85 euro siano l'aumento minimo per quanto riguarda gli stipendi dei dipendenti pubblici. E chiedono anche sia inserito nel rinnovo anche il comparto scuola: al momento l'accordo sarebbe invece limitato ai soli dipendenti ministeriali. Dopo sette anni di blocco dei contratti statali sono dunque riprese le trattative ma c'è ancora da lavorare per raggiungere un'intesa tra governo e sindacati sia sulla questione economica sia sull'individuazione dei comparti e dei criteri con i quali applicare gli aumenti degli stipendi degli statali.

Sono riprese ieri le trattative per il rinnovo dei contratti statali, con un incontro tra il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia e i sindacati Cgil, Cisl e Uil. Per quanto riguarda lo stanziamento del governo per l'aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici bloccati da sette anni, il ministro ha indicato "un incremento medio pro capite di 85 euro". Si tratterebbe quindi di un aumento medio mentre le parti sociali chiedono un incremento di almeno 85 euro. Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Fgu-Gilda degli Insegnanti, sottolinea, come riportato da OrizzonteScuola, che "come il prestigiatore che estrae il coniglio dal cilindro, il Governo fa spuntare fuori magicamente 85 euro di aumento in busta paga per i lavoratori del pubblico impiego”. Questo dunque il commento di Di Meglio sull'esito dell'incontro sul rinnovo dei contratti statali: “Nella Finanziaria i fondi destinati al pubblico impiego ammontano a 1 miliardo e mezzo in cui rientrano anche le assunzioni del personale. Per il rinnovo del contratto, dunque, resteranno più o meno 900 milioni di euro che, divisi per i 3 milioni di lavoratori del settore, si tradurrebbero in circa 30 euro lordi a testa di incremento stipendiale. Come si arriva, dunque, agli 85 euro promessi dalla Madia? Semplice: rispunta il ‘vizietto’ renziano degli 80 euro, stavolta ‘arricchiti’ da altri 5 euro per qualche caffè in più da consumare al bar”.

Sull'ipotesi, per il rinnovo dei contratti statali, di "un incremento medio pro capite di 85 euro", avanzata dal ministro Madia, i sindacati rispondono con la richiesta che la cifra sia un livello minimo per tutti. Dunque, come riporta La Repubblica, quello che viene proposto dal governo come un aumento medio pro capite è considerato invece dalle parti sociali una soglia al di sotto della quale non scendere. Inoltre i sindacati chiedono al governo che nell'accordo per il rinnovo dei contratti statali, al momento limitato ai soli dipendenti ministeriali - sia incluso anche il comparto della scuola. Sulla cifra degli 85 euro però la trattativa oggi si è interrotta. La trattativa ha infatti ancora alcuni nodi da sciogliere. Non solo quello economico ma anche quello del superamento della legge Brunetta, per l'individuazione dei criteri misurabili e trasparenti per la distribuzione dei premi.

Novità riguardo al rinnovo dei contratti statali che sono bloccati da sette anni. Per quanto riguarda l'aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici è in corso oggi l'incontro con i sindacati Cgil, Cisl e Uil per trovare un'intesa per lo sblocco dei contratti statali. Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Ansa, il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, avrebbe indicato "un incremento medio pro capite di 85 euro". Madia ha spiegato che le intenzioni sono quelle di "andare avanti ad oltranza per mettere a punto l'accordo" per il rinnovo dei contratti statali. Inoltre l'intenzione del ministro della Pubblica amministrazione è quella di convocare per domani i leader di Cgil, Cisl e Uil. Marianna Madia si augura che oggi sia "una giornata produttiva e proficua". Negli ultimi mesi è stato proprio quello dello stanziamento per il rinnovo dei contratti statali uno dei nodi da sciogliere tra governo e sindacati.

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