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Lavoro

SINDACATI E POLITICA/ La rivoluzione metalmeccanica nel solco del caso Fiat

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Si rinnovano nel frattempo il contratto chimico e quello alimentare; arrivano poi i meccanici a intavolare la trattativa. Nel frattempo Vincenzo Boccia viene eletto alla guida degli Industriali e il suo monito segue al Manifesto delle relazioni industriali di Federmeccanica: “la ricchezza si distribuisce laddove prodotta”. Più volte ne abbiamo scritto, ciò che è importante - al di là degli annunci - è che tutta l’industria a quel punto aspetta di capire cosa fanno i meccanici: le relazioni industriali si fermano. Effettivamente, parliamo di un settore di 1,6 milioni di lavoratori; ma questa paralisi è la naturale conseguenza del mancato accordo sul piano interconfederale. I meccanici, tuttavia, questa volta ci sorprendono: non solo arrivano a un contratto innovativo (in materia di recupero dell’inflazione, di formazione come diritto soggettivo, di sanità e previdenza integrative, ecc.), ma soprattutto unitario. E questa è la grande novità: tutto passa, anche, dalla firma del ritrovato Landini.

In sintesi: oggi l’industria italiana è più forte, non solo perché il sistema può accogliere principi innovativi, ma anche perché quest’intesa sancisce una pace sociale e una partecipazione destinate a diventare le fondamenta di Industry 4.0, sfida che l’Italia non può perdere. I meccanici e le loro rappresentanze sono stati capaci di ricomporre una lacerazione pericolosa e, nelle loro differenze, si sono dimostrati molto più abili e seri dei partiti: anche il lavoro della politica deve tornare a essere quello della ricerca della mediazione, proprio come avviene quando si contratta. La Cisl e la Fim sono state il cuore di questa storia rivoluzionaria: da Raffaele Bonanni a Marco Bentivogli, da Giuseppe Farina a Giuseppe Terracciano... ma le organizzazioni, quando sono così forti, lo sono perché sono compatte, perché - oltre a esprimere una leadership - hanno una squadra.

Vedremo ora cosa succede sul piano dei contratti - dovrebbe seguire un valzer di rinnovi - e sul piano interconfederale: l’accordo dei meccanici pone le giuste condizioni per quello generale. Per la cronaca, questa è la prima volta che la Fiom accetta formalmente che si possa derogare aziendalmente e territorialmente al contratto collettivo nazionale.

Un’ultima annotazione: nello stesso giorno in cui i meccanici firmano questa storica intesa, muore Fidel Castro, icona di un mondo che non c’è più. Peccato che in Italia si è parlato più di lui che di questo contratto, simbolo di un futuro che è già presente. Continuiamo a chiedere il cambiamento ma il cambiamento è in atto, bisogna solo accorgersene. Per il resto, pace all’anima del dittatore Castro.

 

Twitter @sabella_thinkin

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