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Lavoro

Riforma pensioni 2016 / Ape, in arrivo altra critica (novità e ultime notizie, oggi 9 novembre)

Riforma pensioni 2016 novità: Damiano, Opzione donna va inserita nela legge di stabilità. L'affondo di Di Maio, dal Governo interventi senza copertutre. Ultime notizie di oggi

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Per la riforma delle pensioni del Governo Renzi arriva un’altra “critica”. Secondo il Servizio Bilancio della Camera, i dati della relazione tecnica dell’esecutivo sull’Ape non individuano in modo puntuale “la platea dei soggetti interessati e il periodo medio di durata del prestito”. Elementi che vengono ritenuti necessari al fine di verificare correttamente gli effetti finanziari connessi al credito d’imposta e alle altre disposizioni di carattere fiscale, oltre che la perdita di gettito contributivo. Quindi non risulterebbe ben chiaro quanto costerebbe allo Stato consentire l’uscita anticipata di chi utilizzerà l’Ape. La riforma delle pensioni porterà degli interventi riguardanti gli italiani in pensione o vicini all’età della pensione. Per questo Inps, Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di dar vita a una “cabina di regia unitaria” con lo scopo di preparare il personale dell’Istituto nazionale di previdenza sociale e dei patronati sindacali alle novità che saranno approvate. In particolare, hanno spiegato Annamaria Furlan, Susanna Camusso e Carmelo Barbagallo presentando l’iniziativa, la sperimentazione dell’Ape potrebbe essere quella che potrebbe richiedere più chiarimenti. Dopo che la Legge di stabilità verrà approvata dal Parlamento, Inps e sindacati si incontreranno ancora per decidere come procedere concretamente.

Luigi Di Maio è stato protagonista ieri di una lunga intervista nel corso della trasmissione diMartedì, durante la quale ha parlato anche di riforma delle pensioni. Il  vicepresidente della Camera, in collegamento da Londra, ha spiegato che a suo modo di vedere non ci sono interventi buoni per i cittadini, senza dimenticare che in generale tutta la Legge di stabilità sembra avere dei problemi di coperture finanziarie. Di Maio ha poi aggiunto che se tra i vari provvedimenti presentati dal Governo vi fosse il taglio delle pensioni d’oro, allora lui voterebbe senz’altro a favore, ma solo di quel singolo intervento. Che del resto è uno dei cavalli di battaglia previdenziali del Movimento 5 Stelle.Gli esodati ieri sono tornati in piazza a Roma per protestare per il fatto che La legge di stabilità, che pure contiene la riforma delle pensioni, non preveda un’ottava salvaguardia comprensiva di tutte le persone ancora in attesa di una tutela. La Rete dei comitati degli esodati fa sapere in una nota che nel pomeriggio hanno incontrato Cesare Damiano, che ha dato rassicurazioni circa il fatto che la commissione Lavoro della Camera, da lui presieduta, farà tutto il possibile per modificare il provvedimento, attraverso appositi emendamenti. La Rete invita quindi tutti gli esodati a continuare a esercitare “pressing” nei confronti dei parlamentare, in modo che questi emendamenti possano essere approvati e far sì che l’ottava salvaguardia risolva definitivamente il problema degli esodati.Mentre la Legge di stabilità, con al suo interno la riforma delle pensioni, prosegue il suo iter parlamentare, Cesare Damiano fa notare che rispetto alle risorse stanziate l’anno scorso per Opzione donna, 2,5 miliardi di euro, dovrebbero esserci risparmi “consistenti”. Tuttavia, il Governo avrebbe dovuto consegnare entro settembre i relativi dati per valutare così la possibilità di estendere l’utilizzo di questo regime di pensionamento anticipato anche ad altre italiane. “Sarebbe grave se il ritardo derivasse da una interpretazione restrittiva della legge, secondo la quale i risparmi non potrebbero essere riutilizzati e il contatore sarebbe una pura invenzione”, fa sapere l’ex ministro. Per Damiano c’è quindi il rischio di trovarsi di fronte a un inganno da parte del Governo. Quindi, “per evitare ulteriori equivoci, pensiamo che Opzione Donna vada inserita nella Legge di bilancio”, aggiunge

I lavoratori precoci stanno affrontando un’importante battaglia per vedere allarga la platea di coloro che, attraverso la Quota 41 prevista nella riforma delle pensioni, potranno andare in quiescenza. Tuttavia rischiano di perdere dei pezzi. Infatti, ieri c’è stato un certo dibattito sulla pagina Facebook del gruppo Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti e c’è chi si è scagliato contra Antonina Cicio, una delle animatrici più impegnate del gruppo. È stata messa sotto accusa perché aveva fatto notare che gli insulti ai politici in diretta tv durante i collegamenti, come accaduto la sera prima a Dalla vostra parte, la trasmissione di Rete 4, non servono alla causa, ma anzi si rilevano dannosi. Tuttavia la donna è finita sotto attacco e ha quindi annunciando che intende lasciare il gruppo. In tanti la difendono, vedremo se cambierà idea.

Per la riforma delle pensioni del Governo Renzi arriva un’altra “critica”. Secondo il Servizio Bilancio della Camera, i dati della relazione tecnica dell’esecutivo sull’Ape non individuano in modo puntuale “la platea dei soggetti interessati e il periodo medio di durata del prestito”. Elementi che vengono ritenuti necessari al fine di verificare correttamente gli effetti finanziari connessi al credito d’imposta e alle altre disposizioni di carattere fiscale, oltre che la perdita di gettito contributivo. Quindi non risulterebbe ben chiaro quanto costerebbe allo Stato consentire l’uscita anticipata di chi utilizzerà l’Ape. La riforma delle pensioni porterà degli interventi riguardanti gli italiani in pensione o vicini all’età della pensione. Per questo Inps, Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di dar vita a una “cabina di regia unitaria” con lo scopo di preparare il personale dell’Istituto nazionale di previdenza sociale e dei patronati sindacali alle novità che saranno approvate. In particolare, hanno spiegato Annamaria Furlan, Susanna Camusso e Carmelo Barbagallo presentando l’iniziativa, la sperimentazione dell’Ape potrebbe essere quella che potrebbe richiedere più chiarimenti. Dopo che la Legge di stabilità verrà approvata dal Parlamento, Inps e sindacati si incontreranno ancora per decidere come procedere concretamente.

Il comitato per la proroga al 2018 di Opzione donna è stato di parola. Aveva detto che stava facendo preparare una diffida indirizzata a Pier Carlo Padoan e in effetti l’avvocato Mauro Cecchetti ha provveduto a inviarla lunedì, mettendo in conoscenza anche Giuliano Poletti e Cesare Damiano. Nella copia resa pubblica dell’atto si può leggere che al ministro dell’Economia viene chiesto di “sottoscrivere e trasmettere alle Camere i dati del monitoraggio forniti dall’Inps”, che Poletti ha già provveduto a firmare, in modo che si possa venire a conoscenza dell’ammontare dei risparmi relativi al fondo predisposto lo scorso anno per rendere possibile l’accesso a Opzione donna alle italiane che avessero almeno 57 anni e 3 mesi di età (58 anni e 3 mesi per le autonome) e 35 di contributi, entro il 31 dicembre dello scorso anno. Tali risparmi, infatti, devono essere prioritariamente destinati a garantire l’accesso a Opzione donna ad altre italiane. In primis a quelle che, per il solo fatto di essere nate nell’ultimo trimestre del 1957 o del 1958, sono rimaste escluse dal provvedimento dello scorso anno.

Per cambiare uno degli interventi della riforma delle pensioni, ovvero l’Ape social, ieri hanno scioperato diversi lavoratori edili, per via dell’agitazione indetta dai sindacati confederali. Sull’Unità di oggi, Alessandro Genovesi spiega che Governo o Parlamento dovrebbero modificare due parametri dell’Ape social, ovvero i 36 anni di contributi versati, considerati requisito minimo, e il riferimento a sei anni continuativi di attività, anch’essi considerati necessari per l’accesso anticipato alla pensione. Così, aggiunge il Segretario generale della Fillea-Cgil, “avremmo salvato la vita a qualche migliaio di operai anziani, i primi, per ovvi motivi, a perdere equilibrio, ad aver i riflessi più rallentati. Cioè i primi a farsi male e a farne agli altri”.

I lavoratori precoci non sono certo contenti della riforma delle pensioni varata dal Governo, dato che secondo lo stesso esecutivo saranno circa 25.000 le persone che ogni anno riusciranno ad accedere a Quota 41. Davide Baruffi ha quindi spiegato che certamente aver riportato 7 miliardi di euro in tre anni dopo la Legge Fornero non è un risultato di poco conto, ma restano della situazioni ancora da risolvere. Il deputato del Partito democratico, in un’intervista a BlastingNews, ha quindi detto che occorre considerare gli interventi in Legge di stabilità 2017 come “un primo passo avanti, fatto di cose parziali ma molto concrete, a cui dovranno farne seguito altri. Avremmo potuto dire ‘o tutto o niente, o tutti o nessuno’, sapendo che avremmo portato a casa niente per nessuno. Abbiamo preferito iniziare, consapevoli che di strada da fare ancora ce n'è, ma che se non si parte non si arriva mai”.

La riforma delle pensioni del Governo Renzi è stata giudicata da alcuni come una sorta di “mancia” agli italiani più anziani in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre. Ivan Pedretti, che pure voterà No in quella circostanza, non vuole sposare questa tesi. “Più di qualcuno sostiene che il governo si sarebbe ‘ingraziato’ questa categoria stanziando delle risorse importanti sulle pensioni nella legge di bilancio. Sento parlare con troppa insistenza di ‘obolo elettorale’, come se ai pensionati non fosse dovuta attenzione dopo anni di tagli e di sacrifici e come se il loro voto si potesse comprare neanche fossimo al mercato”, scrive il Segretario generale dello Spi-Cgil in un articolo sull’Huffington Post, aggiungendo che i pensionati sono in grado di decidere autonomamente come votare, tanto che non c’è un orientamento prevalente sulla scelta elettorale.

Forse anche per via della riforma delle pensioni targata Fornero che ha introdotto il sistema contributivo per tutti, il 70% degli italiani è consapevole che con la sola pensione sarà sempre più difficile far fronte alle necessità future. Lo rileva l’indagine Schroders Global Investor 2016. “In passato si andava in pensione con il 70% dell’ultimo stipendio, ma la forbice si va progressivamente allargando. Occorre evitare di farsi cogliere di sorpresa, attrezzandosi per tempo”, spiega Luca Tenani, country head Italy-Asset Management di Schroders. “Oggi le soluzioni che un tempo apparivano sicure come l’obbligazionario rischiano di rivelarsi pericolose e questo richiede grandi competenze nella scelta, oltre che la pazienza di informarsi a dovere e seguire in maniera continuativa i mercati”, aggiunge Tenani. Da qui la scelta di lanciare “Schroders IncomeIQ”, utile a risparmiatori e consulenti, per costruire una rendita integrativa.

Farà aumentare il reddito delle famiglie di un miliardo di euro. Lo ha segnalato Giorgio Alleva nel corso dell’audizione alla Camera sulla Legge di stabilità. Il Presidente dell’Istat ha in particolare sottolineato che con l’aumento della quattordicesima e della no tax area “aumentano sia l'importo della prestazione, sia il numero dei beneficiari”. Per l’Istat, l’aumento della quattordicesima andrà a beneficio principalmente delle fasce più basse della popolazione, dato che oltre l’80% è destinato a individui che appartengono a famiglie nei primi tre quinti di reddito equivalente. La maggior parte dei beneficiari (1,1 milioni) vive in famiglie del secondo quinto della distribuzione, mentre più di 700.000 percettori appartengono al primo quinto e quasi 800.000 al terzo. Questa analisi dell’Istat sembra quindi andare contro alle critiche che Tito Boeri aveva mosso contro l’aumento della quattordicesima, segnalando che ne avrebbero usufruito principalmente pensionati non poveri. Il beneficio medio da questa misura, secondo l’Istat, sarà di 250 euro, mentre per l’aumento della no tax area si parla di 38 euro.

Per la riforma delle pensioni del Governo Renzi arriva un parere positivo da parte della Corte dei Conti. Arturo Martucci Di Scarfizzi, in un'audizione alla Camera sulla Legge di stabilità 2017, ha infatti detto che “le misure previdenziali adottate con la legge di bilancio paiono prevalentemente improntate a ragioni di equità sociale”. Il Presidente della Corte dei Conti ha anche specificato che questo obiettivo è accompagnato “da una complessiva sostenibilità dei conti pubblici”, riconoscendo altresì che in generale nelle ultime riforme previdenziali si è sempre tenuto conto di questo aspetto. Il giudizio della Corte dei Conti è certamente importante, in un momento in cui c’è chi difende gli interventi adottati dal Governo e chi invece li critica. “Gli italiani sono masochisti.È questo l’assunto di base del governo che, con la legge di bilancio, anziché rottamare l’iniqua e dannosa legge Fornero introduce gli strumenti giusti per farsi male da soli. Si chiamano ApeeRita e - intendiamoci - utilizzarli non è ancora un obbligo ma una ‘libera’ scelta”. Queste le parole con cui Paolo Fior commenta su Il Fatto Quotidiano la riforma delle pensioni varata dal Governo. L’analisi su Ape e Rita del giornalista si conclude con queste parole: “In sintesi, quella del governo è una manovra che fa cadere tutti i costi della flessibilità in uscita sulle tasche dei lavoratori che perciò si guarderanno bene dall’aderire a questi nuovi strumenti di ‘flessibilità’ a meno che non siano davvero disperati. E questo la dice lunga sul concetto di equità sociale che ispira palazzo Chigi”.

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COMMENTI
10/11/2016 - APE = truffa legalizzata (Michele Ballarini)

Il Governo non ha per nulla in mente di abbassare l'età pensionabile, con gli ovvi benefici che ciò comporterebbe in termini di ricambio generazionale e politiche "attive" per i giovani (non per i VECCHI!). Infatti, l'APE è congegnato in modo tale, da scoraggiarne, se non per i pochi beneficiari della versione "social", l'utilizzo: dopo aver pagato una montagna di contributi, ci si deve finanche indebitare per ottenere un diritto sacrosanto! Quello che suscita ancor più rabbia, è che l'APE viene sbandierato come uno strumento in grado di introdurre flessibilità nel sistema pensionistico, e come tale propagandato in pieno stile "BOMBA". Vaff.!

 
06/11/2016 - bugie (russo benito)

il vero principio ispiratore della riforma è dopo il 10 gennaio 2018 oltre 150 mila lavoratori di nati tra il 1953 e e febbraio 1955 avrebbero presentato istanza dopo quella data e entro il 3 marzo ed essendo di questi 150 mila la maggior parte in sanità non si sarebbero potuti garantire i livelli livelli assistenza per la popolazione italiana.UN esempio la mancanza del 25 % dei medici avrebbe significato una visita dai 6 mesi a 18 mesi e la mancanza del 30 % di infermieri avrebbe determinato una catastrofe nell'assistenza e negli atti terapeutici a loro affidati.