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Lavoro

CONSIGLI NON RICHIESTI/ "L'agenda del merito" per aiutare economia e lavoro

In Italia resta sempre netta la divisione tra insider e outsider. Occorrono quindi dei passi avanti, come quelli suggeriti da NICOLÒ BOGGIAN ed ELISA SERAFINI

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I risultati delle votazioni per la Brexit in Uk, le presidenziali in Usa con la vittoria di Trump e quelli sul referendum costituzionale in Italia hanno dato tutti il medesimo segnale: la società occidentale sembra separata in due parti radicalmente divise in termini di idee e prospettive; una a favore della globalizzazione, dell'innovazione e del libero mercato e l'altra votata al protezionismo, al controllo della moneta e dei confini. 

Anche economie in forte crescita e proiettate al futuro come quelle di Uk e Usa non sono riuscite a ridistribuire la prosperità e le opportunità a beneficio di tutti e, anzi, hanno creato un aumento della disuguaglianza (almeno percepita) tra gruppi sociali di "ottimisti" e di "esclusi". In Italia questa connotazione ha assunto caratteristiche particolari, avendo il Paese solo parzialmente beneficiato dell'innovazione e del libero mercato, anche da noi riportabile alla medesima divisione tra "insider" e "outsider" (Abravanel. Meritocrazia 2008).

L'analisi del voto referendario ci mostra infatti una divisione netta tra comuni con buoni tassi di occupazione e scarsa disoccupazione e comuni in difficoltà. Allo stesso modo la stragrande maggioranza dei giovani, anche istruiti, hanno votato per il No, "contro" la generazione dei loro padri. La stessa divisione si può trovare tra regioni favorevoli al Sì (Toscana, Emilia, Trentino Alto Adige, Milano) e il Sud Italia fortemente orientato al No.

Si ripropone quindi in modo molto evidente questa divisione tra "insider" ultra tutelati e "outsider" in difficoltà, che le politiche degli ultimi 20 anni e il mal funzionamento del mercato non sono riuscite ad attenuare, anzi in alcuni casi hanno alimentato e irrobustito. La soluzione per includere questi outsider non sembra quindi esser stata ancora trovata. Anzi, appare evidente, oggi più che mai, la limitata efficacia dell'investimento pubblico nel sistema educativo, ancora incapace da solo di garantire mobilità sociale e di rompere i forti meccanismi di protezione e di difesa corporativi.

Includere tutti, nel rispetto della libertà di mercato, è ancora la sfida principale della nostra società e il driver fondamentale per garantire crescita e stabilità economica, sociale e politica. Se le elites più sane hanno infatti sostenuto la necessità di rendere più efficienti e meritocratici la società e il mercato, non hanno però lavorato a sufficienza per garantire reali pari opportunità per tutti. Una dinamica che ha prestato il fianco a chi sostiene la necessità di governare il mercato e l'economia in modo ancora più invasivo per tutelare i più "deboli" o la stabilità (più spesa pubblica a debito).

Chi scrive è radicalmente contrario a forme di protezionismo e di tendenze isolazioniste, essendo totalmente favorevole all'apertura dei mercati, all'innovazione e al rafforzamento del rapporto tra popoli ed economie. È però innegabile che se non si trovano metodi di inclusione delle fasce sociali più svantaggiate, queste possono trovare più vantaggioso tornare o restare agganciati a forme di tutele territoriali, familistiche, stataliste o peggio clientelari.

Un mercato libero, equo e che riconosca il merito deve quindi concentrare i propri sforzi su forti misure economiche e normative che consentano la contendibilità di incarichi e benefici economici (non la rottamazione senza riconoscimento dei meriti) e la creazione di strumenti di formazione e di politiche attive del lavoro che garantiscano opportunità concrete di riqualificazione delle competenze.