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RIFORMA PENSIONI NOVITÀ 2016/ Oggi 17 dicembre. Confael chiede un confronto per cambiare la Legge Fornero (ultime notizie live e news)

Riforma pensioni 2016 news, oggi 17 dicembre: Opzione donna, gli screzi tra gruppi su Facebook. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

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La Confederazione autonoma lavoratori europei (Confael) chiede un confronto sulla riforma delle pensioni. Il Segretario generale Domenico Marrella ha infatti ricordato che la Legge Fornero ha provocato disagi a più generazioni: non solo i più anziani che si sono visti allontanare l’ingresso in quiescenza, ma anche i più giovani che non hanno trovato più spazio nel mercato del lavoro. Secondo quanto riportato da Askanews, Marrella ha quindi chiesto, aprendo il congresso nazionale Confael a Fiuggi, che venga aperto un “tavolo di confronto su tematiche previdenziali come ricongiunzione pensioni, l'Ape volontaria, il turnover, lo sblocco della perequazione automatica delle pensioni”. Marella pone anche un sfida importante alla stessa Confael: “Vogliamo riscrivere lo Statuto dei lavoratori, riordinare il sistema previdenziale, equiparare tutte le pensioni”. Compiti non semplici da portare a termine.

Difficile che una riforma delle pensioni possa risolvere certi problemi. E nemmeno si può pensare di vietare il ritiro in contanti della pensione presso gli uffici postali. Fatto sta che ancora una volta agli onori delle cronache balza una truffa ai danni di anziani che si ritrovano “ripuliti” del proprio introito mensile. La notizia, riportata da Adnkronos, arriva da Vasto, in provincia di Chieti: un pensionato di 70 anni ha denunciato due persone che gli hanno rubato 2.000 euro di pensione con il trucco dello yogurt. L’uomo, infatti, è stato imbrattato con dello yogurt all’uscita dall’ufficio postale da due persone che lo hanno quindi aiutato a pulirsi, approfittando però della situazione per sfilargli dalla tasca del cappotto i contanti appena ritirati. I Carabinieri hanno fermato i due, che risiedono nel foggiano e hanno 59 e 60 anni. Ora le forze dell’ordine stanno cercando di capire se abbiano raggirato altre persone e se siano stati aiutati da qualche complice.

La riforma delle pensioni contenuta nella Legge di stabilità ha portato a una novità importante per i dipendenti pubblici. Lo scrive Informazionefiscale.it, spiegando che la principale novità è “la definizione della pensione di vecchiaia raggiunta a 66 anni, con successivo ricalcolo della aspettativa di vita. La Legge di stabilità 2017 non ha di fatto intaccato la precedente normativa: per buona sorte di chi non ha contributi versati precedentemente al 31 dicembre 1995 non potrà ricevere meno di 670 euro. Per chi supera questa soglia, invece, ci vorranno 70 anni e 7 mesi con 5 anni di contributi versati effettivi. Nell’articolo viene anche ricordato che l’Anticipo pensionistico, meglio noto come Ape, è un’altra opportunità importante aperta per i lavoratori del pubblico impiego, non limitata quindi al settore privato. Infine si ricorda che per le donne è prevista la possibilità di accedere a Opzione donna anche se si è nate nell’ultimo trimestre del 1957, cosa che non era possibile in questo 2016.

Come noto l’ultimo atto del dimissionario Governo Renzi è stato quello di far approvare al Senato la Legge di Stabilità nella quale era contenuto anche il pacchetto relativo alla riforma delle pensioni. Tuttavia non si tratta di un capitolo chiuso in quanto per il neo Governo Gentiloni ci saranno diverse impellenze che riguarderanno proprio la riforma delle pensioni. Infatti per il Presidente Gentiloni e la propria squadra di Governo ci sono in calendario una serie di appuntamenti per l’attuazione delle novità previste nel pacchetto pensioni come nel caso dell’Ape, dell’aumento delle pensione minime e quant’altro. Facendo i calcoli nelle prossime settimane dovranno essere varati 6 decreti attuativi che riguarderanno nello specifico precoci con Quota 41, lavori usuranti, proroga Opzione Donna e il nuovo sistema di anticipo pensionistico diversificato in volontario e sociale.

La riforma delle pensioni è stata approvata al Senato senza emendamenti. E dunque non ci sono state agevolazioni per l’accesso all’Ape social per i lavoratori edili, le cui condizioni certo non migliorano. I sindacati hanno tenuto un’altra assemblea a Palermo, dove si è potuto constatare che vi sono persone che hanno superato i 60 anni di età, ma che accettano di lavorare anche nei cantieri più pesanti perché devono riuscire a raggiungere la pensione e non possono permettersi di restare disoccupati. Per esempio, per ultimare il tratto stradale tra Bolognetta e Lercara sta lavorando anche un uomo che ha 64 anni. Dato che è impossibile pensare di rimettere mano a una legge approvata, l’unica speranza sarebbe un nuovo intervento legislativo nel nuovo anno, sempre che la discussione politica e l’attività parlamentare non vengano assorbite da altri temi. Vedremo quindi se ci saranno novità in futuro.

I tre principali sindacati italiani, Cgil Cisl e Uil, hanno varato un’iniziativa condivisa rivolta ai pensionati interessati alla questione del blocco della rivalutazione delle pensioni relative al biennio 2012 – 2013 che all’epoca venne imposto dal Governo Monti. In attesa di conoscere la nuova sentenza della Corte Costituzionale sugli ultimi risvolti della vicenda, i tre sindacati hanno deciso di intraprendere un’azione di tutela per il rischio di prescrizione. Nello specifico si tratta di un’istanza che i pensionati interessati dovrà sottoscrivere per interrompere i termini della prescrizione che calcolatrice alla mano, scatterebbero a partire dal 2017 per quanto concerne i rimborsi relativi all’anno 2012. Va ricordato che per il momento si tratta di un rischio teorico in quanto la sentenza della Consulta potrebbe cambiare decisamente il quadro della situazione.

In attesa di redigere i decreti attuativi con cui saranno resi operativi al cento per cento tutte le misure relative al pacchetto delle riforma delle pensioni ed inserite nella Legge di Stabilità approvata anche al Senato nella scorsa settimana, i sindacati guardano già al futuro ed in particolare di quello che potrebbe accadere in ambito pensionistico con l’avvenuto avvicendamento alla guida del Governo. La preoccupazione dei sindacati e che l’azione del Governo possa andare in direzioni opposte e quindi non prevedere il completamento di alcune questioni che erano state promesse dall’esecutivo Renzi. Tuttavia il nuovo Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, nel suo discorso di insediamento ha sottolineato con chiarezza che c’è la volontà di proseguire la stagione delle riforme iniziata da Renzi. Tra le questioni di maggiore interesse per i sindacati c’è la cosiddetta quota 41 per i lavoratori precoci. Ne sapremo di più sulle intenzioni del nuovo Governo nei prossimi giorni.

La legge di Stabilità 2017 è stata approvata in via definitiva dal Governo ma in attesa dei decreti attuativi la riforma delle pensioni continua ad essere al centro del dibattito politico. Infatti ci sono ancora alcune questioni che devono essere affrontate e che il Governo presieduto dal dimissionario Matteo Renzi aveva promesso di affrontare nei primi mesi del 2017. Una promessa che viene rilanciata dall’attuale esecutivo che a quanto sembra, nelle prime settimane di gennaio dovrebbe incontrare i rappresentanti delle varie sigle sindacali per verificare eventuali spazi di manovra ed in quali ambiti. Intanto arrivano chiarimenti per quanto concerne l’aumento delle pensioni ed in particolar della quattordicesima sulla quale è stato sottolineato come la misura sarà applicata anche agli italiani residenti all’Estero che dunque si gioveranno dell’aumento.

Non sembra esserci un buon rapporto sul tema della riforma pensioni tra il Comitato Opzione donna social e il gruppo Opzione donna Proroga al 2018. Su quest’ultimo, infatti, è apparso un post di Giulia Molinaro in cui si esprime sdegno e stupore per quanto è stato letto sulle pagine del primo. Il riferimento sembra essere a quanto scritto poco prima da Orietta Armilliato, con riferimento a un precedente post pubblicato dalla stessa Molinaro in cui si avvisava che l’obiettivo di una proroga di Opzione donna fino al 2018, a seguito della riforma delle pensioni da poco approvata, diventa di difficile attuazione. Perciò il gruppo ha deciso di perseguire altri scopi, come “poter ampliare una maggiore platea di donne che potrebbero usufruire del contatore e dei fondi residui destinati ad Opzione Donna ed inoltre di includere la piena cumulabilità tra reddito di lavoro dipendente ed autonomo anche nel sistema previdenziale Opzione Donna”. Per la Armilliato si tratta di una “scopiazzatura” degli obiettivi del Comitato Opzione donna social, con uno stravolgimento degli obiettivi originari del gruppo Opzione donna proroga al 2018. E avere due gruppi che perseguono gli stessi scopi potrebbe essere anche controproducente. Difficile però pensare a un loro “accorpamento”. Uno dei due dovrà lasciare spazio all’altro?

I lavoratori precoci si preparano a presentare nuovamente le loro istanze, dopo la delusione maturata con la riforma delle pensioni del Governo Renzi. Sulla pagina Facebook del gruppo Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti, Rosa Poloni ha presentato una riforma della previdenza in quattro punti, tanto semplici quanto “utopici”, come sono stati commentati da altri membri del gruppo che pur ne condividono il contenuto. Il primo punto riguarda infatti la divisione tra previdenza e assistenza, il secondo la rendicontazione degli effetti risparmi conseguiti con la Legge Fornero. Il terzo punto è un assunto molto semplice: i contributi versati sono soldi dei lavoratori e devono essere usati per le pensioni sia in essere che a venire. Infine, bisognerebbe lasciare ai politici mille euro al mese, usando il resto dei loro stipendi per diminuire il debito pubblico fino alla sua estinzione. In questo modo non ci sarebbero problemi di scarsità di risorse per il bilancio dello Stato.

L’Ape è la principale novità della riforma delle pensioni. Tanto se n’è parlato, ma solo Il Sole 24 Ore sembra essersi accorto di un piccolo problema dell’Anticipo pensionistico. Sarà infatti possibile accedervi fino alle fine del 2018, salvo proroghe. Tuttavia proprio da gennaio 2019 potrebbero cambiare i requisiti anagrafici di accesso alla pensione per via del nuovo previsto adeguamento all’aspettativa di vita. Se quindi il requisito dovesse essere alzato, chi ha chiesto di accedere all’Ape e non avesse ancora maturato l’effettiva possibilità di accedere alla pensione potrebbe ritrovarsi con un problema: andrebbe comunque in pensione, ma vedrebbe crescere il costo dell’Ape e quindi la decurtazione del proprio assegno. Questo perché aumenterebbe la durata del prestito. Non certo la situazione ideale in cui si vorrebbe trovare dopo aver lasciato il proprio lavoro sapendo di poter contare su una certa entrata mensile.

Il Governo Gentiloni “stoppa” Tito Boeri: le pensioni non si toccano. Secondo quanto riporta Blitzquotidiano, è stato Tommaso Nannicini, che potrebbe diventare viceministro del Lavoro, a chiarire la posizione del Governo su una possibile riforma delle pensioni che vada a intervenire sulle pensioni in essere: “Il rischio di mettere le mani nelle tasche sbagliate è troppo grosso. Abbiamo deciso di fermarci. Questo tipo di ricalcoli non sono semplicissimi, richiedono molte ipotesi e molti dati. E devi stare molto attento perché non si riesce a fare con il bisturi del chirurgo questa distinzione un po’ intellettualistica. Proprio perché è difficile fare queste ipotesi, avere i dati necessari per farlo, rischi di fare danni. Rischi davvero di tagliare pensioni alte ma meritate, oppure di toccare pensioni che sono generose rispetto ai contributi versati ma sono basse”.

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