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Lavoro

CONTRATTO STATALI/ I "buchi" nell'accordo tra Governo e sindacati

Marianna Madia (Lapresse)Marianna Madia (Lapresse)

Il primo è quello del ritorno alla cogestione tra politica e sindacati, abbandonata con fatica 30 anni fa a causa degli sconquassi che aveva creato. Si tratterà di vedere quali punti di equilibrio tra regole e deroghe contrattuali ammesse saranno previsti dal decreto legislativo di attuazione della riforma Madia, atteso entro il prossimo febbraio e tassello indispensabile per attuare l'accordo del 30 novembre. Il depotenziamento dell'atto unilaterale come rimedio all'ostruzionismo dei sindacati nelle negoziazioni dei contratti di secondo livello sicuramente non depone a favore della valorizzazione delle singole amministrazioni come datori di lavoro e va nella direzione di un ritorno al consociativismo sindacale.

Altrettanti dubbi suscitano gli impegni a coinvolgere direttamente i sindacati nella regolazione degli strumenti per fissare gli obiettivi e i criteri di produttività, ambiti, questi, propri del datore di lavoro e, dunque, da considerare elementi dell'organizzazione del lavoro, come tale, unilaterale e non negoziale. Ma, anche qui sarà da capire quali spazi effettivi si daranno ai sindacati: se relativi al controllo dell'effettiva applicazione dei criteri di valutazione della produttività, la cosa sarebbe positiva. Tuttavia, anche in questo caso non mancano segnali preoccupanti, come l'accento sulla valutazione della produttività legata al tasso di presenza, come se fosse la presenza in servizio elemento da incentivare e non la prestazione minima da pretendere, già remunerata con lo stipendio.

In ogni caso, è da salutare positivamente l'intento di considerare ai fini della valutazione della produttività gli obiettivi finalizzati a migliorare i servizi rivolti ai cittadini e non, dunque, aventi utilità solo "interne" agli uffici. C'è, però, da aggiungere che simili intenti sono stati enunciati praticamente da tutte le riforme "epocali" del lavoro pubblico degli ultimi 25 anni, senza mai avere troppa fortuna.

Il superamento della "spesa improduttiva" e la riduzione "delle forme flessibili" del lavoro, poi, altro non appaiono se non formule general generiche, in astratto sempre condivisibili, ma carenti di elementi concreti: non risulta esistente, infatti, nei bilanci pubblici il capitolo "spesa improduttiva", mentre non è possibile immaginare che proprio il lavoro pubblico, soggetto a profonde e necessarie modifiche, possa del tutto fare a meno di elementi di flessibilità del rapporto di lavoro.

Infine, è da auspicare che l'attuazione dell'accordo, con l'accentuazione del potere negoziale dei contratti, si accompagni a una riduzione o, comunque, simmetrica rimodulazione dei poteri di controllo e sanzione della Corte dei conti e dei servizi ispettivi del Mef, che nei 15 anni precedenti hanno considerato regolarmente illeciti tutti i contratti decentrati (da qui i vari decreti "salva Roma", per esempio). Immaginare maggior libertà di manovra contrattuale, esponendo però gli enti a valutazioni di merito "a babbo morto" dopo anni da parte di altri soggetti, significa esporre le amministrazioni a rischi costanti di danno erariale. 

Forse, vista l'assoluta inefficacia dei sistemi di controllo interno, sarebbe il caso allora di trasformare i servizi ispettivi del Mef in organi di controllo preventivo sui contratti, o chiedere alle sezioni della Corte dei conti di approvare in via preventiva le ipotesi di contratto decentrato, parallelamente a quanto fanno le Sezioni Riunite per i contratti collettivi nazionali di lavoro, così da evitare di aprire un vaso di Pandora incontrollabile.

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COMMENTI
02/12/2016 - ma guarda un po' (Michele Ballarini)

Ma guarda un po'. Si avvicina la data del referendum, e spunta il rinnovo del contratto di lavoro degli statali, con aumento invero miserello, se rapportato al costo della vita e dal tempo in cui il contratto era scaduto (e comunque col passaggio all'euro il valore degli stipendi si è dimezzato; SIAMO POVERI). E ancora, già rinnovato l'accordo per il contratto dei metalmeccanici. Che succede? Governo e Confindustria corrono appaiati? Si direbbe di sì. Mentre oltre 22 miliardi sono destinati ai militari (inutili: bombarderemo la Svizzera? Per questo basterebbero le guardie forestali della Calabria), per le pensioni nulla! I giovani arrancano tra stage pagati 3 euro l'ora (mia figlia neolaureata), e a volte gratuiti, oppure lavori precari e sottopagati. Anzi, pagati dallo Stato, vista la decontribuzione e gli incentivi per gli stage. Già: il partito di D'Alema, Bersani & C. governa con l'appoggio degli industriali, di Verdini bancarottiere, dei bocconiani ultraliberisti, del FMI (tramite Padoan: Nannicini sta a Padoan come la Fornero stava a Monti)e di chi, poi? Al referendum NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO !!!!!! Per sempre NO!