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Lavoro

RIFORMA PENSIONI NOVITÀ 2016/ Lavoratori precoci arrabbiati per i 20 miliardi alle banche (ultime notizie live e news, oggi 20 dicembre)

Riforma pensioni 2016 news: il punto di Pedretti (SPI-CGIL) su Governo, Referendum Jobs Act e Pensioni. I pensionati dimostrano di avere molta solidarietà. Tutte le novità

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Delusi dalla riforma delle pensioni, i lavoratori precoci ora non possono fare a meno di notare che con un Consiglio dei ministri lampo il Governo si è detto pronto a mettere sul piatto fino a 20 miliardi di euro qualora fosse necessario un decreto per mettere in sicurezza il sistema bancario italiano. Tutto questo quando l’esecutivo a guida Renzi, non certo tanto diverso da quello Gentiloni, vista la composizione di quest’ultimo, ha a lungo parlato di mancanza di risorse per varare interventi previdenziali importanti come la Quota 41 aperta a tutti. Dunque c’è una certa rabbia per chi dopo anni di lavoro, iniziato in età giovane, si ritrova a non poter lasciare la propria attività o peggio a non accedere alla pensione anche se disoccupato, magari solo perché non soddisfa i requisiti posti dall’ultima Legge di bilancio. E c’è chi assicura che non si dimenticherà di tutto questo nelle prossime occasioni in cui sarà chiamato a votare.

La riforma delle pensioni da portare avanti, l’attività del Governo appena nato, il referendum proposto dalla Cgil sul Jobs Act sono i temi principali che Ivan Pedretti intende trattare in una diretta video su Facebook. Il Segretario generale dello Spi-Cgil, con un post sul proprio profilo del social network, dà appuntamento per domani alle 10:30 con queste parole: “Pensioni, governo, referendum Cgil. L'anno che si sta per aprire sarà davvero pieno di appuntamenti importanti. Vi aspetto domani alle ore 10.30 qui su Facebook per una diretta video. Vorrei fare il punto con voi sulle cose che abbiamo fatto finora e raccontarvi quelle su cui il nostro Sindacato sarà impegnato nei prossimi mesi. Se avete delle domande fatele. Cercherò di rispondere a tutti”. Di certo non mancheranno richieste di informazioni sul fronte previdenziale, se non altro perché lo Spi è il sindacato dei pensionati. Il Comitato Opzione donna Social non è certo chiuso per feste. La riforma delle pensioni targata Fornero ha indubbiamente penalizzato le donne più degli uomini e la commissione Lavoro della Camera ha svolto un accurato riguardo in merito, come ricorda Orietta Armilliato, amministratrice del Comitato, in un post su Facebook in cui si rivolge ad Anna Giacobbe, deputata del Partito Democratico: «Anna Giacobbe: Lavoriamo insieme! La Commissione Lavoro della Camera ha descritto con precisione, e con argomenti solidi, le conseguenze delle norme pensionistiche sulla vita delle donne, le più penalizzate dalla "legge Monti-Fornero", anche con una poderosa "indagine conoscitiva”. Nel programma del PD per governare l'Italia, cambiare quelle norme deve essere un punto fermo. @TNannicini Grazie On.Giacobbe, lo abbiamo fatto, lo facciamo e lo faremo,#proviamocinsieme e insieme, a forza di piccoli ma significativi passi, riusciremo a dare una nuova dignità alla previdenza femminile”. In tante italiane sperano che questo “lavoro di squadra” porti a risultati importanti.

Spulciando qua e là le notizie riguardanti la riforma delle pensioni, non si può non rimanere colpiti da due “ritratti” di pensionati. Attraverso i dati Istat diffusi settimana scorsa, infatti, emerge chiaramente che avere un pensionato in famiglia può aumentare la qualità della vita grazie ai suoi introiti mensili sicuri. Inoltre, attraverso le cronache di Roma, scopriamo che ci sono pensionati molto attivi, come nel caso della VII Lega dello Spi-Cgil, ancora pronti alla lotta sociale e ad aiutare i propri coetanei con le pratiche burocratiche in modo totalmente volontario. Insomma, sembra esserci molta solidarietà tra i pensionati italiani, pronti ad  aiutare sia i propri familiari che degli estranei che hanno bisogno di aiuto per far valere i propri diritti.Vincenzo De Luca non attraversa un momento facile, visto l’avviso di garanzia che gli è arrivato nei giorni scorsi. E a quanto riportano alcuni organi di stampa, tra cui Il Giornale, il Governatore della Campania rischia di finire sotto accusa per il fatto che in Consiglio regionale il Partito democratico ha deciso di presentare una proposta per reintrodurre il vitalizio ai consiglieri, abolito dalla giunta di Stefano Caldoro dopo la riforma delle pensioni targata Fornero. “I consiglieri regionali dell'attuale legislatura otterranno una pensione di 2.500 euro versando di tasca propria poco meno di 700 euro. Tutto in virtù dell'articolo 5 della correzione alla legge di stabilità che prevede di adeguare il sistema previdenziale consiliare a quello contributivo della Camera dei deputati e non più a quello dell'Inps, come invece avrebbe dovuto essere”, si legge in un articolo sulla versione online del quotidiano milanese. L’iniziativa non arriva quindi direttamente dalla Giunta di De Luca, ma non manca appunto chi l’associo all’ex Sindaco di Salerno.

Uno dei nodi cruciali della riforma pensioni è rappresentato dalla cosiddetta Quota 41. Chi vi rientra? Il sito Forexinfo.it ha fornito tutte le informazioni utili in merito alla nuova misura relativa alla pensione anticipata dei lavoratori precoci, ovvero di coloro che hanno iniziato a lavorare in età molto giovane. Rientrano nella suddetta categoria dei lavoratori precoci coloro che hanno lavorato per almeno 12 mesi consecutivi prima del compimento dei 19 anni di età. La Quota 41, tuttavia, non riguarderà tutte le categorie di lavoratori precoci ma solo alcune. A differenza delle altre misure confermate dalla riforma pensioni, la Quota 41 riguarderà solo determinate categorie di lavoratori disagiati, tra cui, ad esempio, gli addetti ai lavori usuranti. Cambiano anche i termini inizialmente fissati: la pensione anticipata sarà disposta non più a partire da gennaio ma solo a partire dal prossimo maggio.

La riforma delle pensioni contenuta nella Legge di stabilità porta a una novità per i professionisti iscritti alla Gestione separata dell’Inps. Il Sole 24 Ore ricorda infatti che sembra essere stato scongiurato l’aumento dell’aliquota contributiva al 33% nel 2018. Dall’anno prossimo, infatti, si attesterà al 25%, con uno 0,72% aggiuntivo per quel che riguarda maternità, assegni famigliari e malattia. Secondo le stime del Governo, questa aliquota permettere di avere un tasso di sostituzione, cioè il rapporto tra ultima retribuzione e prima pensione, pari al 75-80%, in linea con quanto previsto per i lavoratori dipendenti. Questo è sicuramente un dato importante, perché versare meno contributi potrebbe portare alla spiacevole situazione di trovarsi un giorno in pensione con un assegno di importo basso. 

L’accesso all’Ape, misura principe della riforma delle pensioni, potrebbe essere a rischio per chi è nato nel 1955. Lo spiega pensionioggi.it ricordando che l’Anticipo pensionistico può essere utilizzato (quando si sono versati almeno 20 anni di contributi) fino a 3 anni e 7 mesi prima del normale decorso dei requisiti anagrafici pensionistici. Dato però che questi potrebbero aumentare in virtù del meccanismo che li collega all’aspettativa di vita, qualcuno potrebbe vedere inevitabilmente slittare la possibilità di entrare in quiescenza. Dato che “in linea generale il progetto Ape si rivolge alle coorti dei nati tra il 1951 e il 1955, ma la data di accesso alla strumento potrebbe slittare a causa della speranza di vita”, è naturale che a trovarsi nei “pasticci” potrebbero essere i più giovani in questo “range”, ovvero i nati nel 1955. Potrebbe quindi ripetersi una vicenda simile, seppur dagli effetti minori,  a quella che si è già vista per la classe 1952 al momento del varo della Legge Fornero.

La riforma delle pensioni resta uno dei temi scottanti del nostro Paese. Mentre vengono snocciolate le ultime novità in materia, con qualche comprensibile incertezza dopo il recente cambio di governo, emergono alcune interessanti stime Istat relative ad uno studio condotto nel 2015 e che bene evidenziano l'attuale status dei nostri pensionati. Come riporta il sito Leggioggi.it, secondo l’analisi Istat un pensionato in famiglia migliorerebbe la qualità di vita, riducendo notevolmente il rischio povertà rispetto alle famiglie che non vedono all'interno del proprio nucleo la presenza di un pensionato (la stima è del 16,5% contro il 22,5%). E' emerso tuttavia anche un dato relativo all'aspetto contrario della vicenda, ovvero che nelle famiglie nelle quali è presente un adulto disoccupato (o più di uno) e che si mantiene con il reddito del pensionato, producono agli stessi una bassa qualità di vita. Questo avviene perché molto spesso gli stessi nuclei familiari possono godere di un importante supporto nella gestione delle spese grazie agli assegni pensionistici di genitori o parenti che condividono il medesimo tetto.

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