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Lavoro

PIL E LAVORO/ I "bonus" da non buttare con il referendum sul Jobs Act

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Nelle regioni più attrezzate nel sostenere i percorsi scuola-lavoro le nuove norme di apprendistato hanno permesso in pochi mesi di inserire migliaia di giovani al lavoro con contratti di apprendistato di primo livello, quando fino a pochi mesi fa tale contratto era praticamente quasi ignorato come occasione di inserimento lavorativo. Le facilitazioni normative ed economiche introdotte possono realmente far emergere il contratto di apprendistato, sia di primo livello come per i livelli superiori, come il contratto di inserimento per il lavoro giovanile. Un ruolo determinante lo potranno svolgere le regioni facilitando la nascita di soggetti capaci di gestire percorsi formativi flessibili e servizi di inserimento lavorativo. Sono questi nuovi soggetti che possono realizzare in tempi brevi un nuovo sistema di formazione professionale adeguato alle esigenze delle imprese e recuperando professionalità con un adeguato arricchimento del capitale umano nazionale. Sarà così possibile disboscare la selva di falsi tirocini e stages che vengono usati oggi per l'inserimento al lavoro dei giovani e che mascherano situazioni di sottosalario creando frustrazione e sfruttamento.

Altrettanta importanza dà la scelta di prevedere nella Legge di bilancio il proseguimento del sostegno ai contratti aziendali e territoriali finalizzati all'incremento della produttività. Come per il capitale umano, anche per la produttività il nostro Paese ha perso, nel periodo di crisi, molti punti rispetto ai paesi concorrenti. Rivedere i sistemi di contrattazione e sostenere investimenti e riorganizzazioni finalizzate al recupero produttivo sono misure essenziali per tutti i settori economici, in particolare per quelli aperti alla concorrenza internazionale. Le misure previste nella Legge di bilancio rilanciano il sostegno ai contratti finalizzati a incrementi di produttività misurabili. Gli aumenti di reddito derivanti da tali contratti saranno tassati al 10% come prima, ma la norma ha elevato fino a 80.000 euro annui il reddito di chi può beneficiarne e ha alzato a 4.000 euro annui il tetto del premio erogabile. Rimane inoltre azzerata la tassazione qualora il premio reddituale sia pagato in servizi di welfare aziendale invece che monetarizzato. Si è previsto che tale modalità possa essere prevista anche da contrattazione nazionale e non solo da intese aziendali. Tale estensione è stata importante nel favorire la chiusura unitaria del contratto dei metalmeccanici e apre una nuova via anche per altre categorie industriali.

Produttività e capitale umano vengono quindi confermati come punti su cui la Legge di bilancio insiste per rilanciare i settori produttivi italiani e dare un sostegno con un arricchimento della formazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro. Subito dopo l'approvazione della legge e con l'insediamento del nuovo governo è però ripresa la polemica sugli effetti del Jobs Act. L'arrivo di un possibile referendum abrogativo proposto dalla Cgil rischia di riaprire una discussione che farebbe tornare il dibattito sul lavoro alla contrapposizione fra tutelati e non tutelati.

I cambiamenti avvenuti e soprattutto quelli attesi dall'impatto delle nuove tecnologie non permettono però tale arretramento. Richiedono invece una capacità di leggere nei punti più avanzati dell'industria che già oggi vi sono, quali tendenze emergeranno. Dare più tutele a tutti sarà possibile solo se anche diritti e tutele saranno un portato delle persone, sempre più coinvolte in una vita di lavori e non solo per un lavoro a vita.

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