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PIL E LAVORO/ I "bonus" da non buttare con il referendum sul Jobs Act

La Legge di bilancio che è stata approvata prima della fine effettiva del Governo Renzi, dice MASSIMO FERLINI, contengono novità importanti per il mondo del lavoro

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La crisi di governo venuta in seguito al voto referendario ha portato con sé un rapido voto blindato sulla Legge di bilancio. Era indispensabile per non ingolfare l'amministrazione pubblica e dare certezza delle risorse. Il senso di responsabilità istituzionale ha così portato a un voto senza ulteriori discussioni. La procedura imposta ha lasciato in ombra i contenuti della Legge di bilancio, ma vale la pena riprenderne alcuni che segnano una continuità nelle politiche per l'occupazione.

L'impianto generale vede ancora un impegno, limitato dai vincoli posti dai parametri europei, per una ripresa degli investimenti (fra cui gli indispensabili interventi per le zone terremotate) a sostegno della crescita della domanda e per la ripresa della produzione industriale. Solo dalla crescita generale dell'economia con tassi superiori a quelli degli ultimi anni potrà delinearsi una crescita stabile dell'occupazione. I segnali di una ripresa, anche se limitati, sono però già valutabili. Gli ultimi rilevamenti dell'andamento del mercato del lavoro indicano che, seppur lentamente, la crescita del tasso di occupazione si va stabilizzando. Il numero di persone inattive tende a crescere e la disoccupazione, ancora troppo alta, rimane stabile e in leggero decremento. Il governo Renzi, attraverso il Jobs Act e i suoi provvedimenti attuativi, ha contribuito a riscrivere completamente le regole del mercato del lavoro e ha avviato un nuovo sistema di servizi al lavoro.

Nonostante continue campagne di disinformazione tese a usare casi estremi di contenziosi su licenziamenti individuali, o distorcendo i dati sull'uso dei voucher per il lavoro accessorio dipinti come il nuovo inferno della precarietà, il lavoro di qualità è cresciuto in modo stabile. I contratti a tempo determinato o indeterminato sono cresciuti e caratterizzano sempre meglio la separazione fra lavoro autonomo e subordinato.

Nell'ambito delle norme della nuova Legge di bilancio sono state previste misure per continuare nel sostegno di queste tendenze del mercato del lavoro. Vi era attesa per verificare se gli incentivi alle assunzioni sarebbero stati rinnovati e così è stato, anche se non più in modo generalizzato. Fra gennaio 2015 e il settembre 2016 ben 1,4 milioni di assunzioni (due terzi delle quali a tempo indeterminato) hanno goduto di defiscalizzazione. Con le nuove norme gli interventi saranno mirati all'assunzione di giovani impegnati in programmi di alternanza scuola-lavoro e di disoccupati da più di 6 mesi residenti nelle regioni del Mezzogiorno (per questi ultimi saranno utilizzate risorse del Fondo sociale europeo).

La scelta di concentrare le risorse su due target di lavoratori che hanno maggiori difficoltà di inserimento permetterà di valutarne l'efficacia assieme all'analisi che si potrà dare dei nuovi servizi al lavoro. Gli incentivi all'assunzione sono infatti scarsamente efficaci se lasciati solo all'autoregolazione del mercato. Sono invece importanti se diventano strumenti per supportare percorsi di inserimento o reinserimento lavorativo accompagnati da servizi di formazione e di ricerca di occupazione gestiti da Agenzie per il lavoro.

Le misure previste per i giovani aiutano infatti un'importante ed efficace sperimentazione di alternanza scuola-lavoro che, grazie al sostegno dato ai nuovi contratti di apprendistato, ha consentito di avviare in modo significativo esperienze di lavoro e formazione con il sistema duale.