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DA ALITALIA A MPS/ Le carte di Gentiloni per evitare il "rischio lavoro" nel 2017

Paolo Gentiloni (LaPresse) Paolo Gentiloni (LaPresse)

Dall'industria al terziario e servizi? Se Atene piange Sparta non ride. Anzi, fiumi di lacrime si stanno riversando su settori che una volta era proverbialmente al riparo da ogni crisi e che invece oggi sembrano attraversare l'occhio del ciclone. Prendiamo i grandi gruppi bancari. Caso "Monte dei Paschi": l'immissione di liquidità significa solo aver evitato un caso Lehman Brothers in salsa toscana. Ma sullo sfondo si staglia il pericolo di ristrutturazioni pesanti, di tagli al personale e chiusura di filiali. Non che negli altri Istituti di credito si parli di assunzioni massicce: certo qualcosa si muove, ma a fronte di 1.200 tagli si fanno 200 assunzioni, spalmate su diversi anni e con contratti misti: i nuovi assunti, infatti, si vedono proporre part-time verticali per tre giorni alla settimana, e per gli altri due contratti come promotori finanziari.

I manager bancari parlano di almeno 100mila posti di lavoro di troppo: esagerazioni, probabilmente. Ma certo se vi è un settore che non sarà al riparo da interventi massicci di ristrutturazioni aziendali, in questo 2017 che pur non si vorrebbe troppo "leopardiano", sarà quello delle banche.

Né meglio va l'informazione. Cosa succederà a Mediaset, l'amata-odiata creatura berlusconiana, di volta in volta giudicata bieco strumento di potere del "Trump di Segrate" o eccellenza del Made in Italy? A dicembre, la francese Vivendi ha dato la scalata al gruppo del Biscione, arrivando dal 3% a un passo dal 30% del capitale e, quindi, a un soffio dall'obbligo di Opa. L'obiettivo dichiarato del gruppo francese è quello di giungere a un accordo per creare un polo europeo anti-Netflix, ma il punto di vista della famiglia Berlusconi è ben diverso, e ancora restano da definire e valutare le ricadute di questa battaglia sul piano del personale. Di sicuro l'immissione di liquidità in Borsa rischia di sottrarre denaro a investimenti e produzione.

Verso la Borsa filano anche i Frecciarossa: le Ferrovie dello Stato, forti dei risultati record del 2016 con utili a 800 milioni e ricavi sopra i 9 miliardi, hanno deciso che entro il 2017 quoteranno le Frecce, gli intercity e i servizi a lunga percorrenza di Trenitalia. Per i treni locali, i pendolari, i regionali e tutto il resto del mondo più che la Borsa si prospetta paziente attesa di un treno nelle tante stazioni da ristrutturare, o amabili e interminabili colloqui con i vicini sul panorama che si gode mentre si aspetta che il treno riprenda la sua "corsa" dopo la consueta sosta fuoriprogramma nel mezzo delle amene campagne italiche. Il tutto a fronte di richieste, per ora solo sussurrate, di ulteriori esuberi.

E poi oltre a queste grandi vertenze al Mise, il ministero dello Sviluppo economico, sono aperti ben 145 tavoli tra azienda e sindacati per partite industriali o finanziarie minori ma non minime. Bastano allora questi annunci di disgrazie attese a farci dire che il 2017 sarà un anno di crisi? No, intanto perché per ognuno dei dossier di cui sopra, non lo si dimentichi, ci sono ancora margini di soluzione. Poi perché, come sempre, accanto a un albero che cade o che scricchiola, c'è una foresta che cresce, lenta, silenziosa, ma decisa a farsi spazio.

Se poi Madre Natura, nel caso di specie il nostrano Governo Gentiloni, decide di prendere in mano qualche dossier, di intervenire per tagliare il costo del lavoro, facilitare il credito, sostenere il commercio estero, diminuire le tasse sulle imprese, beh allora la foresta di cui sopra potrebbe davvero crescere a ritmi tali da coprire il rumore degli alberi che crollano con il silenzio delle piante di germogliano.

Buon anno a tutti gli arbusti.

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